Il brand alpinistico che produce mascherine

Heiner Oberrauch (dal Corriere del Trentino)

Come in tempi di guerra, è di stretta attualità la riconversione dell’industria in funzione della nuova emergenza sanitaria. A scendere in trincea questa volta è Oberalp – Salewa. Il patron del gruppo, a cui fa capo il famoso marchio di abbigliamento da montagna, ha deciso di convertire due stabilimenti veneti, che fino a qualche giorno fa producevano vestiti e giacche a vento per vari brand del gruppo, in centri di produzione di migliaia di mascherine e tute destinate agli ospedali altoatesini e alla Protezione Civile. Un provvidenziale intervento visto che il settore si trova a ricostruire in emergenza una filiera che in Italia non esisteva più da quando le mascherine hanno cominciato a essere prodotte nei Paesi a più basso costo del lavoro. “Abbiamo già consegnato 25 mila mascherine di vari modelli e un centinaio di vestiti”, ha spiegato giovedì 19 marzo ai giornali locali il patron Heiner Oberrauch del quale è nota l’attenzione riservata al sociale.

Come si può rilevare dal catalogo Salewa, un tipo di maschera usata dagli alpinisti per difendersi dalle turbolenze alle alte quote è nei listini della casa. Va aggiunto, per pura curiosità, che una maschera speciale di pelle si trovava sempre nello zaino di Piero Giglione quando l’intrepido ingegnere di Borgomanero sfidava negli anni Trenta le bufere himalayane, come è stato possibile vedere in una mostra organizzata dal Museo della Montagna. Se ne può dedurre che quando è in gioco la sopravvivenza, l’alpinismo ha ancora qualcosa o forse molto da insegnare.

Una maschera da alpinismo e, in apertura, quella di pelle usata da Piero Ghiglione alle alte quote.

Niente di nuovo sotto il sole in ognimodo per Salewa, fondata nel 1935 da esperti sellai e tappezzieri. L’azienda mise a disposizione la sua produzione già durante l’emergenza della seconda guerra mondiale, come si legge in Wikipedia, producendo i primi zaini con lo schienale rinforzato in tubi d’acciaio e bastoncini da sci di tipo telescopici in legno di nocciolo e successivamente in lega leggera. Nel dopoguerra, per le autorità americane, produsse un migliaio di materassi nell’ambito di un programma di assistenza ai profughi. E non finisce qui. “Ci siamo attivati”, ha spiegato Oberrauch, “con i nostri partner cinesi che forniranno alla sanità altoatesina 21,5 milioni di mascherine di vari tipi e 430mila tute”. Effetti benefici della globalizzazione. (Ser)

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