Maledetta overconfidence

L’overconfidence miete vittime tra gli sciatori esperti. Era stato di due esperti il bilancio dei morti per la valanga caduta alla fine di novembre sul Monte Bianco, nella zona di Punta Helbronner, a 3000 metri di quota circa. Un altro sciatore sicuramente professionale ed esperto ha lasciato la vita sotto una valanga nel week end del 14 e 15 dicembre. E un altro alpinista noto per le sue imprese sulle montagne del mondo nello stesso week end si è salvato per il rotto della cuffia dalla morte bianca. Sarebbe utile e doveroso ancora una volta indicare come concause degli incidenti l’eccesso di confidenza (overconfidence) che porta quelli “bravi” a superare i limiti imposti dalle circostanze, e la sempre più diffusa attitudine al “risk taking”, cioè ad assumere comportamenti rischiosi. Ma quanti lo fanno? E chi siamo noi di mountcity.it per farlo? La colpa è forse sempre e solo del destino avverso, lo stesso destino che nello stesso week end sulle strade ha provocato undici morti?

Riassumendo, tre valanghe il 14 e 15 dicembre hanno fatto tre vittime nel giro di poche ore. Ad Alagna, in alta Valsesia, in provincia di Vercelli un giovane snowborder è stato travolto da una slavina poco sotto il passo della Civera. Il ragazzo, sepolto dalla neve, è stato recuperato dopo più di un’ora di ricerche. È morto poco dopo in ospedale. Sull’Alpe di Siusi in Trentino, nei pressi della stazione a monte dell’impianto Goldknopf-Bahn, un’altra valanga non ha lasciato scampo a una donna, una altoatesina di 62 anni, che stava facendo una passeggiata con le ciaspole. Travolta dalla neve, è finita in un crepaccio. Inutili i soccorsi. Infine un soccorritore del Soccorso alpino della guardia di finanza di Cervinia, fuori servizio, è stato travolto da una valanga in Valle d’Aosta, a Valtournenche, nella località di Cheneil, sulla Punta Fontana Fredda, a quota 2.200 metri.

Il salvataggio di Fulvio Giovannini, definito alpinista esperto e poliedrico.

Eppure all’inizio del weekend, il pericolo valanghe sull’arco alpino era segnalato soprattutto in Valle d’Aosta. Imputata era la neve arrivata precocemente e che non ha aderito e poi quella più recente accumulata dal vento. L’unico a salvarsi tra i sepolti in questo maledetto week end va precisato che è stato in val d’Ultimo un esperto scialpinista trentino. Vale la pena di citarne il nome, Fulvio Giovannini. Pur rimasto sotto la neve 50 minuti dopo essere stato travolto da una valanga di grandi dimensioni (fronte di oltre 50 metri e lunga circa 600 metri), Giovannini è stato trovato vivo e sdraiato. La curva di sopravvivenza in questi casi non offre speranze: quando si è travolti da una valanga, se si è soccorsi entro i primi 18 minuti si ha il 90% di probabilità di sopravvivere; oltre questo tempo la percentuale si abbassa drasticamente fino al 25% dopo 45′.

Ma Giovannini può dirsi miracolato. Era disteso sotto la neve, quasi parallelo al terreno, senza alcuna frattura. Lo racconta uno dei soccorritori che, arrivato con l’elicottero, lo ha estratto dalla neve operando assieme al suo meraviglioso cane border collie. “C’era un vento fortissimo e i piloti sono stati bravissimi”, racconta il soccorritore. “Il forte vento aveva causato cumuli di neve e potrebbe aver così contribuito al distacco della valanga”. Gli uomini del Bergrettung e l’unità cinofila hanno quasi subito individuato Giovannini. “Abbiamo notato”, raccontano, “uno sci che affiorava dalla neve: proprio da quel punto arrivava anche il segnale dell’Artva. Così abbiamo iniziato a scavare trovando immediatamente lo scialpinista. Era cosciente. Lo strato di neve era ridotto ad appena 10 centimetri, e questo consentiva il passaggio dell’aria: per questo si è salvato, nonostante sia rimasto in quella posizione molto a lungo”.

Giovannini viene indicato dai giornali locali come un alpinista esperto e poliedrico. In gioventù si è dedicato al volo in parapendio, ma è noto soprattutto per i suoi viaggi avventurosi. Ha all’attivo la salita del Kilimangiaro e del Monte Kenya, le montagne più alte dell’Africa, il Monte Elbrus, più alta cima della Russia, mentre nelle Alpi ha conquistato un’ottantina di “quattromila” (quasi tutti). L’ultima impresa è dello scorso inverno quando, assieme al compagno d’avventura Maurizio Belli, ha portato a termine la traversata Alaska Ski Walking Winter Expedition: 55 giorni a piedi, 1.100 km percorsi trainando una slitta. (Ser)

La notizia del salvataggio di Giovannini nella prima pagina del Corriere del Trentino. In apertura la valanga che in Val d’Aosta ha travolto un soccorritore del Soccorso alpino della Guardia di Finanza.

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