Toni Gobbi. In mostra una leggenda dello sci alpinismo

Dall’8 dicembre al 3 maggio 2020 il Museo Duca degli Abruzzi ospita a Courmayeur la mostra “Toni Gobbi da avvocato a guida alpina” con il patrocinio della Società delle Guide Alpine di Courmayeur. Curata da Gioachino Gobbi, figlio di Toni, l’esposizione coincide con il cinquantenario della morte avvenuta il 18 marzo 1970, quando il celebre alpinista venne investito da una valanga nelle Dolomiti durante una discesa in sci dal Sasso Piatto. Diventare Guida Alpina a Courmayeur fu il sogno della sua vita. Nacque a Pavia, uno dei luoghi più piatti d’Italia, il 18 giugno del 1914. Si laureò in Legge a Padova e cominciò a lavorare presso lo studio di avvocati del padre a Vicenza. In questo curriculum tratto dalla rete i momenti salienti della sua vita tutta dedicata alla montagna

Da avvocato a guida alpina. Toni Gobbi si avviò da studente all’alpinismo dolomitico e allo sci nel vivaio della Giovane Montagna, sezione di Vicenza, della quale poi fu anche presidente. Gli eventi bellici lo portarono dal 1939 al 1943 alla Scuola Militare Alpina di Aosta come ufficiale istruttore di alpinismo. L’8 settembre del 1943 rimase a Courmayeur complici gli occhi innamorati della bionda Romilda Bertholier. Divenne portatore nel 1943 e guida alpina nel 1946, maestro di sci nel 1948 e lo stesso anno Istruttore Nazionale di Alpinismo. Ebbe due figli, Gioachino nel 1945 e Barbara nel 1949. Nel 1948 aprì a Courmayeur un negozio di articoli sportivi per alpinisti e sciatori e l’unica libreria italiana dedicata alla letteratura di montagna, la Libreria delle Alpi. Il suo amore per “le belle lettere” lo portò a un importante impegno come giornalista e nel 1950 vinse il Premio Saint Vincent di Giornalismo.

Toni Gobbi (1914-1970) incontra Walter Bonatti (1930-2011). Nel 1957 i due alpinisti realizzarono un’impresa straordinaria: la prima salita del Grand Pilier d’Angle al Monte Bianco.

Le perle dell’attività alpinistica furono le tre salite invernali alla cresta sud dell’Aiguille Noire nel 1949, la cresta des Hirondelles alle Grandes Jorasses nel 1948, la via Major sulla parete della Brenva nel 1953,  la prima salita del Grand Pillier d’Angle al Monte Bianco con Walter Bonatti nel 1957. Fu chiamato anche a partecipare a importanti spedizioni extra europee: nel 1957 quale membro dirigente nella Spedizione Italiana alle Ande Patagoniche salì in prima assoluta, con Bich e Pellissier, il Paine Principal. Nel 1958 fu vicecapo spedizione della seconda Spedizione Nazionale del CAI al Gasherbrum IV in Karakorum insieme con Maraini, Cassin, Bonatti e Mauri.

Ebbe importanti riconoscimenti internazionali e fu accolto da molti sodalizi alpinistici. Dal 1948 fu membro del Groupe de Haute Montagne, noto come GHM, francese. Dal 1965 membro dell’Alpine Club.  Fu Presidente del Comitato Valdostano Guide dal 1957 al 1966, poi Presidente Nazionale del Consorzio nazionale Guide e Portatori del CAI. Infine vicepresidente dell’UIAGM. Riuscì a ottenere che il CAI istituisse la qualifica di Guida-Sciatore, sicuro che con lo scialpinismo si potesse allungare la stagione della guida alpina, lavorando anche novanta giorni di seguito, e si potesse prolungare la capacità lavorativa di guida fino ad un’età più avanzata. Fu il primo a immaginare una collaborazione collettiva a livello europeo e poi mondiale fra le Guide, impegno che gli richiese 15 anni di lavoro e che fu coronata con la nascita dell’UIAGM in occasione del centenario della prima salita al Cervino nel 1965.

Il grande amore della maturità fu lo sci-alpinismo di alta montagna. Forse non fu l’unico inventore dello scialpinismo in Italia ma fu certamente l’inventore dello scialpinismo professionistico, codificatore di itinerari e di programmi ancora sconosciuti, artefice della sua diffusione ad un vasto numero di appassionati. I numeri parlano meglio di tante parole: tra il 1951 e il 1970 realizzò 106 settimane di scialpinismo ossia 742 giornate con 570 clienti. La maggioranza di questi clienti ripeté la partecipazione molte volte. Fatti i conti sono circa settecentomila metri di dislivello in salita e in discesa in sci fuori da ogni pista battuta, qualcosa come ottomila chilometri!

Nel 1967 la Fratelli Fabbri Editori pubblicò “L’enciclopedia dello sciatore” in cinque volumi, a Toni Gobbi fu chiesto di occuparsi di tutta la parte relativa allo scialpinismo. I programmi annuali offrivano possibilità su tutte le Alpi ma ad un certo punto divennero però troppo scarsi per le esigenze di tutti gli “affezionati”. E ancora una volta ecco una nuova invenzione: le spedizioni di sci alpinismo extraeuropee là dove nessuno aveva pensato di portare i clienti con gli sci. Nel 1966 la spedizione ebbe come meta il Caucaso, del 1967 è la prima spedizione in Groenlandia, del 1969 la seconda spedizione scialpinistica in Groenlandia. Il 1970, l’anno della sua morte, avrebbe dovuto essere l’anno della spedizione al Demavand, 5671 metri, la montagna più alta del Medio Oriente. Con Gobbi durante la discesa dal Sasso Piatto morirono nella gravissima sciagura tre suoi clienti come si può desumere da Wikipedia.

“Gobbi è stato un precursore, era avanti anni luce e la verità è che oggi non c’è nessuno bravo come lui”, afferma Lorenzino Cosson guida storica della società delle Guide di Courmayeur e stretto collaboratore di Toni durante le settimane di sci-alpinismo La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 9.30 alle 12 e dalle 16 alle 18. Per maggiori info: guidealpinecourmayeur@gmail.com – direzione.guidecourmayeur@gmail.com

Toni con la moglie valdostana Romilda Bertholier.

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