Nuovo rifugio Sat, un progetto discusso

Pioggia di critiche si accompagnano da tempo in Trentino al progetto del nuovo rifugio Tonini della Sat distrutto tre anni fa da un incendio. La pagina della Società Alpinisti Tridentini che pubblicò il rendering del progetto è stata non a caso sommersa di commenti negativi, da quelli pacati ad alcuni chiaramente più velenosi tipo “sembra la sede dei Vigili del Fuoco”, “un capannone industriale”, “spero sia uno scherzo”, “ma chi è il progettista, un alieno?”. Insomma, nemmeno una parola positiva per lo sventurato rifugio che sorge sull’altipiano di Piné. Esistono peraltro anche criticità riscontrate dalla Provincia nel progetto e richieste di un “disegno più moderno”. “Sembra una vecchia stalla” sembra che abbia detto l’assessore provinciale al turismo Roberto Failoni esprimendosi sul rendering del rifugio. Come stanno le cose a questo punto lo spiega dal suo punto di vista sul Corriere del Trentino del 21 novembre 2019 Marco Giovanazzi presidente provinciale dell’Ordine degli Architetti.

“Si legge”, scrive Giovanazzi, “che, al progetto presentato, la commissione provinciale per la tutela del paesaggio abbia richiesto integrazioni nella documentazione: nulla di straordinario, semplice routine. Eppure, la sensazione è che la ricostruzione del rifugio faccia discutere. Al di là del caso specifico, da tempo la comunità degli architetti pone il tema dei rifugi alpini; nonostante questi tentativi però, il dibattito sui rifugi non è mai uscito dalla stretta cerchia degli addetti ai lavori, e, come scrisse Alessandro Franceschini, ‘ad oggi, infatti, non riusciamo a staccarci da una configurazione di questi edifici legata alla tradizione rurale, e direttamente derivante dall’autocostruzione che li ha originariamente caratterizzati. I nostri rifugi alpini sono poco più che malghe d’alta quota’”.

“Un diverso approccio”, precisa Giovanazzi, “si è seguito a Bolzano. Nel 2011 la provincia bandiva un concorso di progettazione avente come oggetto la demolizione e successiva ricostruzione di tre storici rifugi, ovvero il rifugio ‘Ponte Di Ghiaccio’ a Selva Dei Molini/Lappago, il rifugio ‘Vittorio Veneto al Sasso Nero’ a San Giovanni/ Comune di valle Aurina e il rifugio ‘Pio XI’ a Curon Venosta. Al concorso venne dedicato un numero monografico di Turris Babel, ottobre 2012, con un articolo-manifesto di Alberto Winterle, ‘Sfide in alta quota’. Interessante è leggere la prefazione di quel numero di Luis Durnwalder e Florian Mussner: ‘I rifugi alpini devono essere tutti uguali? Devono essere in legno, costruiti ed arredati come da tradizione? E ancora: gli interventi innovativi devono fermarsi alla soglia della vegetazione arborea?’”.

“A tutte queste domande”, conclude l’architetto, “la giunta provinciale ha espresso un chiaro no. Parole per allora dirompenti. A conclusione dell’iter, i primi due rifugi della provincia di Bolzano sono già stati realizzati con forme innovative, ecosostenibili; hanno ricevuto molteplici riconoscimenti internazionali e sono meta dei turisti di mezza Europa. Ecco proprio i turisti hanno premiato il coraggio degli architetti e degli amministratori altoatesini. Immediatamente dopo l’incendio che distrusse il rifugio Tonini, gli architetti ritennero a loro volta che la sua ricostruzione fosse l’occasione per applicare anche in Trentino analogo paradigma: non fummo ascoltati ed oggi è palpabile la sensazione dell’ennesima occasione mancata”.

2 thoughts on “Nuovo rifugio Sat, un progetto discusso

  • 28/11/2019 at 19:47
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    Innovazione tecnica,risparmio energetico,ecosostenibilità ,anche un design innovativo,mainarmonia con l’ambiente e possibilmente con chiari rimandi alla tradizione :queste sono proposte su cui discutere e magari condivisibili,ma quello di cui parliamo ,il nuovo Tonini,così come proposto fa proprio schifo.
    Ad oggi non ho incontrato una sola persona che lo apprezzi.
    In zona una proposta più decorosa è stata quella del nuovo bivacco in Vigolana.

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    • 03/12/2019 at 15:14
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      Che è dello stesso progettista: Riccardo Giacomelli

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