Inviti a reagire? Ecco cosa c’è dietro

Come reagire pensando alla salute mentre imperversa il coronavirus? Lo starsene chiusi in casa come viene raccomandato, quasi imposto in questi giorni, non deve essere un pretesto per abusare di alcol, la vera bestia nera per tanti giovani e non solo per loro. Luigi Rainero Fossati, il chirurgo che effettuò il primo trapianto di fegato, ha ricordato, sul Corriere della Sera, che gli alcolici sono la principale causa di morte tra i giovani dai 16 ai 22 anni e la seconda dai 22 ai 30. “Fino a 18/19 anni”, precisa il medico, “non è ancora in funzione l’enzima con cui il fegato elimina l’alcol. Quindici minuti dopo aver bevuto tutto l’etanolo è in circolo nel sangue. Ecco spiegate le stragi sulle strade”.  Riferendosi alla diagnosi del chirurgo risulta dunque motivata, a quanto scrive il 22 febbraio 2020 Fabrizio Mattevi nell’editoriale del Corriere del Trentino intitolato “Cosa c’è dietro l’alcol”, “l’esigenza di adeguati interventi di prevenzione e di ulteriori campagne, oltre a quelle in atto, per diffondere informazioni efficaci sulle conseguenze dell’abuso di alcol e sui rischi di mettersi al volante dopo aver bevuto. Iniziative doverose, ma non sufficienti”.

Più avanti – dando per scontato che le regioni di montagna, Valle d’Aosta in primis, seguita dal Trentino Alto Adige, sono ai primi posti per quanto riguarda i bevitori – l’editorialista si domanda come mai le consuetudini alcoliche diffuse nel Trentino hanno assunto modalità tanto esasperate. Eppure, va osservato, in Trentino Alto Adige vivono i cittadini più felici d’Italia, secondo l’Istat, nonostante si registrino tassi di suicidio tra i più alti del Paese: uno alla settimana (di questo si è parlato più volte in questo blog e ogni occasione ci sembra buona per tornare sull’argomento).

Già, viene da domandarsi, da dove sorge tra tante belle montagne del territorio nazionale il bisogno di bere e di bere in modo smodato? Una riposta la offre il giornale citato illustrando con enfasi le “Settimane del piacere alpino” con eventi esclusivi di varie degustazioni di vini e ricette tipiche tradizionali. Due pesi e due misure. Il titolo a tutta pagina è sicuramente in contrasto con l’invito alla moderazione espresso nell’editoriale. Eccolo: “In alto i calici in Valle Isarco tra cantine e vini eroici”. “Alle degustazioni enogastronomiche”, si legge, “saranno abbinate escursioni sugli sci e passeggiate sulla neve”. Da non perdere, a quanto si legge, risulta soprattutto “un’escursione da vivere con il calice in mano, durante la quale saranno servite perle culinarie in abbinamento ai migliori vini”. Meglio ancora sarebbe stato se l’escursione fosse risultata esente da attrattive ad alta gradazione. Sempre che si tenesse alla salute, già insidiata da pandemie dilaganti.

Infine, una segnalazione. In questi giorni una casa vitivinicola valtellinese invita con discrezione a “reagire al Covid-19” con una passeggiata all’aria aperta. La passeggiata viene definita in un comunicato “sicuramente unica e affascinante se fatta sui terrazzamenti: se i luoghi chiusi sono un problema, la montagna ci viene in aiuto grazie allo splendido scenario dei 2.500 km di vigneti terrazzati valtellinesi che sono coronavirusfree”. Ci si domanderà che cosa ci sia di strano. E invece c’è da scommettere, a voler pensar male, che dopo questo subliminale lavaggio del cervello, il nostro inconscio potrebbe indurci a levare in alto i calici al termine della citata passeggiata tra i vigneti. Sarebbe il primo caso di coronavirus  chiamato in causa per migliorare il fatturato di un produttore di vini. (Ser)

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