La seconda Italia da salvare

C’è una parte dell’Italia che è “terra di nessuno”. Il 60% del territorio nazionale, dalle Alpi agli Appennini, isole comprese, è come una seconda Italia: sconosciuta, abbandonata, isolata. È l’Italia delle aree interne e delle terre alte, dove la vita è più difficile e lo Stato è più lontano, che si spopola da quasi un secolo e che sempre più si impoverisce e si degrada nei paesaggi e nelle comunità. Resistono in pochi, cittadini isolati, spesso eroici, custodi di un eccezionale capitale di cultura, natura e umanità che la Repubblica – cioè tutti gli italiani – non tutela e non valorizza abbastanza, e che poco conosce.

Eppure, se ogni cittadino avesse coscienza del proprio scampolo di sovranità sul Paese in cui vive, e facesse valere questa coscienza nelle forme di una partecipazione, le “terre di nessuno” tornerebbero a essere “patrimonio di tutti”: da scoprire e frequentare, da curare e tornare ad abitare. Di questo si è discusso il 15 febbraio a Parma nel corso del 24° Convegno nazionale dei delegati e volontari del Fondo Ambiente Italiano. Il titolo del simposio era fortemente provocatorio: “Terre di nessuno o della sovranità negata”. “E’ la sfida più importante che abbiamo mai intrapreso”, ha spiegato Andrea Carandini, presidente del Fai, “e richiederà fantasia, impegno e coraggio perché questi luoghi sono come in un cono d’ombra dove non nasce più nessuno e vivono sempre meno persone. Questo provoca un disequilibrio territoriale, con le periferie delle città sempre più popolose e le terre al disopra dei 600 metri svuotate”.

Come fare perché queste aree divengano patrimonio di tutti? Per questo verrà ampliato il raggio del “Progetto Alpe – L’Italia sopra i 600 metri”, ideato lo scorso anno, a tutte le aree interne. “Aiuteremo quei posti speciali che lo Stato non arriva a valorizzare, quei paesaggi delle aree interne sempre più in abbandono, nei quali possiamo recare un importante sussidio di formazione culturale in senso pienamente sociale”, ha concluso Carandini. Fra i sindaci dei comuni nei quali interverrà il Fondo, Enrico Bini di Castelnovo ne’ Monti (Appennino reggiano) ha spiegato che far restare i giovani è una priorità. “Non servono tanto i soldi”, ha detto, “ma un cambio di mentalità: bisogna valorizzare le bellezze tramite il turismo”. I primi interventi, oltre a Castelnovo, riguardano Ulassai (Sardegna), Troina (Sicilia) e Vale Castellana (Abruzzo).

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