Ottomila, quel rebus mai risolto

E’ arrivato anche nelle pagine di “Ottomila”, uscito nella nuova serie delle “Montagne incantate” dedicata alle montagne del mondo, un rebus lanciato nel 2011 e recentemente proposto sul web: se gli ottomila non fossero 14 ma 22? Su questo rebus ancora irrisolto si articolò e si articola tuttora un progetto firmato dall’alpinista torinese Luciano Ratto con Roberto Mantovani e Lorenzo Aruga. Ne parla lo stesso Mantovani a pagina 9 della bella pubblicazione del Club Alpino Italiano e di National Geographic curata da Enrico Regazzoni, senza tuttavia fare riferimento agli autori del progetto. “Oggi, a settant’anni dalla salita dell’Annapurna”, scrive il giornalista, “alcuni vorrebbero ampliare la lista delle cime più alte del pianeta, sostenendo che la vecchia codifica è il frutto di una convenzione imperfetta”.

A giudizio degli “alcuni” di cui parla Mantovani tacendo (forse per fair play?) il suo rispettabile ruolo fra gli aspiranti innovatori, “sarebbe corretto inserire anche alcune delle cime minori dei grandi massicci himalayani, per lo meno quelle che superano abbondantemente gli 8000 metri e che hanno una prominenza rilevante. Viene spesso citata a esempio la vetta dello Yalung Kang, sommità secondaria del Kangchenjunga, che tocca la ragguardevole altitudine di 8.443 metri”.

Il volume “Ottomila” della collana “Le montagne incantate” ripropone un rebus irrisolto: e se gli ottomila non fossero 14 ma 22 e più?

E’ ineccepibile quanto pubblica “Ottomila”: sul numero esatto degli ottomila non si è mai raggiunto alcun accordo e si continua a discutere. Il fatto è che a nulla sono valsi finora, ad avviso di Ratto, i garbati inviti al Cai e alla sua stampa associativa perché perlomeno si segnali ai soci l’esistenza di tale progetto. Basterebbero poche righe… “Solo di recente”, osserva Ratto, “grazie a GognaBlog, finalmente è stato diffuso l’intero ‘Dossier Progetto 8000’, ideato nel 2003, realizzato da un gruppo di soci Cai (Aruga, Mantovani, Ratto per l’appunto, NdR) in più anni di studi e ricerche, e presentato nel 2011 per la certificazione all’UIAA”.

Quali ostacoli si frappongono allora a un progetto che prevede di costituire un gruppo di lavoro composto da esperti di diversa competenza, e di formulare una lista che non sia frutto di valutazioni soggettive ma di studi approfonditi, su basi scientifiche? Come primo riferimento, Ratto precisa che è stato per ora assunto l’elenco proposto da un gruppo di 43 alpinisti slovacchi, nel quale sono indicate 40 sommità in totale, comprendente i 14 ottomila “tradizionali”, 7 vette secondarie, degne di essere prese in considerazione, e 19 altre vette. Dell’argomento peraltro si trova traccia nella prima edizione (1975-77) dell’Enciclopedia “La Montagna” edita da De Agostini che segnalò alla voce “Extraeuropeo, alpinismo” 15 vette minori, anticime e spalle contando le quali gli “ottomila” diventerebbero 29. Niente di nuovo sotto il sole dell’alpinismo, dunque.

Granitico immobilismo del Cai a parte, quali nuove prospettive potrebbero aprirsi nel sovvertire l’assetto degli ottomila diventati più che mai di questi tempi un affollato terreno di gioco, teatro di un “alpinismo da pista” secondo una definizione di Messner? Cambiando scenario, forse qualcuno oggi avverte l’impellente necessità di modificare i tempi di una partita di calcio o la lunghezza delle vasche olimpiche? Un particolare va forse considerato per giustificare chi si è fin qui dimostrato contrario all’innovazione. All’inizio del millennio in cui viviamo il Club Alpino Italiano si prese a cuore un aggiornamento della tradizionale “Partizione delle Alpi” del 1926. Venne così ufficializzato l’”Atlante orografico delle Alpi” di un tal Sergio Marazzi che considerò per vari motivi obsoleta, e quindi da abolire, la vecchia classificazione con le Marittime, le Cozie, le Graie e quel che segue, come tutti abbiamo imparato a scuola. La nuova Suddivisione Orografica Internazionale Unificata del Sistema Alpino (SOIUSA) ideata da Marazzi venne lì per lì considerata un evento d’importanza storica. Investendo non poche risorse, venne addirittura promossa dal Club Alpino Italiano la pubblicazione (29 euro il prezzo di copertina) di uno specifico atlante. Qualcuno dei nostri lettori ancora se ne ricorda? E c’è ancora qualcuno che conserva questo raro incunabolo nei suoi scaffali? (Ser)

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