Il laghetto trasformato in discarica

Nel tessere le lodi del Club Alpino Italiano (titolo: “Super Cai”) in uno spot che occupava un’intera pagina, il Corriere della Sera del 2 gennaio 2020 spiegava che “in 50 anni la cultura di come si va in montagna è migliorata e di persone che gettano, per dire, la carta lungo un sentiero praticamente non se ne vedono più”. Sempre sul Corriere il presidente generale Vincenzo Torti si è diplomaticamente limitato a osservare, ben conoscendo la complessità della situazione, che “l’attenzione all’ambiente è aumentata”. Ma con il turismo cafone la battaglia da combattere si profila ancora lunga. Un episodio significativo in proposito? Il laghetto del Cerreto, nell’Appennino reggiano, è stato riempito a Capodanno di rifiuti come se fosse una discarica. Lo segnala in FB Carlo Possa, illuminato presidente del CAI di Reggio, inorridito per l’orrendo spettacolo documentato con una fotografia su un giornale locale.

Sul ghiaccio che ricopre il laghetto i soliti incivili, “come da triste tradizione”, hanno pensato di gettare per disfarsene bottiglie, bicchieri di plastica, carte e quant’altro. Purtroppo non è il solo spettacolo indecoroso che deturpa luoghi incantevoli delle Alpi e degli Appennini dove alcune persone pensano di poter fare quello che vogliono: non soltanto abbandonare rifiuti, ma immergersi d’estate nelle acque di immacolati laghetti alpini con tanto di gonfiabili come se fossero sulla riviera romagnola, lasciare libero il cane che rincorre le pecore e le fa cadere in una scarpata, tirare sassi sul sentiero facendo a gara a chi lancia più lungo e così via.

Uno dei tanti fazzolettini di carta abbandonati sui sentieri alpini. In apertura il lago ghiacciato del Cerreto nell’Appennino Reggiano invaso dai rifiuti di Capodanno (foto da FB).

E che cosa dire dei fazzolettini di carta abbandonati qua e là d’estate sui sentieri più frequentati da chi erroneamente ritiene che la cellulosa di cui si compongono venga subito “riassorbita” dal terreno senza ulteriori danni? D’accordo. Il turismo di massa in montagna creò in passato effetti ben più devastanti, basta considerare i ciclopici interventi negli anni Ottanta di Mountain Wilderness per recuperare ogni genere di rifiuti in Marmolada. Oggi le cose vanno sicuramente meglio anche se i bivacchi alpinistici sono spesso ridotti a immondezzai. E ha ragione Teresio Valsesia, guru dell’escursionismo: fanno meno danni sui sentieri ottanta escursionisti del Cai avvezzi a rispettare l’ambiente che un solo maleducato.

Ma c’è un altro gravissimo inquinamento da risolvere. Che cosa si aspetta infatti a eliminare dalle nostre montagne i relitti di duecento impianti di sci dismessi e tutt’altro che…biocompatibili? I francesi grazie a un’iniziativa di Mountain Wilderness stanno dando il buon esempio e la domenica i volontari la passano a raccattare carrucole e piattelli di skilift arrugginiti. Qualcuno tra i 325 mila soci del Cai si sta organizzando per farlo? Ce ne sarebbe un gran bisogno. E sarebbe una notizia meritevole di un nuovo vistoso spot sul Corriere. (Ser)

2 thoughts on “Il laghetto trasformato in discarica

  • 08/01/2020 at 19:05
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    qualcuno a far multe quando serve non c’è

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  • 05/01/2020 at 17:47
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    TUTTO VERO! le cicche delle sigarette, i fazzolettini, le bottiglie di plastica, la carta delle caramelle, e tanto altro. Chi ha creato lo Spot non è mai andato in montagna. Hai centrato l’obiettivo con i relitti degli impianti da sci dismessi. Funi di acciaio a terra, tralicci, cabine. ABBANDONATI. Con le tante e troppe associazioni ambientaliste, qualcuna si è lamentata?

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