Skimarathon per 14 mila

Neve ancora perfetta, lucente sole primaverile, lunghe giornate, feste in quota. Promette meraviglie la primavera sulle montagne dell’Engadina: a Corviglia, Lagalb e Furtschellas si scia fino al 13 aprile, al Corvatsch fino al 26 aprile e alla Diavolezza fino al 3 maggio. Ma intanto gli appassionati di sci nordico si gustano domenica 8 marzo la cinquantaduesima edizione della Engadin Skimarathon, 42 chilometri in stile libero, perlopiù pattinato, sui laghi ghiacciati e nella penombra delle foreste tra Maloja e Zuoz. Da metà febbraio l’evento è sold out. Sono 14 mila gli sciatori in gara, il pettorale costa 165 franchi ma ormai è troppo tardi per iscriversi a questo gran finale nella stagione delle maratone che segue di una settimana un altro grande appuntamento, quello con la svedese Wasaloppet, 90 chilometri a tecnica classica, la corsa più lunga e più dura.

Più di mezzo secolo fa, quando in Engadina nacque la Skimarathon, a “fare il fondo” erano gli eletti, pochi o tanti che fossero, animati dal sacro fuoco che divampava con le prime marcelonghe. L’imperativo era “sciare come al nord” sulle tracce dei vichinghi. Atleti imbattibili come Hakulinen, Jernberg o Rasmussen. Giganti abituati a battersi nelle tundre del Grande Nord e  che facevano incetta di medaglie ai Giochi olimpici.

Gli svizzeri attirarono i primi appassionati solleticando il loro desiderio di mettersi alla prova in cambio di un’allettante proposta: lo sci “di fondo” è un’attività che allunga la vita, perché non approfittare degli stupendi laghi ghiacciai dell’Engadina per praticarlo? E infatti lungo le piste i cartelli con il chilometraggio della gara riportavano le tre L dello slogan Langlauf Lieben Langer, ovvero, salvo errori, sci fondo eguale a vita più lunga. Quelle tre L maiuscole accompagnavano il monotono passo alternato degli sciatori dal Maloja a Zuoz insieme con la pubblicità del Toblerone. Ed è incontestabile che molti veterani, con qualche sfortunata eccezione, siano ancora al mondo vivi e vegeti. Forse però il merito di una vita che finora per qualcuno si è dimostrata inaspettatamente generosa può dipendere, chissà, dai by-pass coronarici che al San Raffaele sono stati premurosamente installati…

Lo slogan delle tre elle lanciato dagli svizzeri ebbe all’epoca qualche riscontro anche in Italia. Al Centro fondo di Asiago si era accolti da uno striscione con la scritta “Sci Fondo Vita Lunga”. Corroboranti grappini alla fine delle sgroppate completavano la terapia. Non è chiaro però quanto quella scritta rivolta ai diversamente giovani abbia attecchito tra noi mediterranei insofferenti di certe codificazioni. Così pochi anni più tardi gli addetti al marketing fecero sparire ogni tipo di slogan basato su promesse oggettivamente difficili da mantenere. Cresceva intanto il desiderio di ottenere prestazioni sempre più evolute e l’accento venne posto sull’agonismo. Ai contemplatori della natura un paio di ciaspole bastano e avanzano, dopotutto. Così in un mondo sempre più competitivo il fondamentale manuale dello svizzero Alois Kalin si indirizzò agli sciatori meno evoluti solleticandoli anche con consigli di tipo agonistico perché le loro gite potessero diventare anche prove di forza per far schiattare d’invidia gli amici.

In ogni modo mezzo secolo fa l’utenza sciatoria sulle piste di fondo aveva in buona parte i capelli grigi se non addirittura bianchi. Gente che aveva tardivamente scoperto il piacere della fatica ed era convinta di guadagnare, faticando, una marcia in più rispetto ai comuni mortali. Non è più così oggi e la Skimarathon rimane una fantastica galoppata riservata ai giovani e ai non ancora anziani, una prova che non è possibile improvvisare. Ai veterofondisti non resta dunque che seguirla sul web la Skimarathon attraverso le riprese col go pro che mettono in evidenza l’eleganza di quella “scivolata spinta pattinata”. Niente a che vedere con l’affannoso incedere dei tempi in cui si andava di passo alternato sui binari. Quando le solette degli sci in legno di betulla, qualcuno ancora se ne ricorda?, erano impiastricciate con klister e silver per affrontare meglio le impennate del terreno nella foresta di Statz prima del tuffo finale verso la bassa Engadina. Altri tempi. (Ser)

Un passaggio sul lago di Silvaplana. Nelle altre immagini l’implacabile avanzata della pattuglia di punta e l’esuberanza di un finto Trump (ph. Serafin/MountCity)

Commenta la notizia.