Domaines Skiables, 120mila posti a rischio

Tutti insieme appassionatamente per cercare alternative allo sci? Al di là delle Alpi gli attivisti di Mountain Wilderness Francia si dichiarano disponibili a lavorare con i team delle aree sciistiche per ridurre l’impatto sull’ambiente naturale. In Italia invece non sembra esserci dialogo tra industriali della neve (artificiale) e difensori dell’ambiente alpino. Il pianeta è in fiamme per dirla con Greta? E i signori dell’oro bianco progettano e realizzano impianti come se il clima fosse quello di un secolo fa, quando d’inverno ogni anno la neve scendeva copiosa dal cielo e non servivano i cannoni. Nel 2018 a Passo Rolle qualcuno ricorderà che un’azienda propose un’area attrezzata alternativa allo sci e agli impianti. Il principio di fondo era semplice: togliere, ovvero smantellare impianti vecchi, utilizzati poco, male e che non rendono per creare un’area a vocazione outdoor alternativa allo sci alpino. Gli ambientalisti erano d’accordo, gli impiantisti trentini invece si coalizzarono e bocciarono il progetto.

Ci fu uno strascico. Nel mese di dicembre del 2018 una fune della seggiovia “Ferrari” venne tranciata da mani misteriose e i giornali – La Repubblica in primis nelle edizioni del 5 dicembre – non esitarono nei titoli a riferire di un presunto “terrorismo ecologista”, di un “attentato simbolico” (sic) contro una località icona dei grandi caroselli sciistici. Si fece addirittura balenare l’idea di un’imprendibile armata scesa in guerra contro gli interessi economici e politici che sostengono Mondiali e Olimpiadi nella vicina Cortina d’Ampezzo.

Ora il buon esempio viene dagli aderenti all’associazione Domaines Skiables de France (DSF) che prendono atto dell’innegabile cambiamento del clima sulle montagne e si mobilitano come già è stato riferito in questo sito. L’occasione è offerta dalla rassegna Mountain Planet in programma dal 22 al 24 aprile a Grenoble dove è previsto l’incontro. Gli imprenditori francesi sanno che non c’è tempo da perdere: se la temperatura salirà di un altro grado sarebbero a rischio 120.000 posti di lavoro nei villaggi di montagna. E si comportano di conseguenza, nel rispetto dei limiti imposti dalle emergenze climatiche, consapevoli della lenta ma inesorabile agonia dell’industria dello sci sulle Alpi.

Provare a guardare un poco di più in là verso il futuro come fanno i colleghi francesi dovrebbe essere una buona idea anche per i nostri signori dell’oro bianco. “Per la montagna di media quota sarà fondamentale una diversificazione dell’offerta turistica invernale”, ha spiegato sul Corriere del Trentino del 28 dicembre 2019 Wanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente, “orientando soprattutto i clienti verso un’offerta turistica ‘all season’ con proposte più flessibili ancorché più sostenibili. Su questi orizzonti si dovrebbero collocare le scelte di coloro che sono preposti a organizzare lo sviluppo futuro delle nostre montagne e non su opzioni fuori luogo e fuori tempo”. (Ser)

One thought on “Domaines Skiables, 120mila posti a rischio

  • 13/02/2020 at 17:35
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    Poca neve sugli appennini, scomparsa in due giorni di vento di libeccio e caldo. Eppure si sta programmando di realizzare entro un anno un impianto di risalita che parte da 1300 metri ed arriva a 1650 metri. Non solo, ma installare I CANNONI DA NEVE che partono sempre da questa altitudine e non PUÒ’ MANCARE UNA VASCA DI RACCOLTA ACQUA CHE ALIMENTA I CANNONI. Attenzione… non ci sono ruscelli o torrenti, nè ghiacciai… quindi come si riempirà questa vasca? CON ACQUA POTABILE? Già fra pochi mesi, con assenza di neve e falde acquifere asciutte, quindi sorgenti a secco, vedremo quanti cittadini resteranno con i rubinetti a secco. MA BISOGNA INVESTIRE 30 MILIONI DI EURO PER SVILUPPARE UN BACINO SCIISTICO! Tre o quattro associazioni ambientaliste si sono espresse, MA IL CAI, PRIMA ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA CON 320MILA E PIU’ SOCI, HA RECLAMATO? ED HA ANCHE IL BIDECALOGO!

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