Matrimonio contadino all’ombra dello Sciliar

La slitta, addobbata per le grandi feste, parte dalla chiesetta di San Valentino per raggiungere, con il corteo nuziale, il centro di Castelrotto. All’ombra delle imponenti rocce dolomitiche dello Sciliar e a valle dell’ampia Alpe di Siusi, ogni anno, a metà gennaio, si rinnova la tradizione del “Matrimonio contadino”, una delle rievocazioni in costume più interessanti e sentite dell’Alto Adige. La ricostruzione storica è quella di un matrimonio, così come veniva celebrato un tempo in questi paesi secondo un rituale consolidato negli anni.

I preparativi cominciavano molto tempo prima delle nozze. Il futuro sposo doveva portare con sé 12 uova colorate, segno che si sarebbe sposato nell’anno, e indossare un cappello come pegno d’amore. La sposa doveva preoccuparsi di procurare una buona dote composta da biancheria per la casa e stoviglie per la cucina. Nel giorno del matrimonio si dovevano svolgere alcuni riti prima di raggiungere la chiesa e le sorelle maggiori della sposa dovevano comprare una capra lungo la via. Oggi, sulla slitta in partenza a monte dell’abitato di Siusi allo Sciliar, prendono posto gli sposi rigorosamente vestiti con preziosi abiti tradizionali per le cerimonie così come tutti i partecipanti al corteo nuziale: 17 coppie accompagnate da parenti, amici e testimoni. Al matrimonio segue il banchetto allietato da canti e musica tradizionali con portate tipiche della cucina locale e la particolare torta nuziale.

Ogni anno, a metà gennaio, si rinnova la tradizione a Castelrotto, all’ombra delle imponenti rocce dolomitiche dello Sciliar (ph.Veronika Rier | Info Kastelruth)

Stupisce la ricchezza e bellezza degli abiti che possiamo ammirare anche nel Museo dei costumi ospitato all’interno della Residenza Laechler, nella piazza principale di Castelrotto. Sette manichini a grandezza naturale indossano abiti d’epoca dal XVIII al XX secolo rappresentando la varietà di fogge e tessuti. I costumi sono rigorosamente confezionati a mano, su misura, seguendo regole precise spesso tramandate oralmente anche per indicare il corretto modo per essere indossati: le pieghe dello scialle per le donne o il garofano sul cappello maschile dovevano rispettare delle consuetudini ben stabilite. Nelle vetrine sono esposti abiti confezionati con estrema cura e minuziosità per i particolari mai lasciati al caso: ai vestiti fanno da corollario preziosi colletti di pizzo per le signore, nastri coordinati all’elegante grembiule, scialli in seta o mussola, pettini per i capelli finemente intagliati, fasce di tessuto per stringere la vita nel costume maschile, cappelli e copricapi di colori sgargianti e forme bizzarre.

Immagini e fotografie descrivono la vita quotidiana di famiglie contadine intente al lavoro nei campi nei giorni feriali o a messa e in processione in quelli di festa mentre i pannelli didascalici raccontano la storia del costume tradizionale nei secoli. La collezione esposta permette la catalogazione e l’archiviazione di questi abiti antichi che costituiscono parte integrante della storia di un territorio.

In passato le conoscenze relative a questo tipo di abbigliamento venivano tramandate in famiglia poiché il costume era solitamente cucito in casa. Oggi questo piccolo museo rappresenta una testimonianza importante per tramandare e diffondere un patrimonio di conoscenza e tradizione che, altrimenti, sarebbe destinato ad essere dimenticato.

                                                                                                            Rosalba Franchi

                                                                                                     www.viestoriche.net

Manichini con gli abiti dal XVIII al XX secolo nel museo della Residenza Laechler (ph.Veronika Rier | Info Kastelruth).

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