Boschi, quale futuro? Incontro alla Triennale

Passato, presente e futuro dell’ecosistema del bosco: se ne discute mercoledì 20 novembre a Milano con inizio alle ore 16 nel corso del convegno “Il fascino del bosco” presso il Palazzo della Triennale immerso nel suggestivo foliage autunnale del Parco Sempione. L’iniziativa è della Casa dell’Agricoltura (casagricoltura.org) e nasce da una condivisibile considerazione: il bosco è radicato nella nostra cultura e nel nostro modo di vivere la natura. Non è invece diffusa la sua conoscenza. Non è per esempio noto che negli ultimi 80 anni la superficie forestale è aumentata in modo molto consistente, copre circa un terzo del territorio nazionale ed è in continua espansione generando opportunità, ma anche problemi.

Paola Favero

La recente Legge Quadro Nazionale sulla Forestazione potrebbe cambiare lo scenario, ma ha bisogno di un’attenzione politica oggi ancora scarsa. La Lombardia è stata nei secoli sede di significative manifestazioni di cultura forestale. Oggi ci si deve porre l’obietivo di una politica per il bosco compatibile con quella agricola e con le esigenze dei cittadini. Il convegno intende mostrare il valore attuale e le potenzialità future del bosco. In questo modo presentare la possibilità di costruire economie del legno, offrire servizi ecosistemici alla società, contribuire a contrastare i pericoli che derivano dal cambiamento climatico. Sarà così possibile coinvolgere il più vasto pubblico in un’operazione di riscoperta e di attiva partecipazione. Come viene indicato nel programma qui scaricabile, sono nove i relatori con il coordinamento di Claudia Sorlini, presidente della Casa dell’Agricoltura.

Va segnalata la presenza di Paola Favero che alle 17.30 prende la parola sul tema “I boschi fragili raccontano il cambiamento climatico”. Da qualche tempo la Favero, tenente colonnello dei carabinieri forestali e comandante del reparto “Vittorio Veneto”, responsabile della riserva di Somadida, di fronte alle Tre Cime di Lavaredo, autrice di vari libri sulla montagna (tra i più recenti “C’era una volta il bosco”, Hoepli edizioni), lancia l’allarme. “Purtroppo”, spiega, “il disastro naturale che ha colpito la montagna del Nordest non è colpa dell’incuria dei boschi e non sono cadute solo le piante vecchie, malate, o quelle con radici superficiali. Per la prima volta sulle Alpi è stata superata la capacità di resilienza delle foreste. Per secoli i boschi hanno avuto il tempo di adattarsi: ai mutamenti atmosferici e geologici, ai parassiti, perfino alle piogge acide. Quanto accaduto con la tempesta Vaia dimostra invece che la possibilità di resistere è esaurita: i danni sono catastrofici, ma se possibile a preoccupare di più è il futuro”.

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