Kurt, una leggenda vivente nel firmamento del Cai

Classe 1932, austriaco di nascita ma da molti anni residente in Italia, Kurt Diemberger oltre a essere uno dei massimi esponenti dell’alpinismo himalayano, è uno dei maestri del cinema di montagna dell’era pre-digitale. Come tutti gli appassionati sanno, oggi a 88 anni appena compiuti, è l’unico alpinista vivente ad aver scalato due 8000 in “prima” assoluta (il Broad Peak nel 1957, primo ottomila vinto in stile alpino, e il Dhaulagiri nel 1960). Ha uno straordinario carnet di scalate su roccia e su ghiaccio nelle Alpi, un gran numero di spedizioni sulle montagne di tutto il mondo e la scalata di altri quattro 8000 (Everest, Makalu, Gasherbrum II e K2). Ma raccontare Diemberger, la sua vita ai confini della leggenda, richiederebbe l’intervento di esperti biografi. Che al momento opportuno non mancheranno. Ciò non impedisce di sottolineare in questa sede che prima della diffusione della tecnologia elettronica, Kurt è stato uno dei pochi cineoperatori a spingersi alle quote più alte dell’Himalaya, al punto da meritarsi il titolo di “cineasta degli 8000”. Non c’erano telecamere digitali, niente satelliti, la cinepresa era dotata di una molla che andava ricaricata a mano, anche se le mani erano congelate e quasi inservibili. Inezie per una roccia come Kurt.

Grande viaggiatore, Diemberger è anche autore di innumerevoli libri di alpinismo, piacevolissimi da leggere, alcuni dei quali sono considerati dei veri e propri evergreen. Tra questi “Tra zero e ottomila” che non può mancare nella biblioteca di ogni appassionato. Obbligatoria sarebbe da considerare anche la lettura di “K2 il nodo infinito. Sogno e destino”. E’ la storia della terribile estate 1986 in cui il grande alpinista austriaco, aggregato alla spedizione italiana di “Quota 8000”, una volta raggiunta la vetta, scampò per un soffio a un’implacabile tempesta dopo avere assistito alla morte della compagna Julie Tullis.

A proposito di donne. Felice di vivere un po’ all’ombra di un patriarca dolce e autorevole è oggi la moglie Teresa che gli ha dato il bravissimo Igor, medico navigato alle cui cure Kurt si sottopone docilmente e con profitto. E poi nella vita di Kurt occupa un posto importante Maria Antonia Sironi, la simpaticissima Tona, scrittrice raffinata, traduttrice di molti suoi libri, compagna di mille avventure in montagna, colei che in veste di prima moglie gli diede due stupende figlie con il corollario di una nidiata di nipoti e pronipoti. Infine, va segnalato un dato biografico importante anche se trascurato nelle agiografie comparse in questi giorni in alcuni siti: nel ’97 a Ferrara il Club Alpino Italiano ha eletto Diemberger, per volere dei delegati, socio onorario, riconoscimento andato in passato ad altre celebrità dell’alpinismo, da Reinhold Messner a Cesare Maestri. La grande famiglia dell’alpinismo italiano non può che esserne fiera. (Ser)

“Alcune grandi montagne possiedono qualcosa di inspiegabile, come il K2, l’immenso cristallo che mi stregò completamente”, spiega Kurt Diemberger. In apertura ringrazia nel 1997 i delegati del Club Alpino Italiano che gli conferirono l’onorificenza di socio onorario. Garante di Mountain Wilderness International, colonna portante di Eco Himal, Kurt è da sempre in prima fila nelle battaglie per l’ambiente. (ph. Serafin/MountCity)

 

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