La lunga notte dei premi Meroni

Salgono a 42, tra i quali 11 donne, gli amici della montagna premiati nelle 12 edizioni dell’annuale Premio Marcello Meroni. In base a una statistica non ufficiale, dovrebbero poi risultare 93 i “benemeriti delle altezze” che in tutti questi anni vi hanno partecipato, sia quelli saliti sul palco come vincitori sia quelli selezionati come finalisti. Una “famosa invasione”, per prendere spunto dalla celebre favola di Dino Buzzati sugli orsi invasori della Sicilia, si è registrata in questo recente venerdì 22 novembre 2019 a Milano, con l’affollarsi di tanti amici della montagna nell’Aula Magna dell’Università Statale di via Festa del Perdono dove si è svolta l’animata cerimonia della premiazione. E’ stata, va ribadito, una simpatica invasione, una festosa e spontanea adunata. Con abbracci e scambi di saluti e auguri per le prossime festività. “Da anni il Premio Marcello Meroni è un appuntamento imperdibile”, è il commento in FB dei Sassbaloss, il gruppo alpinistico che nel 2016 si aggiudicò la prestigiosa targa. “Si torna a casa”, si legge nei social, “arricchiti di valori positivi e da esempi dai quali lasciarsi piacevolmente influenzare quotidianamente”. L’evento insomma prende sempre più piede e a interessarsene sono ora le strutture dell’ateneo, il Comitato Scientifico del CAI, il CAI stesso e, forse, qualche giornale meno distratto di altri.

La dodicesima edizione del Premio Marcello Meroni vantava un bel gruppo di candidati. Con un’unica lacuna: la scarsità di concorrenti femminili. Nella foto l’attrice Soledad Nicolazzi di Carrara, vincitrice per la categoria ambiente, posa con tre rappresentanti del Soccorso alpino di Lecco e con Laura Posani, medico e alpinista (alla sua sinistra), esponente del comitato organizzatore e vice presidente della Società Escursionisti Milanesi.

SOTTO IL DILUVIO. Evidentemente lo spettacolo della consegna di questi riconoscimenti messi in palio dalla Società Escursionisti Milanesi attira sempre più gente (l’ingresso è gratuito) e si merita perfino un disagevole viaggio sotto il diluvio, come si è visto in questo inclemente venerdì d’autunno. Nessuno dei finalisti convenuti a Milano da varie regioni sapeva, mettendosi in macchina o in treno, chi sarebbe stato incoronato tra i 24 candidati che nel 2019 si sono prodigati, con discrezione e dedizione, per la difesa e la promozione della montagna nei campi dell’ambiente, della cultura, dell’alpinismo, della scienza, della solidarietà, delle scuole di ogni ordine e grado e degli istituti universitari.

IL GEMELLAGGIO CON PINZOLO. E’ dunque una fama che di anno in anno dilaga questa del Premio Marcello Meroni. Ne è un esempio il gemellaggio con l’ormai storica Targa d’argento della Solidarietà alpina che a Pinzolo, nel Trentino, si assegna da 49 anni sotto la guida dell’intrepido cavalier Angiolino Binelli. I milanesi premiarono nel 2018 Angiolino anche per i suoi trascorsi come soccorritore. Sabato 21 settembre sono stati gli organizzatori meneghini a recarsi a Pinzolo per presenziare alla cerimonia con cui si è premiato un angelo delle Ande, il rinomato “padre Topio” Antonio Zavattarelli. Poteva forse mancare in Aula Magna, questo venerdì 22 novembre, l’applauso della delegazione di Pinzolo guidata dalla gentile Fabrizia Caola?

Selfie con Matteo Will Bertolotti dei Sass Baloss (a destra) e il grande kazako Denis Urubko, premio speciale della giuria.

SPIRITO DI CORDATA. Come avviene per i celebri e concomitanti Piolets d’or assegnati tra i monti della Valle d’Aosta e di Chamonix, anche a Milano si celebra grazie ai Premi Meroni un particolare spirito di cordata, condivisione e solidarietà. E’ un’occasione questa per incontrarsi fraternamente, qualsiasi sia l’anagrafe e la generazione a cui si appartiene. Il meccanismo dell’iniziativa (nella giuria figura, tra istruttori del CAI e uomini di cultura, il grande alpinista Alessandro Gogna) funziona ormai alla perfezione come è prassi alla SEM, questa vivacissima sezione milanese del Club Alpino Italiano. E l’avvenire si presenta roseo: già si pensa ad alcune importanti e segretissime innovazioni, con probabili iniziative collaterali, che si prospettano per la prossima edizione, la tredicesima.

