Addio a un padre degli uomini jet

Le piste erano ricoperte da lastroni di ghiaccio dove affioravano grosse pietre. Venivano approssimativamente protette ai lati da balle di paglia come all’epoca si usava negli autodromi. Quando si cadeva non si sapeva mai se e come ci si sarebbe rialzati. Di questi temerari uomini jet è stato un padre Davide David, due volte campione italiano di discesa libera nel 1953 e nel 1957, morto il 10 marzo nel suo letto a Gressoney La Trinité. Aveva 91anni. Un lutto nel mondo dello sci valdostano. La sua figura non può che essere accostata a quella del figlio Leonardo a sua volta grande promessa del discesismo italiano scomparso nel 1985 dopo cinque anni di coma seguiti alla tragica caduta in una gara di Lake Placid. Era un uomo mite e ironico Davide David, impossibile non volergli bene. Nel suo negozio di articoli sportivi nei pressi della funivia della Jolanda si andava anche per chiedergli un consiglio sulle condizioni delle piste. Il negozio era all’avanguardia, con i migliori sci dell’epoca. Davide sapeva prepararli e soprattutto sciolinarli a dovere. Mariuccia, la moglie, era una donna affabile e sempre disponibile anche con il cliente più capriccioso, ma quando Leonardo era in partenza per una delle sue gare in giro per il mondo diventava inavvicinabile, tutta presa per quel suo figliolo “ammalato” di sci come il padre.

David con Ambrogio Fogar (alle sue spalle) e due allieve (ph. Serafin)

Davide, maestro di sci, è stato il fondatore dello Sci club Gressoney-Monte Rosa, dove sono emersi negli anni Settanta atleti del calibro di Annalisa Ceresa, Franco Bieler e Wanda Bieler. Il negozio di famiglia era stato aperto nel 1958, l’anno in cui sposò Mariuccia. Ebbe due figli, Daniela e Leonardo, classe 1960, capace di dare la birra al “mostro” Ingmar Stenmark. Da piccolo – ricordava Davide – Leo buttava la cartella di scuola appena arrivato a casa, addentava una tartina di marmellata e scappava via per riuscire ancora a fare una discesa sulla Jolanda. Davide era ai suoi tempi un discesista di classe, temerario quanto bastava, e aveva vinto gare internazionali. Aveva imparato a sciare negli anni del dopoguerra. “Dopo l’8 settembre”, ricordava, “alcuni azzurri dello sci vennero a Gressoney per poter passare il confine. Non riuscirono, si fermarono qui, insegnando anche a noi gressonari”. Uomo walser, amava la sua lingua, il titsch, e le tradizioni di quel piccolo popolo venuto dal Vallese. Gressoney vanta altre storiche personalità legate allo sci. Come ricorda il libro “Due montanari” di Maria Teresa Cometto (Corbaccio), sono entrati nella leggenda i fratelli Arturo e Oreste Squinobal, quasi imbattibili tra i ghiacci del Monte Rosa nel trofeo Mezzalama. I due compirono imprese straordinarie, come la salita senza ossigeno agli 8586 metri del Kangchendzonga, senza mai venir meno alla quotidianità della loro attività di falegnami e guide alpine.

Chi ha frequentato da turista negli anni Settanta l’incantevole valle del Lys non potrà mai dimenticare le apparizioni invernali dei due fratelli Squinobal lungo l’anello che si sviluppava intorno al laghetto di Gover e poi su su fino alla villa dei Savoia attraversando i prati di Gresmatten dove ci si fermava a comprare la moccetta da Angela Laurent, già custode con il marito Corrado del lago artificiale del Gabiet. Invece sullo sfondo della vallata gli ultimi raggi di sole incendiavano il “naso” e le altre asperità del Rosa quando, nell’anello tracciato lungo le sponde del Lys, si affacciava, con le sue eleganti falcate, Luigino Filippa, maestro di sci di fondo. Luigino era preside della scuola media di Gaby, poi è diventato sindaco di Gressoney. Suo fratello Sergio, maestro di sci, è stato campione italiano di slalom gigante nel 1970. Ma in fatto di sci, i fratelli Filippa non erano per niente in sintonia. Luigino sosteneva che gli unici veri sci sono e rimangono quelli da fondo e per dimostrarlo li usava per buttarsi acrobaticamente in picchiata nella “nera” della Weissmatten: quella pista dedicata a Leonardo David che adesso rischia la chiusura insieme con l’impianto di risalita per ragioni di bilancio. (Ser)

Nel 1953 e nel 1957 Davide David (1929-2020) fu campione italiano di discesa libera.

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