L’omaggio di Lecco al prete climber

Il Comune di Lecco ha scelto tra i propri cittadini benemeriti per il 2019 don Agostino Butturini, un grande amico della montagna. Vicerettore e professore presso il Collegio Arcivescovile Alessandro Volta di Lecco, dove ha iniziato la sua missione di educatore nel 1964, don Agostino  è parroco di Morterone dal 1984. Appassionato di scalata su roccia, ha fondato nel 1974 il gruppo alpinistico “Condor Lecco” rivolto ai ragazzi, intravvedendo nell’arrampicata un’opportunità di crescita e di reale formazione umana. La benemerenza conferita l’8 dicembre dal Comune è anche un motivo per festeggiare il religioso per i suoi 80 anni. Nel poco tempo libero a disposizione, don Agostino pratica l’arrampicata su roccia con pregevoli risultati (giusto per inquadrare il personaggio come scalatore: Via Steger al Catinaccio, Spigolo Vinci al Cengalo, Via Cassin alla parete Nord della Cima Ovest di Lavaredo, sempre da capo-cordata). E’ una figura particolarmente amata sullo scenario dell’alpinismo lecchese. Ha fatto parte della giuria che per anni ha assegnato il premio letterario “Carlo Mauri”, è stato finalista al prestigioso Premio Meroni assegnato ogni anno a Milano dalla SEM.

L’arrampicata? Don Agostino non ha dubbi: uno strumento di crescita.

Grazie a don Agostino oggi l’arrampicata è quasi una normalità per schiere di bambini che, cresciuti all’ombra del Resegone, si cimentano con pareti di roccia e palestre. Ma nel 1974 pensare a questo poteva essere anche considerato un azzardo, soprattutto per un prete che, secondo consuetudine, i bambini al massimo li poteva portare solo alla gita dell’oratorio.  E’ una stretta di mano possente quella di don Agostino, tipica di chi è abituato a tener salde le prese in roccia. “A spingermi verso la montagna fu il grande spirito di avventura che mi ha sempre accompagnato in tutte le esperienze”, racconta. “Ho iniziato intorno ai 25 anni e non ho mai smesso di scoprire l’emozione in ogni singolo metro che salivo per la prima volta. Non mi sono mai interessate le vie in sé, ma la storia e l’avventura che scaturiscono da quelle esperienze. Il fascino enorme di percorrere anche solo dieci metri di una parete sulla quale nessun uomo è mai passato prima: è questa la forza che mi ha sempre attratto verso le pareti. La forza dell’avventura. Ho iniziato con le vie in Grignetta. Il fascino incredibile di guglie e picchi dai quali si domina il panorama della città. L’Angelina è stata un battesimo entusiasmante con una ‘doppia’ all’antica. Da allora non ho più smesso”.

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