Assassino invisibile non solo sull’Appennino

Sono stati quasi 300 i morti sulle nostre montagne nel 2019. Una delle ultime mediatizzate sciagure è del 26 dicembre. E’ avvenuta su un sentiero che conduce alle vette del Gran Sasso. Colpa del ghiaccio, particolarmente insidioso complici il bel tempo (beau fix, dicono i francesi), il vento, il saliscendi del termometro tipico della stagione invernale quando dopo la pioggia la temperatura scende e sui sassi si spande invisibile il cosiddetto vetrato. Questo assassino non può essere sottovalutato: ti può condurre alla perdizione se ci metti un piede sopra. Sono morti così sugli Appennini Ryszard Barone e Andrea Antonucci, 25 e 28 anni, appassionati di montagna, scivolando a quanto si è appreso su un lastrone o sul verglas/vetrato che è ancora peggio. E senza che i due compagni che li precedevano potessero fare niente per salvarli. Erano partiti da poco dal rifugio Franchetti dove avevano dormito. Avrebbero dovuto effettuare la traversata delle tre cime del Corno Grande. I volontari del Soccorso alpino sono stati costretti a recuperare i loro corpi volati giù per 500 metri, rimbalzando orrendamente sulle rocce.

In quest’ultimo scorcio di dicembre è morta in circostanze analoghe al Gran Sasso anche Franca Di Donato, partita in solitaria la mattina di Natale per raggiungere il Corno Grande. È caduta nel Vallone dei Ginepri dopo un salto di 250 metri. Potrebbe anche nel suo caso averla tradita il ghiaccio nascosto sotto lo strato sottile di neve che il vento deposita sulla montagna. Una trappola anche per i più esperti. L’alternativa per chi ci tiene a salvare la pelle è la solita: rinviare la gita a tempi migliori.

Ma è vero, come si legge in un sito che pretende di saperla lunga, che il ghiaccio sottile è un’insidia peculiare del solo Appennino? La XIX Delegazione Lariana del CNSAS Lombardo (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico) fu messa a dura prova quando sui monti della Lombardia il 17 dicembre del 2000, sempre per via di quella pioggia trasformatasi in ghiaccio sottile, in una glassa compatta, si registrò una paurosa serie di incidenti mortali. C’erano condizioni ambientali molto simili a quelle di questi giorni sull’Appennino. Poca neve e molto ghiaccio. Quella domenica per tutta la giornata dall’ospedale Sant’Anna di Como partirono elicotteri e si avvicendarono squadre. Il gelo era ritornato d’improvviso dopo alcuni giorni di  scirocco trasformando i “facili” sentieri delle Prealpi in trappole per i troppi escursionisti con o senza ramponi. L’elenco delle otto vittime stringe il cuore. E’ possibile rileggere la cronaca di quella maledetta domenica in “Soccorsi in montagna” di Roberto e Matteo Serafin, Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti nel 2004. (Ser)

3 thoughts on “Assassino invisibile non solo sull’Appennino

  • 02/01/2020 at 17:55
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    A nulla sono servite le esortazioni del Soccorso alpino e dei gestori dei rifugi. Al Gran Sasso altri due alpinisti hanno rischiato la pelle scivolando i primi dell’anno per il ghiaccio all’attacco del sentiero Ventricini nel Canale del Tesoro Nascosto, al Corno Piccolo, e riportando diversi traumi . “Le condizioni attuali sono pericolose perché durante l’inverno ha nevicato, poi ha fatto scirocco, e quindi caldo, e la neve si è impregnata di umidità”, ha spiegato Luca Mazzoleni, gestore del Rifugio Franchetti, al quotidiano La Repubblica. “Infine, è venuto il freddo ed è una lastra di ghiaccio da fusione, il più duro da incidere sia con la piccozza che con i ramponi. Se ‘parti’ prendi subito velocità e non c’è verso di fermarsi: ti fermi in fondo, su una chiazza di neve fresca che però purtroppo non c’è o contro le rocce, e lì il rischio di morire è altissimo”. Meditate gente…

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  • 01/01/2020 at 08:13
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    quarant’anni fa in montagna,d’inverno si andava quasi solamente con sci e i canali gli scivoli oggi tanto ambiti si facevano verso l’inizio estate.
    E’vero oggi son cambiate le condizioni di quelle salite e parecchie non sono più gestibili.
    Ma quello che vedo oggi è la massa enorme di gente che va in montagna con qualsiasi condizione sia di giorno che di notte (già è stato spiegato come il soccorso notturno metta in pericolo anche i soccorritori),in più ,complici i social, tutti vanno sulle stesse montagna ,basta vedere la processione per il Grignone tanto per citarne una.
    La montagna d’inverno è più insidiosa che d’estate ,per chi non fa scialpinismo ,l’inverno non può essere la stagione per riscoprire tutti quei sentieri di bassa quota (attualmente senza neve e ghiaccio si può arrivare anche ai 1200/1300 metri di quota)dove è ancora possibile scoprire angoli incredibili? Ma oggi è cosi difficile fare il lupo che non la pecora?
    Auguro a tutta la redazione di Mountcity un buon 2020
    grazie

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  • 30/12/2019 at 09:51
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    Poca neve, umidità, temperatura notturna sottozero. Il VETRATO E’ INVISIBILE, se ci mette una scarpa sopra, scivoli, non hai tempo di pensare, sembri ubriaco. Fino a quando questa disavventura accade in un posto dove non ci sono burroni non succede nulla. Ti fermi e ti rialzi. Ma se ti trovi in un ambiente roccioso con rave e precipizi, allora voli! Affrontare escursioni con condizioni proibitive è … da incoscienti? esibizionisti? Eppure queste vittime sembrano che erano tutte esperte. un 78enne ha avuto stessa sorte sul monte Vettore, scivolato sul sentiero ma recuperato malconcio. La Franca di Donato, per correttezza di informazione, era originaria di un bel paese del teramano: ISOLA DEL GRAN SASSO, MA ABITAVA A ROSETO DEGLI ABRUZZI -TE. Andare da sola il giorno di Natale ai Prati di Tivo per raggiungere la VETTA OCCIDENTALE DEL CORNO GRANDE, mah… una idea incomprensibile. Per recuperare queste vittime si è “ABUSATO” GRATUITAMENTE DEL SOCCORSO ALPINO. Volontari che mettono la loro vita in pericolo. E’ spontanea la domanda che mi ripeto da anni… PERCHE’ NON VIENE PAGATO IL RECUPERO DELLE PERSONE AZZARDOSE?

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