Impegnative eredità

La storia di Tom Ballard, in cima all’Eiger quando ancora non era nato ma se ne stava al calduccio nella pancia della madre, ci dice forse qualcosa sulla trasmissione delle passioni dai genitori ai figli. In alcune famiglie l’alpinismo si rivela come una accettabile malattia che si trasmette di padre (o madre) in figlio. Lo dimostrano di questi tempi i casi di Hervé, François e Simon, tre figli d’arte oggi impegnati su vari fronti come viene spiegato qui di seguito. L’elenco degli alpinisti figli d’arte potrebbe in ogni modo essere più lungo, anche se non troppo. Qualche esempio? I figli di Riccardo Cassin pur amando la montagna sono stati campioni di sci nautico; eredi di una grande famiglia di alpinisti erano gli indimenticabili fratelli Anghileri di Lecco; Gioacchino, figlio del grande Toni Gobbi, ha continuato l’attività imprenditoriale del padre diventando il leader di una rinomata azienda di attrezzature alpinistiche. Invece alla larga dalle pareti si è tenuto, per volere della madre Ninì Pietrasanta, Lorenzo Boccalatte: suo padre Gabriele, una celebrità negli anni Trenta, morì prematuramente per un incidente in montagna. (Ser)

Hervé Barmasse è nato ad Aosta il 21 dicembre del 1977 in una famiglia segnata da una lunga tradizione e passione per la montagna. Guida alpina del Cervino da quattro generazioni, il suo nome è legato a importanti ascensioni: itinerari di grande difficoltà ed esposizione realizzati in tutto il mondo, come la via nuova aperta in solitaria sul Cervino, la prima ascensione della liscia lavagna granitica del Cerro Piergiorgio e la nuova via sul Cerro San Lorenzo in Patagonia, la prima salita del Beka Brakay Chhok in Pakistan e altre ancora. Sulla sua montagna di casa, la Gran Becca, Hervé ha lasciato in modo incisivo la sua traccia fino a diventare l’alpinista che, tra vie nuove, prime invernali e prime solitarie, ha compiuto più exploit. Nel 2017 si è reso protagonista di un’ascensione esemplare alla sua prima esperienza su una montagna di 8000 metri salendo in stile alpino la Parete Sud dello Shisha Pangma (8027m) in appena 13 ore.

François Cazzanelli, valdostano, è doppiamente figlio d’arte: il cognome della famiglia del padre, Cazzanelli, e quello della famiglia della madre, Maquignaz, sono legati da più di un secolo al mestiere di Guida alpina e all’alpinismo da ben cinque generazioni. Nel gennaio del 2019 François ha scalato e raggiunto la vetta del Monte Vinson in Antartide; in maggio ha raggiunto per ben due volte la vetta del Denali, in Alaska, da due vie differenti, la “West Rib” e la “Cassin” firmando la terza ripetizione italiana dal ’61; e in autunno la vetta del Manaslu (8.163 m). Precedentemente, nella primavera del 2018, era stato protagonista in Nepal di due salite, la prima in qualità di Guida alpina verso la vetta dell’Everest (con l’uso dell’ossigeno per garantire la sicurezza del cliente); la seconda raggiungendo la vetta del Lhotse, la quarta montagna più alta del mondo in cordata con Marco Camandona senza l’ausilio dell’ossigeno supplementare.

Simon Messner, unico maschio e penultimo dei quattro figli di Reinhold, di recente ha ricevuto a Milano il Premio Marcello Meroni per l’alpinismo e a Lecco il Premio Alpinistico Stile Alpino per le prime salite compiute in Pakistan su due seimila: l’ascensione solitaria del Geshot Peak/Toshe III (6200 metri), di fronte al Nanga Parbat, e il Black Tooth (6718 metri), cima secondaria della Muztagh Tower, in Karakorum, condivisa con Martin Sieberer. Due prime che hanno consacrato il suo ingresso nell’alpinismo professionale oltre che nella squadra di un noto marchio di attrezzatura di montagna. All’inizio del 2020 sul Sass de la Crusc, nelle Dolomiti,nuovo exploit: con Manuel Baumgartner, Simon ha aperto “Raperonzolo”, una nuova via di ghiaccio e misto gradata complessivamente WI6+, M7+.

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