Gabriele, indimenticabile capocordata

Socio del Club Alpino Italiano per volere del padre Claudio fin da 1950 quando era ancora nella culla, aveva compiuto settant’anni il 4 novembre. Gabriele Bianchi si è spento dopo una lunga malattia giovedì 23 gennaio 2020 a Bovisio Masciago, nell’hinterland milanese, lasciando un grande vuoto tra gli amici della montagna. La sua scomparsa rappresenta un gravissimo lutto non solo per il Cai di cui fu presidente generale dal 1998 al 2004 ma anche per gli Alpini ai quali era legato avendo svolto servizio di leva come comandante del Plotone Esploratori del Battaglione Morbegno.

Come alpino fece parte del Battaglione Morbegno.

Bianchi era stato nominato socio onorario, insieme con Roberto De Martin, in occasione dell’Assemblea dei delegati del Cai che si svolse a Milano nel maggio del 2019. Nato a Desio il 4 novembre 1949, risiedeva fin dalla nascita a Bovisio Masciago alla cui sezione del Cai era iscritto dal 1966, anno della fondazione. “Durante i suoi mandati”, ha ricordato Luca Frezzini nel pronunciarne la laudatio di fronte di delegati, “venne approvato l’attuale Statuto del Cai, in attuazione della Legge Bassanini sul decentramento delle funzioni dallo stato alle regioni; non fu un percorso facile, ma grazie all’attenzione, alla costanza e alla determinazione di Gabriele si giunse al completamento del procedimento, evitando un commissariamento dagli esiti incerti degli organi del sodalizio”.

Di Bianchi, appassionato alpinista, istruttore nazionale del Cai, venne sottolineata nel 2004, alla fine del suo mandato di presidente generale, la dedizione nel tenere uniti gli iscritti “in una numerosa e sicura cordata fatta di giovani, donne e uomini di montagna”. Paolo Valoti, che ora presiede la Sezione di Bergamo, lodò il suo impegno “guidato da valori superiori e realizzato nell’intessere comune, compreso lo stile del mettersi in gioco fino in fondo per scalare il suo Everest con autentica passione alpina e, senza sosta, spingendo in alto la missione del Cai”.

Nella storia del sodalizio fondato da Quintino Sella, la figura di Bianchi verrà ricordata anche per l’impegno nel chiarire ogni equivoco sulle vicende del K2 affidando, per decisione del Consiglio centrale, a tre saggi il “giudizio storico” sul comportamento degli alpinisti italiani lassù nel 1954. Fu per merito suo che i rapporti della Sede centrale con Walter Bonatti divennero finalmente di reciproco rispetto se non addirittura di amicizia. Nel giugno del 1999 Bonatti venne invitato a visitare i nuovi locali della Sede centrale in via Petrella a Milano, affettuosamente accolto da Bianchi e dal vicepresidente Silvio Beorchia. Fu poi il presidente Annibale Salsa a decidere nel nuovo millennio la pubblicazione del rapporto dei tre saggi.

L’ultimo atto dell’alacre operare di Bianchi per il Cai fu la nascita della struttura operativa “Centro Nazionale Coralità”, di cui fu eletto presidente, con 70 gruppi corali e più più di duemila coristi. Cantare in coro era una delle sue grandi passioni: un motivo in più per rimpiangere la sua amabile figura di “vecio goliardico alpin”. (Ser)

Gabriele Bianchi (1949-2020) con Walter Bonatti nel 1999. A sinistra il vicepresidente Silvio Beorchia. Nella foto di apertura Bianchi mentre scala la Cresta Segantini (ph. Serafin/MountCity)

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