Transumanza, quei sentieri da salvare

La transumanza è diventa patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. La notizia circola da qualche giorno. Ne hanno autorevolmente parlato sulla Stampa Carlin Pietrini e sul Messaggero Stefano Ardito. Insomma, maggiori risultano i riscontri sulla stampa, almeno finora, di quanti non ne abbia avuto la concomitante promozione dell’alpinismo a patrimonio dell’umanità. Ma c’è poco da fare: i pastori, specie in tempo di presepi, non possono che risultare più popolari dei cosiddetti “conquistatori dell’inutile”. “I pastori transumanti”, sottolinea il dossier di candidatura presentato all’Unesco dall’Italia insieme con Grecia e Austria, “hanno una conoscenza approfondita dell’ambiente, dell’equilibrio ecologico tra uomo e natura e dei cambiamenti climatici: si tratta infatti di uno dei metodi di allevamento più sostenibili ed efficienti”. E poi, via, i pastori ne sanno dell’ambiente naturale sicuramente più degli alpinisti. E sulla loro utilità non esistono dubbi.

“Il riconoscimento della transumanza come patrimonio culturale immateriale dell’umanità”, spiega Carlin Petrini, quello di Slow Food, “è molto importante per la salvaguardia dei ‘tratturi’, ossia le vie d’erba che segnavano – e segnano ancora – i tracciati della transumanza stessa. In Italia la realtà storica più consistente di questa pratica si trova nelle regioni centro-meridionali, dall’Abruzzo fino alle pianure pugliesi, passando per il Molise. Il più famoso è il ‘tratturo Magno’, che partiva dalla città dell’Aquila e scendeva giù verso Foggia attraversando Vasto e altri comuni limitrofi. Si tratta di vie molto antiche, che hanno resistito al trascorrere del tempo”.

Ma perché si è sentita l’esigenza di proteggere questi sentieri e con loro la transumanza? Perché da anni molte di queste vie non vengono più tutelate, poco alla volta l’agricoltura e l’industria stanno occupando i loro spazi. Chi si occupa di salvare i sentieri della transumanza? Sull’argomento non saranno certo presi alla sprovvista i dirigenti del Cai, più che mai impegnati nella riscoperta e rilancio del Sentiero Italia anche nel cuore dell’Appennino. Probabilmente sono in molti a sperare in una concreta azione – sulla scia del riconoscimento Unesco – della storica associazione che tanto si prende cura della sentieristica in Italia. (Ser)

 

One thought on “Transumanza, quei sentieri da salvare

  • 16/12/2019 at 11:54
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    Speriamo che il CAI sensibilizzi i soci e i presidenti delle sezioni dove esistono i tratturi della Transumanza. Io spesso descrivo questi tratturi abbandonati in Abruzzo. Ne parlo anche sul prossimo articolo. Il problema è che ci vogliono i soldi! Chi li versa?

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