Salvate l’Abetone, lo chiede la piccola grande Celina

Novantanove anni all’anagrafe. Ma una vivacità e uno spirito che tuttora sembrano quelli di una ragazzina. Celina Seghi, campionessa abetonese, si appresta a festeggiare nel 2020 il suo compleanno numero 100. Se non fosse per la carta d’identità, nessuno riuscirebbe a credere che è nata nel 1920. “Questi anni non me li sento davvero”, ama ripetere. Qual è il suo segreto per mantenersi così in forma? “Ho sempre fatto sport”, spiega. “Quando sciavo, mi allenavo molto, con Zeno e Vittorio (Colò e Chierroni, ndr). Ho sempre fatto ginnastica e ancora cammino tanto. Ferma non sto mai: guai a smettere di camminare!”. Per le note avversità climatiche, non sono però tempi sereni per il suo Abetone. In Toscana la Regione quest’anno non ha messo a bilancio il consueto milione di euro di fondi destinati agli impianti dell’Abetone e gli operatori sono in subbuglio. Il rischio è di chiudere, sarebbe una catastrofe.

Zeno Colò

Ne dà notizia domenica 9 febbraio 2020 il quotidiano La Stampa in un servizio di Franco Giubilei. Il caso Abetone arriva in contemporanea con le anticipazioni a tinte fosche del rapporto 2020 di Legambiente sullo stato del bianco elemento nel nostro Paese, che danno per moribonde “le stazioni di sport invernali al di sotto dei 1.500 metri”. A seguire con comprensibile interesse le sorti di questo che fu un paradiso degli sport invernali, non può che essere Celina, campionessa che ha fatto epoca, abetonese come l’amico Zeno Colò, il fuoriclasse dello sci che, lasciate le gare, si impegnò per la promozione e lo sviluppo della stazione disegnando le tre piste che oggi portano il suo nome. Il clima non è dei migliori, insomma, per festeggiare il secolo dell’intrepida Celina, all’epoca definita il topolino delle nevi per la sua statura non eccelsa e l’abilità nello sgattaiolare tra i paletti delle porte da slalom. Della vitalità di Celina è testimonianza la brochure “Celina Seghi il topolino delle nevi”, un libro dell’89 firmato da Renzo Vannacci che Celina volle donare al Gruppo alpinistico milanese “Fior di roccia” alla fine dell’altro secolo in occasione di una rassegna battezzata “Milano Montagna” che prevedeva una sfilata di vecchie glorie su auto d’epoca per le vie della città. Su una cabriolet, sfoggiando uno dei suoi sfolgoranti sorrisi, Celina condivise gli applausi dei milanesi con Paula Viesinger (1907-2001), sua rivale sulle piste dove le due fuoriclasse gareggiavano tra i paletti con un foulard di seta per impedire alle chiome di scompigliarsi troppo.

Celina Seghi nel 1999 su un’auto d’epoca a Milano accanto all’ex rivale Paula Viesinger (1907-2001). In apertura la sua grinta ai Giochi invernali di Sankt Moritz nel 1948. Ph. Serafin / MountCity

Dal volume edito da Etruria di Pistoia si rileva che Celina ottenne la prima delle sue trentasette medaglie ai Campionati italiani nel 1934, appena quattordicenne. Durante la guerra, nel 1941 a Cortina d’Ampezzo, la campionessa abetonese partecipò ai “Mondiali” successivamente non omologati dalla FIS poiché erano assenti molte nazioni avversarie belliche dell’Italia; in quell’occasione vinse la medaglia d’oro nello slalom speciale e quella d’argento nella combinata. Celina partecipò ai V Giochi olimpici invernali di Sankt Moritz 1948, dove si classificò 4ª nella discesa libera, 14ª nello slalom speciale e 4ª nella combinata. AI VI Giochi olimpici invernali di Oslo 1952 fu 15ª nella discesa libera, 7ª nello slalom gigante e 4ª nello slalom speciale. Vinse il suo ultimo titolo nazionale nel 1954 (a vent’anni dalla prima medaglia), in slalom gigante, e continuò a gareggiare fino alla vigilia dei VII Giochi olimpici invernali di Cortina d’Ampezzo (1956). Terminata la carriera agonistica, Celina si sposò con un chirurgo e si trasferì a Pistoia. Ma ci vuole poco a credere che un pezzo del suo cuore sia rimasto lassù tra le nevi purtroppo artificiali dell’Abetone. (Ser)

Il caso dell’Abetone a rischio di chiusura arriva in contemporanea con le anticipazioni del rapporto 2020 di Legambiente che dà per moribonde le stazioni invernali al di sotto dei 1.500 metri.

 

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