Agonia dello sci. Dal ministero stop a nuovi impianti

La lenta ma inesorabile agonia dell’industria dello sci sulle Alpi Italiane dovuta ai cambiamenti climatici fa da sottofondo in questi giorni al conflitto da tempo in corso pro e contro il collegamento sciistico tra il Comelico e la Val Pusteria. A scendere in campo è stato l’11 dicembre 2019 il Ministero dei Beni Artistici e Culturali (Mibact) con una lettera inviata ai comuni di Auronzo di Cadore, Danta di Cadore, Santo Stefano e San Pietro di Cadore e Comelico Superiore. Nella lettera si dichiara “di notevole interesse pubblico” l’area alpina che comprende il Comelico e la Val d’Ansiei e si nega l’OK agli impianti sciistici. Un macigno dunque sullo sviluppo delle aree interessate al collegamento e sugli investimenti in una zona definita ad alto rischio di spopolamento. La battaglia dura da oltre otto anni. Il collegamento è quello, sciistico, fra il Comelico, nel Bellunese, e la Val Pusteria, Alto Adige. Un progetto che vale 38,5 milioni, 26 dei quali già stanziati con una legge sui Comuni del confini, gli altri garantiti da un investimento privato.

L’INTERVENTO DI CONFINDUSTRIA. Mentre il governatore del Veneto Luca Zaia annuncia opposizione al no del ministero, dura è la presa di posizione della presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Lorraine Berton, all’annuncio da parte del Ministero della firma dei vincoli sui territori del Comelico e di Auronzo di Cadore. “Una firma”, ha fatto presente Berton, “che denota una totale incapacità di ascolto dei territori e delle loro esigenze”. Mountain Wilderness ribadisce tuttavia che completare il collegamento per poi scendere con una pista in Valgrande a Padola significherebbe sfregiare ogni valore di Dolomiti UNESCO patrimonio naturale dell’umanità. Il progetto infatti, qualora realizzato, andrebbe a insistere su due aree protette, la ZPS IT 3230089 Dolomiti del Cadore e il SIC IT 3230078 del gruppo del Popera. Nelle riflessioni ambientaliste si è tenuta inoltre presente la quota di arrivo della pista, 1200 metri a Padola, la necessità di un enorme bacino di accumulo delle acque per l’innevamento artificiale e la presenza di impianti falliti già negli anni ‘90.

IL RISCHIO DI SPOPOLAMENTO. In realtà la spada di Damocle dello spopolamento non dipende dalle prospettive di nuovi impianti, ma è il retaggio della politica dei decenni precedenti con le energie concentrate sull’attività dell’occhialeria entrata in crisi lasciando a casa migliaia di lavoratori. Ora, mentre a favore del collegamento gli impiantisti annunciano un ricorso al Tar, numerose associazioni ambientaliste, durante un incontro a Roma al Ministero dei Beni Culturali, hanno espresso vive preoccupazioni per l’interpretazione strumentale data in loco al provvedimento ministeriale, “con conseguente diffusione di affermazioni tendenziose e inesatte, tese solo a destare ingiustificate preoccupazioni”.

UN COMUNICATO DEGLI AMBIENTALISTI. “I rappresentanti di alcune delle maggiori associazioni ambientaliste italiane (Mountain Wilderness Italia, Italia Nostra, WWF, LIPU, Federazione Pro Natura, CIPRA Italia )”, si legge in un comunicato diffuso il 12 dicembre, “il giorno11.12.2019 hanno incontrato il D.G. Arch. Dott. Federica Galloni della Direzione Generale Arte, Architettura contemporanea e Periferie urbane del Ministero per i Beni e le Attività culturali, per manifestare la soddisfazione del mondo ambientalista riguardo alla fermezza con cui il Ministero ha riconosciuto con proprio provvedimento quegli elementi morfologici, naturalistici, ambientali, antropici e culturali che conferiscono all’area alpina compresa tra il Comelico e la Val d’Ansiei, in provincia di Belluno, uno spiccato carattere d’identità ben conservata, di notevole interesse pubblico”.

CAMPAGNA DI DISINFORMAZIONE. “Le associazioni hanno condiviso con il Direttore Generale”, si legge ancora nel comunicato, “la preoccupazione per la campagna di disinformazione scatenata allo scopo di contestare tale provvedimento; una campagna che ha portato fraintendimenti e infondati allarmismi nei cittadini e nei loro rappresentanti istituzionali. In realtà il provvedimento, emanato in armonia con la Convenzione Europea del Paesaggio, non penalizza le attività economiche già presenti sul territorio, ma regolamenta quegli interventi che altrimenti potrebbero incidere negativamente sull’integrità di aree ad elevato pregio paesaggistico e naturalistico, suggerendo implicitamente quei percorsi virtuosi che potrebbero esaltare il pregio dei beni protetti con ricadute positive anche sul versante economico. Le associazioni sostengono fortemente le determinazioni ministeriali, anche in considerazione della dubbia sostenibilità economica delle infrastrutture turistiche prospettate, come ad esempio il collegamento sciistico con la val Pusteria (BZ)”.

LA TUTELA DEL BENE COMUNE. Dopo avere riaffermato che la presunzione che ciascuna comunità locale possa disporre in maniera arbitraria della proprietà e della destinazione del suo territorio è palesemente in contrasto con la Costituzione italiana, che invece tutela il valore del bene comune soprattutto se di rilevante interesse pubblico, il documento delle associazioni ambientaliste ribadisce che l’intervento ordinatore dello Stato in casi come questo è un atto dovuto.

L’INERZIA DELLA FONDAZIONE DOLOMITI UNESCO. Durante l’incontro a Roma è stata anche segnalata l’inerzia della Fondazione Dolomiti Monumento del Mondo (UNESCO) che dovrebbe scoraggiare iniziative contrarie ai valori su cui si fonda l’ambito riconoscimento. A conclusione le Associazioni hanno assicurato al Ministero il loro appoggio e si sono dichiarate disponibili a organizzare in tempi brevi un sereno e costruttivo confronto con la Regione Veneto, la Provincia di Bolzano, i portatori di interessi e i Comuni coinvolti territorialmente nel progetto, “per ristabilire la verità su una narrazione politica che ha distorto e mascherato i reali contorni del provvedimento”. (Ser)

L’intervento del Guardian sull’agonia dello sci sulle Alpi italiane. In apertura una veduta del Comelico.

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