Grandi nevicate, c’è speranza per i ghiacciai?

Tutti ormai sanno che il cambiamento climatico sta scaldando i mari e fondendo i ghiacci. Secondo la Nasa la Groenlandia ha perso 281 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno dal 1993 al 2016, l’Antartide ne ha persi 119. Tra una ventina d’anni saranno kaputt quasi tutti i ghiacciai delle Alpi e altri saranno ridotti a poca neve. Sulle cime In Lombardia si è già dimezzata la superficie di ghiacciai come lo Spluga, il Codera, il Disgrazia, il Bernina, lo Scalino-Painale, i ghiacciai della valle di Livigno, il Dosdè-Piazzi, l’Ortles Cevedale, quelli dell’Adamello e delle Orobie. C’è speranza che le copiose nevicate di fine autunno possano rallentare il fenomeno della fusione? Pura illusione. Lo ha confermato a Bolzano il 30 novembre 2019 il professor Claudio Smiraglia, glaciologo illustre e già professore ordinario alla Statale di Milano, nella conferenza inaugurale della mostra fotografica “Goodbye Glaciers” (visitabile alla Galleria civica di piazza Domenicani).

“Le nevicate, seppur abbondanti, da sole non risolvono il problema”, spiega Smiraglia. “Basti pensare al caso del ghiacciaio Calderone sul Gran Sasso, ormai pressoché scomparso e dove negli anni ’70 si svolgevano ancora gare di sci. Lì cadono anche fino a dieci metri di neve in inverno, eppure lo scioglimento non si è arrestato”. La citata mostra itinerante, che resterà aperta fino a gennaio a Bolzano, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica verso il fenomeno della progressiva scomparsa dei ghiacciai, direttamente collegato alla questione dell’inquinamento ambientale.

In molti, secondo Smiraglia, che sull’argomento era intervenuto in novembre anche nella sede della Società Escursionisti Milanesi nell’ambito delle iniziative legate a BookCity, non si rendono conto dell’importanza dei ghiacciai, che fino a cinquecento anni fa erano descritti e rappresentati come dei mostri che ostacolavano la vita delle persone. Oggi preoccupa invece la loro riduzione e scomparsa e si celebrano pittoreschi funerali con ragazze velate, si pongono targhe dove al posto del ghiaccio affiorano mesti detriti. E si teme che anche le pianure possano restare a secco con drammatiche conseguenze per l’agricoltura. La domanda, che molti si pongono e pongono al professor Smiraglia, è se si può fare qualcosa per arrestare questa emorragia di ghiaccio.

“Abbiamo messo in atto sui ghiacciai italiani degli accorgimenti, palliativi più che altro, come i teli riflettenti che permettono una buona conservazione”, spiega il professore. “In Svizzera, invece, stiamo innevando artificialmente alcuni ghiacciai che, forse, tra cinque anni torneranno a espandersi. Abbiamo bisogno di conoscenza perché nulla è certo, neanche che lo scioglimento sia imputabile all’inquinamento e al modo in cui l’uomo sfrutta l’ambiente, anche se tutti gli studi vanno in quella direzione”. (Ser)

Il professor Claudio Smiraglia (a sinistra) posa con Laura e Giorgio Aliprandi, esperti di cartografia storica delle Alpi, al termine di una conferenza a Milano. In apertura la Vedretta del Giogo Alto (Hochjochferne) in val Senales: le foto scattate a oltre un secolo di distanza mostrano l’arretramento dei ghiacci.

One thought on “Grandi nevicate, c’è speranza per i ghiacciai?

  • 03/12/2019 at 19:14
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    Penso non via sia alcuna speranza di vedere i ghiacciai tornare a espandersi, nemmeno con le idiozie svizzere che li innevano artificialmente causando ulteriore emissioni di CO2 grazie all’incredibile e indecente utilizzo dell’energia elettrica.
    Riguardo le nevicate proprio oggi a Passo San Pellegrino, quota 2000 metri, ho effettuato un profilo stratigrafico della neve.
    Altezza 115 cm Gli ultimi 40 cm. verso il suolo, a dicembre, presentavano la temperatura della neve a zero gradi. Tutto detto per chi vuol comprendere. La temperatura in superficie della neve era -6,7°C.

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