Il tricolore dell’Anpi sulla vetta inviolata

Sventola su una vetta inviolata  del Pakistan il fazzoletto dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia. La vetta, a 6.050 metri di quota, è il Thalo Zom. Il 29 agosto una squadra di alpinisti, italiani, catalani e pakistani, è riuscita infatti nell’impresa di scalare questa piramide di roccia e ghiaccio a cavallo tra lo Swat e il Chitral. Come viene riferito nel sito http://www.patriaindipendente.it/, tre successivi campi di alta quota sono stati posti dalla cordata lungo il versante sud-est della montagna. Andrea Bollati, Massimo Marconi e il catalano Jordi Gassiot hanno così potuto posare per la rituale foto di vetta con il tricolore vessillo dei partigiani. Del team che ha realizzato la scalata hanno fatto parte anche tre allievi pakistani di un corso di alpinismo ecocompatibile organizzato da Mountain Wilderness International.

Una veduta del Thalo Zom. In apertura la foto di vetta con Andrea Bollati, Massimo Marconi e il catalano Jordi Gassiot.

2 thoughts on “Il tricolore dell’Anpi sulla vetta inviolata

  • 20/11/2019 at 11:05
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    Mi sembra veramente una cattiva idea quella di abbinare al tricolore il simbolo dell’ANPI. Le montagne uniscono non devono contribuire a rinfocolare momenti controversi e dolorosi.

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    • 20/11/2019 at 14:30
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      Mannucci il suo commento è quanto mai inopportuno. La bandiera dell’ANPI è infatti essa stessa un tricolore, in cui campeggia al centro la sigla dell’associazione e una stella d’oro. Evidentemente chi ha conquistato la vetta ha voluto rendere omaggio al messaggio di unità che questa associazione ancora oggi rappresenta recando alta la memoria del sacrificio dei partigiani che hanno combattuto per liberare il nostro paese dal nefando giogo del nazi-fascismo. Portare questo messaggio su una vetta extra europea è inoltre un segnale di pace e di fratellanza verso quelle popolazioni che ancora oggi sono private della loro libertà. I momenti controversi e dolorosi purtroppo sono luoghi della memoria che troppi concittadini ritengono di non voler affrontare, o peggio di voler revisionare a proprio piacere, secondo un travisato concetto di libertà.

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