Novant’anni della “Comici”. Alpinismo in festa a Trieste

In copertina, un omino contorto di Keith Haring che si specchia nell’armonioso balzo di Emilio Comici dal Pilone della Cascata, in Val Rosandra, a pochissimi chilometri da Trieste. All’interno, in quasi 200 pagine, un’ampia raccolta di documenti e immagini, parecchie inedite, che ripercorrono i novant’anni di storia della prima scuola alpinistica italiana, quella creata appunto dall’uomo che “arrampicava come avesse le ali di un angelo”, e a lui intitolata dopo la sua tragica scomparsa in Val Lunga. Si tratta di un numero di “Alpi Giulie”, rivista della Società Alpina della Giulie, ma nei fatti, per la cura e la ricchezza, si tratta di un libro, frutto dello splendido lavoro di ricerca archivistica di Flavio Ghio, che con Giorgio Gregorio (per tre lustri direttore della scuola “Comici”), ha firmato i film “Fachiri, echi Verticali – Una storia su Enzo Cozzolino” e “Domandando di Dougan”.

Emilio Comici, al centro, impartisce una lezione teorica. In apertura, il primo gruppo di istruttori nazionali: da sinistra Benedetti, Stefenelli, Comici, Brisi, Prato, Opiglia.

 

L’inizio è datato 1929, come testimoniano alcuni verbali e articoli a stampa: il punto di ritrovo per i neofiti e i “maestri” è il vecchio mulino allo sbocco del fantastico canyon carsico che Rudatis, invitato nel 1931 a tenere una conferenza, avrebbe definito molto più ricco di possibilità dei più rinomati Klettergarten d’oltralpe.

Gli istruttori sono divisi per gradi di difficoltà, e il 6° spetta, naturalmente a Comici, direttore per la parte tecnica, assieme ad alcuni dei suoi più fidi compagni di cordata, come Giulio Benedetti e Giordano Bruno Fabian, quest’ultimo responsabile della teoria. Recita un annuncio di “Alpi Giulie”: “Ognuno che vorrebbe arrampicare sotto una guida esperta, la quale dia sicurezza e dimostri stile e tecnica, basta si annunci alla segreteria della Società Alpina delle Giulie, e si rechi quindi alla domenica, munito di pedule, al rifugio di Val Rosandra” (il “Premuda”, più basso rifugio d’Italia con i suoi 82 metri, subito sorto sull’onda della Scuola). “Vi troverà, tra gli istruttori, quello che fa al caso suo, a seconda della propria abilità”.

Il riconoscimento ufficiale da parte del CAI, quale “Scuola nazionale di arrampicata” arriva invece appena nel 1933, anno in cui, come si apprende da un verbale “si decide di richiamare all’ordine il signor Pacifico (non socio) che senza autorizzazione fa uso di corda e altri materiali e fa l’istruttore (abusivamente)”. Nel secondo dopoguerra, però, Berto Pacifico sarà a lungo un prezioso e amatissimo direttore della scuola.

Trieste, “città di mare che guarda alla montagna”, secondo la felice definizione di Spiro Dalla Porta Xydias, ha dato all’alpinismo un buon numero di praticanti. Agli oltre 2500 giovani che si sono accostati alla roccia attraverso la scuola “Comici”, si aggiungeranno quelli passati per la “Cozzolino”, il più giovane corso, creato dal CAI. XXX Ottobre.

In chiusura del suo lungo lavoro, Ghio si pone il problema del cambiamento delle prospettive, apertosi con l’“ingegnerizzazione” della scuola.

“Si profila un sistema di stampo quasi scientifico, che talvolta sembra fondarsi sui principi del taylorismo mirante a razionalizzare l’efficienza produttiva attraverso la rigorosa pianificazione di ogni operazione… Il traguardo è contenuto nel percorso, il raggiungerlo è una procedura. La gioia non viene dall’entrare in contatto con un mondo diverso, ma dall’essere riusciti a sostenere un allenamento che altri non hanno avuto né la forza, né la costanza di sostenere”.

E riporta una illuminante circolare datata 31 marzo 1939, quando, in un’epoca di esaltazione della valentìa agonistica e dei risultati, qualcuno (nella fattispecie Michele Rivero, il presidente dle Commissione di vigilanza e coordinamento della scuole di alpinismo), si preoccupava del male che poteva venire dal guardare troppo a “prestazioni assolutamente eccezionali e specializzate, che costituiscono la più vistosa diramazione dell’alpinismo, e non già l’alpinismo”.

Luciano Santin

Comici mostra a un’allieva come si avvolge una corda.

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