Dietro la grande fuga dalle città

L’ospitalità della nostra montagna è calibrata per il turismo non certo per un’emergenza sanitaria: una cosa è accogliere e rifocillare turisti, altro è accogliere e curare malati”. Questo scrive il dottor Enzo Bozza, medico di base di Borca di Cadore (Bl), in questa lettera pubblicata lunedì 16 marzo dal Gazzettino di Belluno.

Io, medico di montagna, vi dico…

Nei paesi di montagna, la sala di aspetto di un ambulatorio medico è un luogo di aggregazione, un po’ come dal barbiere, una volta. Così con l’orecchio teso, puoi raccogliere gli umori e le novità del paese, notizie di prima mano, come dicono gli esperti: vox populi… Giorni fa ho disposto i pazienti in fila indiana a due metri di distanza l’uno dall’altro, quindi gli scambi verbali avvenivano con il megafono e con l’eco. Grande agitazione degli astanti perché pare che proprietari delle seconde case, quelle di villeggiatura per intenderci, sono arrivati a frotte perché l’aria di montagna fa bene e poi perché rinchiudersi a Padova in un condominio quando puoi soggiornare in una ridente località montana? Il livello di agitazione è diventato febbrile quando una signora ha raccontato di avere i vicini provenienti da Milano, arrivati nottetempo con il trolley e un po’ alla chetichella, visto che avevano forzato il blocco ministeriale.

Nella sala si sono levati gli anatemi e una singolare riprovazione da Giudizio Universale. Apriti Cielo. Caccia agli untori. Ho cercato di sedare un po’ gli animi dicendo che non si può togliere la libertà di entrare nella casa di proprietà anche se di villeggiatura. I maligni hanno puntualizzato che molti furboni foresti la residenza l’hanno presa qui, chissà con quale intento fiscale, ma tant’è. Siamo a Cortina e la montagna è così bella che tutti ne vogliono un pezzetto e così, invece di ammirarla, se la comprano. Ogni epidemia o situazione straordinaria mette a nudo una irragionevole emotività fatta di atti pericolosi: la fuga in montagna è uno di questi. Avemmo ragione di credere che il territorio montano, fatto di piccoli paesi, sparsi e distanti l’uno dall’altro, le abitudini della gente del luogo e le pochissime occasioni di aggregazione, avrebbero contenuto tantissimo la diffusione del covid19. Conta anche il numero di persone, tra Vodo e Borca neanche 1600 residenti, il che rende più facile ogni operazione di contenimento. I nostri ospedali sono proporzionati alla residenza: piccoli ospedali per poca residenza.

L’ospitalità della nostra montagna è calibrata per il turismo non certo per un’emergenza sanitaria: una cosa è accogliere e rifocillare turisti, altro è accogliere e curare malati. Così apprendo dalla “vox populi” che molti villeggianti sono qui in quelle case di loro proprietà che normalmente restavano chiuse per otto mesi all’anno. Ora gli scuri sono spalancati e molto più scura è la faccia degli autoctoni che guardano con molto sospetto questi signori che vengono da Milano, Padova, Venezia, Treviso. Ancora più imbarazzante è la conversazione ascoltata a Cortina in corso Italia da una simpatica combriccola di milanesi che si vantavano di averla fatta franca e di essere arrivati nella conca ampezzana nonostante i divieti. Come raccapricciante era la calca di sciatori in fila per gli impianti di risalita solo la settimana scorsa. Pagheremo lo scotto di queste scellerate decisioni la settimana prossima, con l’aumento inevitabile dei contagi. Come sempre, ci affidiamo al fattore C che tanta prosperità ha regalato a noi italiani nella storia. Purtroppo una pandemia non si affronta con il fattore C o con le resse campaniliste dal barbiere.

Da tanto fastidio l’arroganza di coloro che hanno le palanche per potersela permettere, ma essere cittadini italiani è ben altro, ha a che fare con il rispetto per il prossimo e portare a spasso un virus mortale in queste montagne ci dice che prima di essere italiani dobbiamo imparare a essere cittadini. Responsabili. Abbiamo tre famiglie in quarantena tra Vodo e Borca, anche perché qualcuno con tanto di febbre ha pensato bene di continuare a lavorare. Alla fine, conta più il denaro della salute. Così, ci tocca vedere Heidi e Peter sulla neve ma, stavolta, con la mascherina. Speriamo di non doverli intubare perché non abbiamo più neanche i ventilatori. Fattore C. Come sempre.

