“Goodbye glaciers”, attualità del turismo glaciale

Se il disastro di Venezia non rubasse la scena, i ghiacciai delle Alpi vivrebbero di questi tempi una stagione di grande popolarità. Sull’onda del cambiamento climatico, la loro agonia non solo fa notizia ma diventa spettacolo. Si organizzano trekking sulle vestigia di defunti ghiacciai e cerimonie funebri (in Svizzera) con ragazze velate. Ora a Bolzano una mostra fotografica aperta dal 29 novembre al 29 dicembre su questi… morituri eccellenti viene organizzata dall’Ufficio idrografico della Provincia autonoma assieme al team del progetto Interreg Italia-Austria GLISTT e al Comune. Il titolo “Goodbye glaciers” la dice lunga sul tema prescelto. “Stiamo andando verso l’estinzione di una specie?” si chiede nella relazione introduttiva il professor Claudio Smiraglia.

UNA DOMANDA che saranno in molti a porre domenica 17 novembre all’illustre glaciologo nella sede della Società Escursionisti Milanesi dove alle 20.30 Smiraglia presenta, nel quadro di BookCity, tre nuovi volumi del Comitato Glaciologico Italiano (vedere locandina). L’appuntamento è da non mancare per quanti hanno a cuore le sorti dell’ecosistema. Ma perché preoccuparsi tanto dei ghiacciai? Non è forse più grave la situazione del livello del Mediterraneo che si innalza per il riscaldamento globale? Secondo le proiezioni dell’Enea, entro il 2100 migliaia di chilometri quadrati di aree costiere italiane rischiano di essere sommerse. I picchi a Venezia, Napoli e Cagliari.

TUTTI ORMAI SANNO che il cambiamento climatico sta scaldando i mari e sciogliendo i ghiacci. Secondo la Nasa la Groenlandia ha perso 281 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno dal 1993 al 2016, l’Antartide ne ha persi 119. Tra una ventina d’anni, quando saranno kaputt quasi tutti i ghiacciai delle Alpi e altri saranno ridotti a poca neve sulle cime, come avverrà il rifornimento idrico alle campagne delle pianure? In Lombardia si è già dimezzata la superficie di alcuni ghiacciai come lo Spluga, il Codera, il Disgrazia, il Bernina, lo Scalino-Painale, i ghiacciai della valle di Livigno, il Dosdè-Piazzi, l’Ortles Cevedale, quelli dell’Adamello e delle Orobie. Le fotografie pubblicate sulla pagina Facebook del Servizio Glaciologico Lombardo testimoniano la consunzione in atto in quest’epoca che i glaciologi definiscono interglaciale.

UN’ALTRA VERITA’ sta intanto venendo a galla e riguarda l’inquinamento dei ghiacciai. Quello dei Forni in Valtellina contiene tra i 131 e i 162 milioni di particelle di componenti plastici. Si tratta di un tasso equiparabile a quello dei mari europei, conseguenza della presenza umana che mette a rischio l’ecosistema di tutto l’arco alpino. Una presa di coscienza più che mai s’impone dunque anche per quanto riguarda consumi e buone pratiche. Con piacere si apprende che il comprensorio sciistico della Val di Pejo è il primo a livello mondiale a mettere al bando i prodotti di plastica. Nei rifugi sono banditi stoviglie, bicchieri, cannucce monouso, bottiglie di plastica. E’ il primo passo di un progetto in più tappe. Gli amministratori locali hanno deciso di accelerare le misure dopo uno studio dell’università statale e Bicocca di Milano sul ghiacciaio dei Forni.

“LA CRIOSFERA ALPINA, l’insieme cioè del ghiaccio in tutte le sue forme”, spiega ancora il professor Smiraglia, rappresenta non solo un’importante risorsa idrica, turistica e paesaggistica, ma con la sua recente evoluzione è divenuta anche presso il grande pubblico l’indicatore più evidente dei cambiamenti climatici in atto”. Facilmente monitorabili tramite webcam o immagini satellitari, i laghi che sempre più si formano sulla superficie di un ghiacciaio possono creare problemi? Anche a questa domanda offrirà una risposta il professor Smiraglia. Molti a quanto risulta si svuotano in modo naturale ogni anno. Sistemi di allerta vanno però predisposti per avvertire la popolazione in caso di possibili frane e inondazioni. Davvero la montagna sta diventando più pericolosa? Il tema è controverso. In effetti oggi i ghiacciai sono più piccoli e c’è quindi meno ghiaccio: questo dovrebbe, scongiuri, mettere al riparo da catastrofi come quella del 1965 alla diga di Mattmark, in Vallese, in cui morirono 88 persone. (Ser)

Ricercatori all’opera sui ghiacciai della Lombardia. In apertura quattro immagini della mostra “Goodbye glaciers” aperta a Bolzano fino al 29 dicembre 2019.

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