Letture. Nel cuore del Monte Bianco

Sullo sfondo dei complessi lavori per il tunnel stradale del Monte Bianco inaugurato nel 1965, la milanese Sara Loffredo ambienta il suo romanzo “Fronte di scavo” (Einaudi, 150 pagine, 17,50 euro). Realtà e fantasia si intrecciano nella narrazione e subito il pensiero corre a questa straordinaria avventura piena d’incognite mirata al progresso dell’umanità mentre in contemporanea, lassù tra le vette, si mettevano in gioco tante vite in omaggio a non del tutto chiari ideali, a rivalità oggi incomprensibili o per il semplice e pur sempre legittimo piacere di farlo. E intanto l’industria automobilistica italiana varcava la cortina di ferro e la Fiat concludeva un accordo con l’Unione Sovietica per la costruzione di uno stabilimento sulle rive del Volga. Chi sarebbe più riuscito a fermare il pernicioso (per l’ambiente) traffico su gomma?

In “Fronte di scavo” si confrontano due personaggi: Ettore, ingegnere milanese responsabile del progetto e il capocantiere Hervé. Entrambi sono impegnati in una sfida senza precedenti contro il tempo e contro le insidie naturali sotto la montagna che si mostra inscalfibile e feroce. Ettore impara a domare la montagna grazie a Hervé e si pacifica con il suo passato grazie all’incontro con Nina, l’unica donna del cantiere che da principio sembra incrinare il rapporto con l’assistente. “Entrare nel buio delle gallerie”, spiega Ettore nel romanzo, “mi dava il piacere dell’allerta, acuendo i sensi che diventavano più precisi, tutti rivolti alla ricerca di una via, quella più giusta, quella possibile, come se fosse già stata creata nella roccia e io dovessi solo trovarla: la pietra cedeva perché il disegno delle sue vene si apriva lì, in nessun altro modo, in nessun altro punto. Fu così che imparai a cercare la luce come fa il seme nella terra, quando apre una strada che esisteva anche prima ma gli altri non la vedevano”.

Quando la prossima volta percorreremo il traforo non potremo fare a meno di pensare a Ettore e agli altri personaggi di questo bellissimo romanzo. L’autrice ci riporta a quei giorni pieni di fatica, aspettative, rischi, sogni, riprendendo fedelmente certi documenti originali e ricostruendo con precisione i lavori e le vicende reali che li accompagnarono. (Ser)

L’inaugurazione del traforo nel 1965 in un documentario dell’Istituto Luce. In apertura uno degli ingressi del tunnel.

2 thoughts on “Letture. Nel cuore del Monte Bianco

  • 09/04/2020 at 22:59
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    Forse il brano scelto nella recensione di “Fronte di scavo” non è dei più felici, ma a nostro avviso rende bene – con qualche libertà stilisticamente giustificabile in un romanzo tra realtà e finzione – l’idea del lavoro titanico compiuto nelle viscere del Monte Bianco. La via seguita non poté che essere “quella più giusta, quella possibile” come correttamente espresso. Con tutto il rispetto per l’opinione dell’amico ingegnere, non si vede quale ombra questo romanzo possa gettare sui professionisti da lui autorevolmente rappresentati. Il cui comportamento in tale circostanza fu a dir poco eroico. Quella loro vitaccia da sorci e quella degli operai (ne morirono 17!) tenne per anni con il fiato sospeso italiani e francesi. Solo a missione compiuta, con la caduta dell’ultimo diaframma, si poté tirare un sospiro di sollievo.

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  • 09/04/2020 at 18:14
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    “acuendo i sensi che diventavano più precisi, tutti rivolti alla ricerca di una via, quella più giusta, quella possibile, come se fosse già stata creata nella roccia e io dovessi solo trovarli”. Di solito le gallerie sono quasi rettilinee per ridurre la lunghezza dello scavo e vengono progettate dopo adeguati studi geologici e topografici. L’ingegnere non è un topo che entra nella montagna scavando dove fa meno fatica. Mi auguro, a nome dei miei colleghi ingegneri, che il resto del libro sia più convincente e mi scuso con Roberto per questa precisazione nata in una giornata di noiosa segregazione.

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