Weissmatten, l’agonia di una “nera”

Tre impianti nell’occhio del ciclone. Succede in Piemonte, nei comprensori delle Alpi Occidentali. Si può cominciare da quello più discusso da parecchi anni, anche se i cavi e i piloni sono di là da venire. Se ne è parlato in diverse occasioni del Vallone delle Cime Bianche rimasto, con il suo prezioso patrimonio di natura e storia, unico tra i valloni dell’alta Val d’Ayas indenne dalle devastazioni degli impianti sciistici. A minacciarne l’integrità è la possibile realizzazione del progetto di collegamento con il comprensorio di Cervinia. Il secondo caso riguarda la funivia che per anni ha collegato nell’Ossola la località di Goglio con il Devero: una piccola cabina che ancora oggi fa bella mostra nella stazione a valle dove una serie di graffiti ricorda un tristissimo episodio della guerra di Liberazione. Nel 1944 un gruppo di partigiani vi si era rifugiato ma la loro presenza non è sfuggita ai nazisti occupanti che, appena si mise in movimento, mitragliò la cabina con le conseguenze che ci si può immaginare. Ora questo storico impianto tra Goglio e il Devero potrebbe, opportunamente ristrutturato, riprendere a funzionare con beneficio del turismo in tutte le stagioni. A quanto si apprende tuttavia il Comune di Baceno preferisce investire le risorse disponibili nella messa in sicurezza della strada che sale al Devero in un dedalo di strette gallerie e sotto la minaccia delle frane.

Il terzo impianto nell’occhio del ciclone è quello della Weissmatten a Gressoney-St-Jean. E’ uno degli impianti minori valdostani in perdita netta insieme con quelli di Antagnod e Brusson. “L’offerta turistica di Weissmatten deve essere rivista”, ha spiegato al quotidiano La Stampa il sindaco Luigi Chiavenuto, “perché ci rendiamo conto che la perdita di esercizio della stagione passata di 497 mila euro deve diminuire, ma occorre un accordo di programma tra Regione (socio maggioritario), Monterosa Spa (gestore) e comune (proprietario dei beni immobili)”. Senza tale accordo, va precisato, la mancata revisione comporterebbe il non funzionamento dell’impianto per la stagione invernale 2020-2021, offrendo agli sciatori unicamente uno skilift e uno snow park.

L’impianto della Weissmatten (letteralmente: il prato bianco) si presenta in verità piuttosto malconcio. I problemi riguardano il bacino e le tubazioni che, per difetti costruttivi o scelte tecniche errate, ma anche per scarsa manutenzione, avrebbero delle perdite che creano disservizi all’impianto di innevamento artificiale. Perché di neve artificiale c’è bisogno anche in questo angolo di paradiso un po’ in disparte, rivolto a nord. Non si può comunque prescindere da una considerazione economica: da un lato l’ingente quantità di soldi pubblici investiti, dall’altro il rischio di svalutazione di tale patrimonio, se chiudesse l’impianto principale.

Leonardo David

La pista “nera” di Weissmatten è intitolata alla memoria dello sfortunato campione Leonardo David, figlio di Davide che collezionò negli anni ’70 numerosi successi. Le conseguenze di un incidente in pista dapprima sottovalutato spensero lentamente il povero Leo. Fu un’agonia straziante che si consumò nella sua Gressoney. La “nera” viene considerata tra le più belle piste italiane con due muri da brivido che tuttavia si possono “domare” facilmente se si è padroni della tecnica. Per accedere alla Weismatten si sale con la seggiovia biposto all’inizio del paese di Gressoney Saint-Jean. All’arrivo, a circa 2023 metri, è possibile ammirare i resti della sala da te della Regina Margherita di Savoia e gettare uno sguardo sul Monte Rosa che, con i suoi ghiacci, fa da incomparabile sfondo.

Al presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta è stata nell’ultimo scorcio di febbraio indirizzata una petizione pro Weissmatten. “La comunità di Gressoney Saint Jean”, vi si legge, “si oppone alla chiusura dell’impianto di risalita di Weissmatten, un pezzo di storia della comunità locale, una delle prime e più belle piste da sci dell’arco alpino”. E più avanti: “Salvare Weissmatten e donarle nuovo slancio significa contribuire a sostenere la comunità Walser della valle del Lys, una comunità con un’identità culturale molto antica e speciale che abita la vallata da secoli e da secoli se ne prende cura conservandone intatta con dedizione e grande sacrificio la bellezza naturale. Aiutateci a salvare un pezzo importante del nostro passato, presente e del futuro”. Oggi molti impianti “minori” chiudono lasciando meste tracce sulle nostre montagne, e piste desolatamente in abbandono. Ma la “nera” della Weissmatten si vorrebbe che facesse eccezione. E’ davvero speciale anche se i pubblici bilanci non si possono ignorare. Per il bene di tutti e della montagna in particolare che di denaro da sperperare ne ha pochino. (Ser)

One thought on “Weissmatten, l’agonia di una “nera”

  • 10/03/2020 at 17:10
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    invece di continuare a farne di nuove con distruzioni ambientali e utilità dubbie e magari solo per appalti, questa pista (l’ ammetto ci ho sciato diverse volte da bambino quando ci facevano le garette) andrebbe mantenuta in quanto già esistente e tecnicamente ambiziosa. poi chiudere una pista di questo livello intitolata a leonardo david è un brutto segno per lo sport

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