Pericoli in aumento, prudenza in calo

E’ di due esperti sciatori deceduti il bilancio della valanga caduta alla fine di novembre sul Monte Bianco, nella zona di Punta Helbronner, a 3000 metri di quota circa. A questo genere di notizie siamo da tempo abituati, complice il diffondersi del fuoripista, del free riding, delle ciaspole e di altre attività sportive connesse con il volubile manto nevoso. Nuove ecatombi sono in vista, come avviene in ogni stagione? C’è purtroppo il pericolo che nell’inverno 2019-2020 possa aumentare la frequenza degli incidenti. Salgono infatti le temperature e cresce la densità della neve: due condizioni che messe insieme si traducono in pericolo altissimo di valanghe, anche molto impattanti, con tutti gli inconvenienti che ne conseguono.

E’ quanto emerso durante le ”Giornate Geotecniche” organizzate a Bolzano, mercoledì 27 e giovedì 28 ottobre 2019, dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia Autonoma di Bolzano, in collaborazione con l’Associazione Geotecnica Italiana. Le grandi nevicate di fine novembre e le impressionanti valanghe (come quella in Val Martello, ma altre se ne sono verificate), provocate da enormi distacchi, non inducono all’ottimismo.

Ma perché stupirsi se a defungere sotto una valanga sono sciatori considerati esperti, e benché considerati tali? Nel 1970 fu il grandissimo Toni Gobbi,di cui si celebra il cinquantennale della morte con una mostra a Courmayeur, a perdere la vita sotto una slavina insieme con tre clienti che, in veste di guida alpina, accompagnava su un pendio. Una fine inaspettata per un professionista come Toni su cui ancora oggi si vorrebbe stendere un pietoso velo.

Colpa dell’ingrato destino, effetto estremo e inevitabile della rischiosità insita in sport estremi? Questa è sembrata l’opinione domenica 1° dicembre di uno smarrito Hervé Barmasse, ospite su Raitre della trasmissione “Kilimangiaro” dove sul luttuoso incidente veniva incalzato dalle domande della conduttrice Camila Radzovic consapevole di toccare un nervo scoperto. Sarebbe utile e doveroso invece indicare come concause anche l’eccesso di confidenza (overconfindence) che porta quelli “bravi” a superare i limiti imposti dalle circostanze, e la sempre più diffusa attitudine al “risk taking”, cioè ad assumere comportamenti rischiosi. Con l’aggravante, magari, del go-pro fissato sul casco per condividere con altri le proprie sfide estreme: un incentivo in più a osare. Come ribadisce Manolo in un suo premiatissimo libro, gli alpinisti non sono immortali anche se talvolta si convincono di esserlo. (Ser)

Per saperne di più: https://www.ildolomiti.it/ambiente/2019/temperature-piu-alte-e-aumento-densita-della-neve-gli-ingegneri-ci-saranno-sempre-piu-valanghe-da-slittamento-servono-opere-ad-hoc

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