Nicla Diomede

CANDIDATURE ECCELLENTI. Se si misura quanto debordante spazio si dedica sui giornali all’inutile vocabolario della politica, ci si rende conto di quale sia l’importanza del portare alla luce con semplicità, quasi in stile alpino, la realtà delle cose, i fatti, i gesti concreti che si riflettono nelle biografie dei candidati al premio. Qualche esempio? Con orgoglio e soddisfazione Nicla Diomede, coordinatrice del Comitato organizzatore del Premio e componente del consiglio direttivo della Sem, segnala tra i candidati della dodicesima edizione persone e iniziative esemplari. Luisa Aggio di Somma Lombardo (Varese), diventata rifugista per un’improvvisa illuminazione in età non più verde, va a braccetto sul palco dell’università con Daniela Azario, l’insegnante di Biella che è riuscita a coinvolgere i suoi ragazzi in un progetto significativamente intitolato “Amare la montagna”. Dal Friuli arriva Alfio Anziutti detto Timilin considerato un custode della memoria delle Dolomiti friulane, da Lovere (Bergamo) proviene il naturalista Aldo Avogadri, animatore culturale della piccola comunità in cui vive. Con piacere si rivede, con il caratteristico berretto degli amici hunza, il vicentino Tarcisio Bellò impegnato nel sostegno al Progetto Cristina Castagna, sfuggito quest’anno a un gravissimo incidente in Hindu Kush costato la vita a un compagno di spedizione. E ancora. Marcello Dondeynaz è l’anima del Gruppo di lavoro “Ripartire dalle Cime Bianche” formato da valligiani, proprietari, villeggianti e “amici” valdostani per la tutela dell’alta Val d’Ayas; Franco Polastro è candidato per l’impegno ventennale in Val Germanasca (Piemonte) nell’attività di montagnaterapia; milanesi sono Paolo Molena, insegnante che a partire dagli anni 80 sino al suo recente pensionamento si è impegnato nella realizzazione del progetto “La montagna è la mia compagna di banco”, e Luca Visentini scrittore ed editore di pregiati libri di montagna.

Tutti da premiare, facile a dirsi… Non manca la gentile Nicla che ha condotto la serata con Luca Calzolari di rivolgere un ringraziamento per avere partecipato alla selezione anche a Ezio Cassina della Val Masino che ha lasciato bellissimi ricordi della sua accoglienza al rifugio Cesare Ponti al Disgrazia di cui è stato a lungo custode; a Elena Ferreri che si occupa di ridare vita a borghi abbandonati di Castelmagno; ad Alessandro Filippini, giornalista milanese, che cura con impegno e professionalità ”Alpinisti e montagne”, documentatissimo blog della Gazzetta dello Sport; ad Andrea Grava di Clusone (BG) che si occupa di didattica con i bambini e, nel tempo libero, della valorizzazione del territorio camuno; agli organizzatori degli Itinerari della Biodiversità, un progetto della Sezione CAI di Pavullo nel Frignano; al camuno Ivan Moscardi Istruttore Nazionale di Alpinismo del CAI fino all’ultimo in pole position tra i candidati alpinisti; a Giancarlo Sardini e Marina Loda, marito e moglie, impegnati da anni nel promuovere il lavoro delle guide Don Bosco en los Andes in Perù; ad Andrea Savonitto, guida alpina e gestore di rifugi, per tutti il Gigante, che continua a sviluppare itinerari di arrampicata e reti escursionistiche su montagne dimenticate della Lombardia.

I RAGAZZI DI BIELLA. L’elenco completo dei finalisti e le motivazioni dei vincitori si possono trovare anche nel sito del PMM curato da Andrea Panagia. Ma è comunque il caso di ribadire come fra i partecipanti alla premiazione di venerdì 22 novembre spiccasse il gruppo di ragazzi della scuola di Biella dedicata a Quintino Sella che nell’Aula Magna hanno dato vita a una divertente scenetta a uso dei fotografi: è stato quando Simon Messner, vincitore di una delle targhe, ha posato con loro indossando la stessa t-shirt “sociale” con impresso un segnavia bianco e rosso. E’ stato, questo semplice sketch, una vampata di giovanile entusiasmo che ha divertito la platea facendo sorridere anche il veterano bergamasco Mario Curnis, alto e solenne con la sua barba bianca e fluente. E Curnis, che conquistò l’Everest alla non più tenera età di settant’anni, ne ha approfittato per rivolgere a tutti, alpinisti compresi, paterni inviti alla prudenza: quanto mai opportuni di questi tempi.

