La ferrata che risplende. E se fosse un’opera d’arte?

La ferrata di Varallo Sesia illuminata a giorno di cui si è data notizia il 14 gennaio 2020 in questo sito sta sollevando le perplessità di chi la interpreta come una nuova tappa nella banalizzazione delle nostre montagne ridotte a rutilanti luna park. Ma va rispettato anche chi viceversa esprime ammirazione per l’indubbio effetto scenografico richiamandosi alla poetica dei pittori futuristi ai tempi delle prime centrali elettriche e delle sbuffanti ferrovie alpine. A considerarla un’opera d’arte è Dario Monti, direttore di Vie Storiche (www.viestoriche.net), motivando la sua opinione in questo scritto che ci ha fatto gentilmente pervenire. (Ser)

 

Magico effetto: sarebbe piaciuta ai Futuristi

“Un’opera d’arte, un segno, un fulmine permanente che nella notte, anche nella nebbia o fra le nuvole, ci dice che la montagna è lì, ne sottolinea la bellezza accentuando le geometrie spigolose creando un panorama notturno nuovo e allo stesso tempo futurista”. Così un giornalista dei primi anni del Novecento avrebbe accolto l’iniziativa di Varallo Sesia di illuminare la via ferrata “Falconera” sottolineando non tanto l’opportunità offerta agli alpinisti di cimentarsi anche in notturna, ma il casuale effetto scenografico ottenuto, scatenando impressioni, discussioni, ammirazione e biasimo in tutta la Valsesia e forse in tutto il mondo.

Il panorama alpino futurista di Gerardo Dottori. In apertura un’elaborazione by night del monte Falconera che sovrasta Varallo con la ferrata che risplende.

Varallo, che allora era una stimata stazione turistica, nota per il suo famoso Sacromonte e per le opere di Gaudenzio Ferrari e porta per la Valsesia e per il Monterosa, avrebbe ricevuto certamente visite di tutta la congregazione di artisti che, come Marinetti, Boccioni e Balla, erano portavoce del Manifesto Futurista. Avrebbe senza dubbio ispirato qualche poesia o qualche dipinto sul tema alpino che, invece, è stato quasi dimenticato dai futuristi.

Ecco la rapida ed incisiva descrizione delle centrali elettriche e delle ferrovie alpine fatta da Marinetti nella sua poesia “Uccidiamo il chiaro di Luna!” scritta nel 1909:

 

Si udì gridare nella solitudine aerea degli altipiani: 

— Uccidiamo il chiaro di Luna! 

Alcuni accorsero alle cascate vicine: gigantesche ruote furono innalzate, e le turbine trasformarono la velocità delle acque in magnetici spasimi che s’arrampicarono a dei fili, su per alti pali, fino a dei globi luminosi e ronzanti. 

Fu così che trecento lune elettriche cancellarono coi loro raggi di gesso abbagliante Cantica, regina verde degli amori. 

E il Binario fu costruito. Binario stravagante che seguiva la catena delle montagne più alte e sul quale si slanciarono tosto le nostre veementi locomotive impennacchiate di grida acute, via da una cima all’altra, gettandosi in tutti i precipizi e arrampicandosi dovunque, in cerca di abissi affamati, di svolti assurdi e d’impossibili zig-zag…. 

 

Che cosa avrebbe mai potuto scrivere Marinetti dopo aver visto la zigzagante opera varallese dei nostri giorni? Ma torniamo al 2020, in un clima invernale certamente più caldo di quello del 1909, merito anche del progresso, della sovrappopolazione, dell’industrializzazione e delle macchine a motore endotermico tanto decantate dai Futuristi… In un momento in cui basta una fila di lampadine Led che consuma meno di una lavatrice di casa per scatenare le ire degli ambientalisti.

Ricordo il Cervino illuminato durante le celebrazioni per i 150 anni della sua conquista. Spettacolo immenso. Molto costoso, ma degno di una celebrazione. Immagini e impressioni che restano per sempre scolpite nella mente di chi, abituato alle notti buie o scarsamente illuminate dalla luna piena che appiattisce ogni cosa, vede il monumento o il bene ambientale ricomparire all’improvviso in una nuova veste che ne sottolinea ed ingigantisce le forme.

A Varallo è successa, forse per caso, una cosa simile. La striscia di Led che si accende non accompagna solo gli alpinisti lungo il percorso verticale così come fanno i lampioni che illuminano le strade cittadine, ma occupa lo spazio, segue la montagna come il binario stravagante di Marinetti e dice a tutti che Varallo è lì sotto con i suoi monumenti e la sua storia.

Con questo sarebbe una follia pensare di segnalare così tutte le ferrate delle Alpi, sarebbe inaccettabile per l’ambiente e rischierebbe di trasformare davvero la montagna in un luna park di provincia. Ma un segno di questa importanza ha un significato, positivo soprattutto per chi lo ha lasciato per primo!

Dario Monti

www.viestorche.net

Il Cervino illuminato a giorno nel 150° anniversario della prima scalata (ph. D.Monti / Vie Storiche)

Per saperne di più

sulla storica ferrovia di Varallo: http://viestoriche.net/ferrovie/ferrovia-varallo/Varallo%20e%20la%20sua%20ferrovia.html

sul Cervino illuminato a giorno per i 150 anni della prima scalata: http://www.mountcity.it/index.php/2015/07/20/walking-day-fuochi-dartificio-e-una-processione-per-rendere-omaggio-al-mitico-carrel-minuto-per-minuto-la-festa-per-i-150-anni-del-cervino/

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