La tessera del Cai

Un nuovo bollino va ad aggiungersi in questo inizio dell’anno nella tessera degli iscritti al Club Alpino Italiano e Matteo Will Bertolotti, istruttore e cultore di memorie alpinistiche, coglie l’occasione per riepilogare “in una piccola ricerca” nel sito dei Sass Baloss (vedere il link qui al piede) la storia di questo documento che testimonia l’adesione alla gloriosa associazione nata ufficialmente il 23 ottobre del 1863 in una sala del Castello del Valentino a Torino. Più di un secolo e mezzo è trascorso e la tessera del Cai riflette in modo esemplare il rapporto tra gli iscritti e una società più volte sottoposta, volente o nolente, a radicali cambiamenti. “Alle origini”, nota Bertolotti, “il sodalizio era per pochi; l’obbligo dei soci durava tre anni e la quota annuale era di 20 lire più una tassa d’iscrizione, sempre di 20 lire. Al 31 dicembre del 1863 gli iscritti erano circa 200. Il 1935 è l’anno della svolta. Spuntano le nuove tessere e con esse la frase di Benito Mussolini ‘sono fiero di appartenere al Club Alpino Italiano, scuola di italianità e ardimento’”.

Guido Magnone (1917 – 2012) conquistatore del Fitz Roy con la tessera del Cai.

Come si sa, nel 1938 vennero modificati gli articoli 12 e 13 dello Statuto. Il Cai si trovò così a cambiare nome: l’acronimo d’ora in poi avrebbe significato “Centro Alpinistico Italiano”. Terminata la seconda guerra mondiale venne cambiata la frase sulla terza pagina. Al posto di Mussolini fu il turno di Quintino Sella (Presidente generale del Cai dal 1876 al 1884): “In montagna, il sentimento del bello e del grande, dopo avere agito sull’intelletto, per misteriosa armonia delle facoltà umane, opera sul morale”. Le tessere con la scritta di Sella si esaurirono presto e nel 1947 fu il turno di Guido Rey. La frase del vate del Cervino è la seguente: “La montagna è fatta per tutti, non solo per gli alpinisti: per coloro che desiderano il riposo nella quiete, come per coloro che cercano nella fatica un riposo più forte”. Tra il 1952 e il 1955 il Cai sostituisce però nuovamente la frase. L’autore resta Rey. “Io credetti e credo”, si legge, “la lotta coll’Alpe utile come il lavoro, nobile come un’arte bella come una fede”. Ma arriva il Nuovo Mattino e sull’onda del Sessantotto prendono piede le rivoluzioni alpinistiche e culturali. Un gruppo di alpinisti di Reggio Emilia da vita a un gruppo chiamato “La pace coll’Alpe” in contrasto con la bellicosa frase del vecchio Rey. “La Pace coll’Alpe”, osserva ancora Bertolotti, “lentamente porterà a una rivoluzione e a una nuova sostituzione della frase di Rey sulle tessere del CAI. Il tutto avverrà quasi in silenzio in occasione dell’assemblea dei delegati di Merano nel 1995 dopo la decisione assunta da parte del Consiglio Direttivo Centrale”. In tal modo la montagna, nelle tessere e nell’atteggiamento degli iscritti, torna ad appartenere a tutti, ovvero “a coloro che desiderano il riposo nella quiete come per coloro che cercano nella fatica un riposo ancora più grande”.

A proposito. Al Cai Milano il bollino per il rinnovo costa per il socio ordinario 57 euro, alla Società Escursionisti Milanesi 56 euro. Si spendono invece 25 euro per iscriversi a Mountain Wlderness: un piccolo sacrificio che alcuni soci del Cai compiono volentieri a sostegno di questo gruppo di instancabili attivisti. Infine la quota per iscriversi alla Federazione Italiana Sport Invernali è di 35 euro e con 82 euro si diventa (o si resta) soci del Touring Club Italiano e si riceve un adeguato pacco dono con le nuove pubblicazioni.

Risale al 1882 la tessera di questa socia della Sezione di Torino. In apertura collezione di bollini nella tessera di un anziano iscritto negli anni Settanta la cui tessera risale al tempo del fascismo: vi figura, come si può vedere, la scritta di Benito Mussolini.

Per saperne di più sulla tessera del Cai:

https://sassbaloss.wordpress.com/2020/01/06/la-tessera-del-cai/

One thought on “La tessera del Cai

  • 15/01/2020 at 17:44
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    Anch’io sono un Artigliere da Montagna del 5° Reggimento di Merano. Poi mi hanno tartassato (come gergo militaresco “MESSONE”) cioè RIBELLE e volevo iscrivermi al C.A.I. e poi non l’ho fatto per i brutti ricordi che avevo del Militare. Mi hanno fatto fare la Guardia Muli da ANZIANO cioè da Nonno. Mi hanno spremuto come un limone, e non ho mai partecipato alle sfilate dei VECCHI Alpini italiani. Ho ancora il Cappello da Nonno. Ho scalato la Cima Tosa per esercitazione e il nostro reggimento ha portato in Cima alla Montagna 2 Mortai diviso in 3 pezzi 1° la Base quella più pesante, 2° il Carrello di peso medio, 3° la Canna la più leggera, per modo di dire. Io ho portato per 10 metri il Carrello ma sprofondavo nelle neve fino al cavallo della mie gambe, e non riuscivo più ad alzare la gamba per camminare fuori dalla neve, e allora ho smesso di portarla. Bei ricordi del passato che mai più verranno. In cima alla Cima Tosa, ci siamo schierati con montato i 2 Mortai ed il Colonnello è passato sopra con l’Elicottero. W gli ALPINI. Ciao a presto

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