Più di mezzo secolo separa Simon Messner (29 anni) e il veterano Mario Curnis (80), gloria dell’alpinismo orobico. In apertura Simon, terzo da sinistra inginocchiato, posa nell’Aula Magna con gli allievi della scuola biellese dedicata a Quintino Sella.

I VETERANI. In una platea generosa di applausi spiccavano a Milano i capelli bianchi di Laura e Giorgio Aliprandi, i coniugi milanesi (entrambi medici) diventati delle celebrità internazionali grazie agli studi sulla cartografia storica delle Alpi. I loro nomi sono scolpiti a chiare lettere nell’albo d’oro dei “Meroni”. Un altro veterano, il professor Claudio Smiraglia, glaciologo di fama mondiale, è stato chiamato sul palco a premiare la collega Guglelmina Diolaiuti, sua allieva in passato nell’ateneo di via Festa del Perdono. Il presidente generale del CAI Vincenzo Torti, immancabile ogni anno a questa cerimonia così come il past presidente Roberto De Martin, era accompagnato dalla vice Lorella Franceschini. Mountain Wilderness era rappresentato da Gabriella Suzanne Vanzan, delegata per la Lombardia e vice presidente di MW International, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico con i suoi 7 mila tecnici dal presidente Maurizio Dellantonio, l’ospitante Società Escursionisti Milanesi dal presidente Roberto Crespi e dalla vice Laura Posani.

FIGLIO D’ARTE. Il sorridente e discreto Simon Messner, figlio di tanto padre, svettava dall’alto dei suoi quasi due metri di statura. Lo seguiva come un’ombra il gentile e minuto Luca Calvi che ha provveduto a presentare al comitato la candidatura di Simon e, per sovrapprezzo, quella del grande kazako Denis Urubko sostenuto anche dal “candidante” Gege Agazzi, insigne medico di montagna. Soledad Nicolazzi, attrice e regista di Carrara, ha regalato alla platea alcuni brani del suo appassionante monologo “Marbleland” sui problemi che sempre più si vengono a creare nelle Apuane con una devastante escavazione del marmo.

EN PLEIN DEI SOCCORRITORI. La Stazione del Soccorso Alpino di Lecco ha infine fatto l’en plein ricevendo anche il premio del pubblico. E non è mancata qualche innocente bacchettata dei soccorritori agli alpinisti milanesi, a quanto pare piuttosto propensi a mettersi nei guai in ogni stagione e con qualsiasi tempo. La sfilata dei premiati si era aperta, dopo il saluto del Magnifico Rettore Elio Franzini, con la Società Italiana di Medicina di Montagna che ha di recente celebrato il ventennale. All’accademico del CAI Giuliano Bressan, accompagnato dalla moglie e compagna di cordata Anna, è stato poi riservato un particolare tifo orchestrato da Giuliano Stenghel (premio Meroni nel 2017) in rappresentanza dell’Associazione Serenella in cui anche il mite Bressan si prodiga per fornire aiuto ai bambini del Terzo Mondo.

Il presidente della SEM Roberto Crespi (a sinistra) si congratula con Luca Calvi per l’importante contributo offerto alla riuscita della dodicesima edizione.

INDIMENTICABILE MARCELLO. Giocava in casa la geologa Guglielmina Diolaiuti del dipartimento “Scienze della Terra” di via Festa del Perdono vincitrice della targa per l’impegno nello studio e nel monitoraggio del moribondo ghiacciaio dei Forni. Della scuola “Quintino Sella” di Biella e del suo impegno con i ragazzi si è detto. Ma occorre ancora precisare che per dare vita a questa indimenticabile festa c’è voluto una volta di più il silenzioso, oscuro lavoro del comitato organizzatore con Nicla (la coordinatrice), Laura, Dolores, Lorenzo, Franco, Claudio, Andrea: affiatati volontari della grande famiglia “semina” e della prestigiosa Scuola di alpinismo “Silvio Saglio” di cui fece parte in veste di istruttore il grande e amatissimo Marcello Meroni uscito di scena ancora in giovane età per una grave malattia. (Ser)

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