Engadina sotto zero. E’ qui… l’Antartide

Caldo record in Antartide? Tra quei ghiacci la temperatura quest’inverno sfiora i 20 gradi centigradi? E invece, come per incanto, la temperatura in Engadina in febbraio è scesa parecchio sotto lo zero, notte e giorno. Risultato: i bei laghi che da tempo s’illanguidivano grigiastri, refrattari a ogni tentativo di naturale glaciazione, si sono di colpo ricoperti di una resistente calotta glaciale. Non solo. Una perturbazione proveniente da nord (il polo dista da qui appena 4843 chilometri come avverte un cartello con svizzera inappuntabilità) ha provocato un turbinio di neve ricoprendoli di un morbido manto. E pazienza se la stessa perturbazione ha messo contemporaneamente in difficoltà i bipedi che salivano in auto dalle pianure sui tornanti del Maloja illudendosi che le gomme da neve fossero sufficienti per non impantanarsi. Montate le catene, affacciatisi finalmente su quell’altipiano sconfinato che incantò Segantini, lo spettacolo invernale è stato e si è mantenuto sublime nel suo accecante bagliore.

Subito i battipista svizzeri hanno disegnato sulla superficie dei laghi bianche piste larghe come autostrade su cui, come famiglie di pinguini finalmente a loro agio, si sono riversati sciatori di ogni genere e famiglie con carrozzine, e i cani sono stati finalmente sguinzagliati. Per gli sciatori di fondo il biglietto giornaliero è in vendita a dieci franchi. Camminare è gratis. Altro che Antartide. Che delizia passeggiare come su una moquette su quel soffice straterello di neve battuta dalle macchine. Che meraviglia pattinarci sopra con gli sci o far scorrere le assicelle per chilometri e chilometri su quei perfetti binari. E che cosa fantastica dev’essere sul Lei da San Murezzan farsi trascinare con gli sci dai cavalli nello ski joring, trastullo esclusivo di queste nevi.

Ma attenzione. Se  la natura non avesse messo in atto l’azione combinata del gelo e della neve naturale, non quella programmata che qui non avrebbe senso, tutto ciò non sarebbe stato possibile. Miracoli dell’allegra Engadina? A che cosa si deve questo ritorno all’inverno che piacerebbe ai giustificazionisti del clima? Nel dubbio che la natura non bastasse da sola a suscitare giustificati entusiasmi, la tecnologia ha comunque cercato in Engadina di essere all’altezza di cotali scenari. Più in quota, sulle piste della Diavolezza o di Corviglia, dove i ghiacciai Diavolezza, Morteratsch e Pers si incontrano al cospetto del Bernina, sembra che tutti possano trasformarsi in sciatori provetti, alpinisti o freerider, ed esplorare uno scenario alpino da favola. In che modo? Semplice, con gli occhiali Virtual Reality.

Ma se ne sentiva il bisogno? La realtà virtuale in cui si viene catapultati regala, come avverte l’ente turistico engadinese, “straordinari panorami alpini, pura emozione e tanta adrenalina”. Non bastava forse la natura a regalare straordinari panorami in questi Grigioni amatissimi dagli italiani e dai milanesi in particolare? Meraviglia: lassù alla Berghaus Diavolezza, gli incontentabili possono sedersi su una poltrona girevole, mentre gli occhiali VR vengono gratuitamente offerti in prestito alla reception del rifugio.

Realtà aumentata a parte, importante è che nell’allegra Engadina l’inverno faccia più a lungo possibile il suo corso con le modalità che gli sono abituali. E che il ghiaccio dei laghi consenta ancora ai fortunati mortali di godere quello sci allo stato naturale che si esprime spingendosi con i bastoncini e facendo scivolare ritmicamente le assicelle. Sono i piaceri del passalung, come il fondo viene qui definito in lingua romancia. Mai aggressivo, mai monotematico. Lo si può notare nella progressione degli sciatori: ognuno a modo suo, felice di godersi la vita su quei ghiacci spettacolari senza altri problemi. (Ser)

Mentre a qualche migliaio di chilometri di distanza i pinguini a Elephant Island l’11 febbraio si crogiolano al sole (qui sopra nella foto di Christian Aslund, Greenpeace environmental organization), c’è chi (in apertura) va a spasso col cane sui laghi finalmente ghiacciati dell’Engadina (ph. Serafin/MountCity)

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