Così lo slalom dei nonni diventò gigante

Quest’anno l’inverno al Mottarone ha un sapore beffardo: precoci nevicate sin dall’inizio di novembre avevano portato circa un metro di manto nevoso che faceva pregustare una grande stagione per lo sci. Tutto spazzato via, dopo le prime sciate di dicembre, da una perturbazione dai tratti ottobrini che ha portato piogge fin oltre i 2000 metri e una vera bomba d’acqua sulle piste del Mottarone, incuneate tra i grandi laghi prealpini ed esposte senza alcuna protezione alle calde avvezioni di scirocco provenienti dal Golfo di Genova. Risultato? Impianti tristemente fermi per le feste di Natale e faticosamente ripartiti grazie all’eccezionale lavoro degli operatori.

Oggi le piste sono battute alla perfezione e sciare quassù, anche quando la neve scarseggia, è sempre un’emozione unica. Lo sguardo, tra una discesa e l’altra, spazia dai grandi laghi prealpini alla catena alpina dominata dal Monte Rosa, senza dimenticarsi del ricamo infinito di strade, campi e case della pianura lombardo-piemontese, con l’Aeroporto della Malpensa che si scorge chiaramente all’orizzonte e che, nelle giornate più limpide, è scortato dall’inconfondibile sagoma del Monviso.

È in questo scenario che 85 anni fa si è scritta una delle più importanti pagine dello sci moderno. Tra il 18 e il 20 gennaio 1935 al Mottarone si disputa la Coppa d’Oro del Duce, un evento che per rilevanza sarebbe oggi assimilabile a una tappa della Coppa del Mondo, in cui sono in programma gare di sci di fondo, salto con gli sci e discesa libera. Per l’evento vengono investite 110 mila lire (circa 130.000 € di oggi) necessarie alla costruzione del trampolino per il salto e delle tribune, realizzati in tubi in ferro forniti dalla Fratelli Innocenti di Milano. La ferrovia a cremagliera Stresa-Mottarone trasporta gratuitamente in vetta gli oltre 500 quintali di materiale.

Il 19 gennaio 1935 è il giorno della discesa libera. Ieri come oggi, però la neve scarseggia e gli organizzatori sono costretti a inventarsi qualcosa. Il tracciato che riescono a preparare è lungo appena più di un chilometro e allora si pensa di stabilirvi dei passaggi obbligati e di disputare la gara in due manches. È così che a causa della scarsità di neve e di un pendio un po’ troppo corto, si disputa il primo slalom gigante della storia dello sci.

La soluzione ottiene un insperato apprezzamento e viene riproposta il 12 febbraio sulle nevi di Cortina d’Ampezzo. Il 19 marzo la disciplina ottiene la definitiva consacrazione con il “gigantissimo” sul Ghiacciaio della Marmolada, lungo oltre 5 km con 50 porte e oltre 1.200 metri di dislivello. La strada è ormai tracciata: nel 1950 lo slalom gigante è ufficialmente introdotto dalla FIS e fa il suo esordio ai Mondiali di Aspen, in Colorado. Il 1952 è l’anno del debutto olimpico ad Oslo. La domanda sorge spontanea: che cosa sarebbe successo senza quella mattinata di gennaio con poca neve al Mottarone?

Davide Franchi

Campi di sci al Mottarone. In apertura agonismo bianco negli anni Trenta (collezione E. Gresti)

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