Enzo Bozza

Medico di base Borca di Cadore (Belluno)

 

A proposito di rastrellamenti ordinati dai sindaci nelle seconde case, ecco una cronaca (e uno sfogo) di Fabio Ferretti dall’Alto Adige.

Diritto alla salute: non vale a tutte le quote?

Fare cassa fino all’ultimo minuto, lasciare hotel, negozi e impianti aperti fino al 9-10 marzo, ignorare cosa sta succedendo in Lombardia e nel vicino Veneto sin dal 21 febbraio (paziente 1). Non sensibilizzare subito la propria comunità che nei bar nei negozi continua a recitare (un po’ per calcolo e un po’ per cattiva informazione) il mantra “ma è solo un’influenza”. Poi correre ai ripari coi rastrellamenti, decisione in disarmonia con la Costituzione e con il decreto di Conte, che stabilisce per tutti nessuno escluso l’obbligo di non muoversi dal luogo in cui si è, ma lascia facoltà (e non è un obbligo) di tornare alla propria abituale residenza. La definzione di residenza gode di un’ampia interpretazione nella giurisprudenza, non dimentichiamolo. Viviamo ancora fino a prova contraria in uno stato di diritto. A quel punto la gente del villaggio, improvvisamente tornato medievale, non dice più “è un’influenza” e guarda l’ospite con l’occhio contundente. In un attimo ci sentiamo dentro il film “uccelli” di Hitchcock. Questo è successo ma succede ovunque in Europa. La prima a discriminare l’Alto Adige è stata la Germania che l’ha bollato come Zona Rossa prima che lo facesse il governo italiano. A ruota ci si è messo Kurtz l’austriaco, la cui faccia non lascia immaginare istinti libertari. E si sa, i sud tirolesi hanno un certo debole per i tedeschi e per gli austriaci… Ma diciamoci la verità, tutto il mondo è paese, Ischia non voleva i lombardi il 23 febbraio, rovesciando un razzismo durato per secoli. Nelle ultime ore la Germania ha chiuso alla Francia alla Svizzera e all’Austria, facendo saltare Schengen. Ma si stiamocene a casa nostra, in attesa del posto letto che non basterà da nessuna parte; nemmeno lassù in quelle valli dove si può morire purtroppo da un momento all’altro, e dove la popolazione anziana è numerosa. C’è un principio pertanto, una ratio (anche se istintiva e contra legem) di queste ordinanze d’emergenza che va anche capita: il bisogno di assicurare alla propria comunità un’assistenza di “identità“… Ma una cosa è certa, anche se non rispettata: è il principio che il diritto alla salute e all’assistenza sanitaria valgono per tutti su tutto il territorio nazionale. Ma c’è una nuova Costituzione regionale materiale, la definirei emergenziale un po’ troppo parvenu, che nega questo… 😉

Fabio Ferretti

Post scriptum: mi risulta che nelle Marche (di fatto questo sta avvenendo ovunque) sia pieno di Lombardi e/o Veneti che, per una paura anche umanamente comprensibile, hanno raggiunto le loro seconde case. Una paura non scusabile però, questo lo sottolineo con dura forza, se esercitata con fughe dell’ultimo minuto, irresponsabilmente, con ovvio pericolo di contagio per tutti. Non mi risulta che il Governatore delle Marche abbia emesso ordinanze di espulsione. È ovvio che, nel caos del momento, il potere centrale non ha la forza sufficiente di far rispettare la propria legge, lasciandola interpretare dalla periferia a proprio piacimento. Ma questa è l’anticamera del Caos…
Il turismo è una voce fondamentale del PIL italiano, questi casi di violazione palese della libertà rischiano di diventare un boomerang senza precedenti che ricadrà su quelle comunità che oggi si sentono protette dai loro sovranisti di facciata. Ti viene veramente la voglia di non tornare mai più in quella terra che hai sempre sentito come la tua. Almeno io così da sempre la sento. Andavo in Pusteria che ero bambino. Questa è una sfumatura che il valigiano oggi ovviamente non capisce e che certamente tarderà a capire. Proprio così come ha capito troppo tardi che questa non è un’influenza. Ma io tornerò, ché quella terra è anche casa mia.

One thought on “Dietro la grande fuga dalle città

  • 17/03/2020 at 13:34
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    Fintanto c’era da incassare soldi Kompatscer e Fugatti invitavano a venire sulle Dolomiti in quanto “territori della salute”. I servi degli impiantisti. Ora respingono chi cerca salute. Ipocrisia totale.

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