Appennino emiliano. Gli strolgatori scendono in città

Dalla Sezione di Reggio Emilia del Club Alpino Italiano riceviamo e volentieri pubblichiamo questo annuncio dello spettacolo teatrale che per iniziativa del sodalizio viene presentato in città domenica 16 febbraio 2020 dal collettivo degli Strolgatori scesi da Ligonchio, nota località dell’Appennino emiliano. E’ degna di attenzione la circostanza che il Cai reggiano non soltanto ha costruito un rifugio, cura i sentieri delle “sue” montagne, organizza escursioni, ma vuole anche mantenere un robusto legame con le persone e la cultura della montagna.

Un forte radicamento al territorio

“Nel ventunesimo secolo, nessuno crederebbe che quanto accade tra gli umani possa essere osservato con tanto acume e attenzione da intelligenze artropodi. Letali replicanti multizampe, diretti da stimoli elettrici che corrono su assoni giganti, in gangli binari”. Questo l’incipit allo spettacolo “Artropodi Androidi” che domenica 16 febbraio 2020 Silvano Scaruffi (nella foto) insieme con Luca Guerri del Collettivo Strolgatori, un branco di scappati di casa, mette in scena al teatro Piccolo Orologio di Reggio Emilia, ore 17. E’ una iniziativa promossa dal Cai reggiano in collaborazione con l’Associazione Centro Teatrale MaMiMò, che gestisce il teatro.

Perché uno spettacolo teatrale dal titolo immaginifico? Che c’entra questa roba qui, alla Asimov e alla Calvino, con un Club alpino che dovrebbe parlare e soprattutto fare cose di montagna e di escursione? C’entra, eccome. Scaruffi e le persone che assieme a Scaruffi hanno ideato e messo in scena “Artropodi Androidi” sono persone di montagna. Scaruffi vive a Ligonchio dove fa il guardiadiga. Abita in fondo al paese, alla Rocca, scendendo dalla rampata del Bocco verso la Valla. A casa sua si arriva anche dall’altra strada che passa dal Bastione e finisce in Corea. E da Ligonchio partono alcuni dei sentieri che salgono al rifugio del Cai Cesare Battisti, inaugurato 50 anni fa.

Il Cai reggiano ha costruito un rifugio, cura i sentieri delle nostre montagne, organizza escursioni, ma vuole anche mantenere un forte legame con le persone e la cultura della montagna. Da vent’anni Scaruffi scrive libri e di questi libri, editi da AbaoAqu, si è parlato nel numero di autunno del Il Cusna, il periodico del Cai, dove è stato pubblicato anche “Sedla”, il bellissimo racconto che Scaruffi stesso ha regalato ai lettori (e amici dei lettori) della rivista. I libri e i racconti di Scaruffi hanno un stretto collegamento con l’Appennino reggiano, con i luoghi e il crinale, con boschi e persone, mestieri e leggende, storie e allucinazioni, amori e disamori.

“Scaruffi lo abbiamo conosciuto”, spiegano al Cai, “grazie ai libri che scrive, quelli che presenta insieme ai suoi racconti in iniziative simili a quella proposta per domenica 16 febbraio al Piccolo Orologio di Reggio, luogo adatto e calibrato. Sono libri che contengono molte storie di montagna. Le musiche sono degli Staindubatta, un gruppo che del radicamento al territorio ha fatto la sua bandiera. Suonano musiche post rock e elettroniche cantando in dialetto garfagnino, perché sono della Garfagnana. Una scelta non facile ma magica e ipnotica perché è quello che sentono e vedono e sono.

Scaruffi di per sé è un po’ schivo come tutti quelli di quei posti là ma se avete voglia di sapere e vedere e leggere o siete semplicemente incuriositi entrate in www.silvanoscaruffi.it. Un teaser lo potete vedere invece qui https://youtu.be/RKqhZADqhsI. Di che cosa parla “Artropodi Androidi”? “Parla dell’universo, delle screpolature dell’universo dalle quali si può sbirciare un altro mondo”, specifica Scaruffi. “Forse un cosmo silenzioso che si interseca con il nostro”.

 

 

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