Seconde case, la rabbia dei sindaci

“In questi giorni si parla del Coronavirus quasi essenzialmente come fenomeno delle città. Di montagna si parla ben poco”. Questo si legge nel sito Dislivelli. Non è del tutto vero però, basta digitare la parola coronavirus e vedrete che qualcosa d’interessante salta fuori anche in mountcity. E comunque gli amici piemontesi dell’associazione “Dislivelli” ora non possono più mugugnare. Su tutti i giornali è esplosa sabato 14 marzo 2020 la spiacevole faccenda delle seconde case in montagna con l’invito dei sindaci, arrabbiatissimi, a evitare pendolarismi e starsene a casa: nella casa di città ovviamente. Ciò per non aggravare la situazione sanitaria nelle valli minacciate dal virus, Val d’Aosta in primis. Lo ha capito anche il mite Paolo Cognetti, premiatissimo scrittore delle “otto montagne”. “Mi sembra giusto stare qui a Milano, anche se avrei potuto andare in baita a Estoul, in Val d’Ayas, dove sono residente”, spiega in un’intervista a Dislivelli Cognetti, milanese doc.

Cognetti: “Ho scelto, resto in città”.

Non è il caso di Cognetti, ma va rimarcato che per i proprietari di seconde case in montagna privi di residenza in valle vale l’invito di rispettare la disciplina dettata dai decreti del presidente del consiglio, rimanendo nel proprio comune. Il pendolarismo è stato tra l’altro bloccato a Bardonecchia che annovera 11 mila e 200 seconde case, con l’invito del sindaco a segnalare movimenti irregolari di turisti e villeggianti. I sindaci di montagna sono tutti schierati (“una rivolta” la definisce il Corriere del Trentino) contro l’esodo dalla pianura. Intanto il primo cittadino di Courmayeur ha chiesto ai non residenti di lasciare subito la località alpina…Ecco dunque un effetto non previsto del virus: la montagna non è in grado di offrire rifugio e conforto ai bipedi di pianura in fuga. Tradizioni secolari di ospitalità sembrano (provvisoriamente) andate in fumo. E’ dunque da escludere che la montagna, con tutti i suoi problemi, oggi rappresenti un antidoto ai malesseri della città: un aspetto su cui ha fatto leva per secoli il turismo alpino e che ha fatto prosperare il mercato delle seconde case.

Come non ricordare, per i lettori più attenti di libri di montagna, di quando Edmondo De Amicis (“Nel regno del Cervino. Gli scritti del Giomein”,1903, uscito nella collana dei Licheni) si stupiva del silenzio “grande e benedetto” del grande albergo ai piedi del Cervino che lo ospitava? Lo scrittore del “Cuore” annotava compiaciuto nei suoi diari che i clienti venivano condotti al Breuil (a dorso di mulo) “lontano dai mille continui rumori della città, a cui ci illudiamo d’esser diventati insensibili, dove in realtà non ci abbiamo fatto che l’orecchio”. Quello è stato l’inizio di un nuovo rapporto tra città e montagna oggi, purtroppo, drammaticamente compromesso. Quanto alla fortuna di possedere una seconda casa in montagna, il valdostano Daniele Pieiller ci ricorda in AltriSpazi che ciò comporta anche dei doveri. Daniele invita tra l’altro i non residenti a cercare in tutti i modi di creare un indotto. In che modo? “Possibilmente instaurare un legame vero con il territorio e, se ci si riesce, creare una piccola attività economica (orto, piante officinali, B&B, ecc.) o adottare una mucca per dare un sostegno concreto agli allevatori”. Quando tutto sarà tornato alla normalità, occorrerà tenerne conto. Qui sotto l’inqualificabile invito ad andarsene dei valdostani ai turisti il 15 marzo nelle pagine de La Stampa. (Ser)

 

3 thoughts on “Seconde case, la rabbia dei sindaci

  • 17/03/2020 at 17:43
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    Sindaci ipocriti. Fino al 10 marzo affermavano che la montagna è salute, non c’è pericolo, “venite in montagna sui nostri impianti”. Questi falsi montanari dopo aver distruttole montagne con la politica delle seconde case oggi si pentono?

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  • 15/03/2020 at 20:26
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    Sono d’accordo con Lorenzo. La seconda casa può essere eletta a domicilio e quindi può essere raggiunta per restarci in quarantena piuttosto che in città. L’importante è comunicare la presenza a chi di dovere.

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  • 14/03/2020 at 16:27
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    i sindaci oggi strepitano ma gli oneri di urbanizzazione li hanno a suo tempo intascati, assecondando la devastazione urbanistica e paesaggistica che tutti ben conosciamo… nascere e risiedere in montagna non necessariamente riscatta dalla miseria umana e intellettuale oggi imperante

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