Le valanghe spiegate dal climatologo

Uomo avvisato… Alla fine del 2019 è purtroppo sembrata avverarsi una previsione espressa all’inizio della stagione invernale, vale a dire che nell’inverno 2019-2020 possa aumentare la frequenza degli incidenti valanghivi. Il vero problema dovrebbero essere le condizioni climatiche. Salgono infatti le temperature e cresce la densità della neve: due condizioni che messe insieme si traducono in pericolo altissimo di valanghe, anche molto impattanti, con tutti gli inconvenienti che ne conseguono. Questa situazione venne annunciata durante le ”Giornate Geotecniche” organizzate a Bolzano, mercoledì 27 e giovedì 28 ottobre 2019, dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia Autonoma di Bolzano, in collaborazione con l’Associazione Geotecnica Italiana. Le grandi nevicate di fine novembre e le impressionanti slavine provocate da enormi distacchi, non indussero all’ottimismo.

Antonello Pasini

Così due mesi dopo, il 29 dicembre, si è letto su alcuni giornali che quel pessimismo era ampiamente giustificato. Dieci strappati alla vita dalla morte bianca in poche settimane. Tutto chiaro. L’aumento degli influssi caldi fa aumentare il rischio valanghe in montagna perché la neve è meno “stabile”. A sottolinearlo con l’Agenzia Italia è il climatologo del Cnr Antonello Pasini, autore del libro “Effetto serra, effetto guerra. Clima, conflitti, migrazioni: l’Italia in prima linea”.  Il riscaldamento globale, quindi, torna a essere uno dei principali imputati degli eventi valanghivi che mietono vittime. “La temperatura sempre maggiore e la neve molto pesante”, sottolinea Pasini, “fanno sì che l’assestamento di questa neve sia meno stabile. A volte succede che nevichi per un’ondata di freddo e che poi, invece, ci sia un’ondata di caldo, e questo può provocare il fenomeno delle valanghe”.

“A volte eventi climatici di tipo diverso possono impattare”, prosegue Pasini, “e in generale il passaggio da eventi molto freddi a eventi molto caldi favorisce episodi di tipo valanghivo. Ci sono alluvioni nelle valli e nevica 300 metri più su, e tutta quella neve poi diventa pioggia. Aumentano gli influssi caldi in particolare nell’area del Mediterraneo, basta vedere il caldo che abbiamo avuto a Natale”. Come evolverà la situazione nel 2020? Per evitare il peggio non c’è che un consiglio da offrire: fare più cultura del rischio. (Ser)

 

L’allarme sulla Gazzetta dello Sport del 30 dicembre 2019

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