Chiudetevi in casa: il Cai sollecita gli iscritti

Abbiamo lasciato alle spalle Pasqua e Pasquetta, giornate indimenticabili quelle di quest’anno perché passate per la prima volta in isolamento domiciliare o dietro mascherine improvvisate per difenderci dal Coronavirus, un virus che si diffonde nell’aria. Detto così potremmo subito pensare che non c’è possibilità di difendersi perché l’aria la dobbiamo respirare per vivere, ma non è così. All’aria aperta dove ci sono poche persone che camminano la concentrazione virale è molto limitata. I luoghi in cui possiamo correre qualche rischio sono quelli dove soggiornano tanti individui contemporaneamente come le sale d’attesa e di degenza degli ospedali, gli uffici pubblici, i mezzi pubblici, e, purtroppo, i teatri e i cinema, i ristoranti, i bar e i piccoli supermercati.

Le nostre abitazioni sono da considerare altrettanto e forse più pericolose in presenza di una o più persone infette. La chiusura in casa, il così detto lock down, non è quindi un provvedimento che può lasciarci tranquilli: forse rischia meno chi dorme sotto i ponti! Allora perché invitare le persone a restare a casa o a spostarsi solo entro un raggio di duecento metri? Va bene il distacco sociale, ma una passeggiata in un parco o fuori porta da soli o accompagnati da un convivente non è distacco sociale? Andare lungo i fiumi o i navigli o attorno ai laghi non è distacco sociale?

Meraviglia che, malgrado queste restrizioni esagerate alla mobilità a cui in qualche regione si unisce l’obbligo della mascherina anche all’aperto, non ci siano prese di posizione autorevoli a favore delle pratiche quotidiane all’aperto e al sole che fino dai tempi della temuta tubercolosi erano ritenute necessarie per la buona salute. Mi riferisco in particolare al Cai che riunisce fra i suoi soci anche tanti medici autorevoli, psicologi, giornalisti, tante persone da sempre convinte che camminare fa bene alla salute.

Nella lettera del 25 marzo 2020 (https://www.cai.it/covid-19-lettera-ai-soci-del-presidente-generale-del-cai-vincenzo-torti/ ) il presidente Vincenzo Torti invita i soci ad accettare le limitazioni ricordando “a tutti, soprattutto agli irriducibili, che le montagne sanno aspettare, qualità che ci hanno insegnato i più grandi alpinisti”. E’ mai possibile che una comunità di più di trecentomila soci abbia accettato restrizioni alla semplice necessità di mantenere la corretta mobilità pensando solo alla limitazione delle escursioni montane e non alla salute psicofisica dei soci e dei cittadini in generale costretti in casa o nel raggio di poche centinaia di metri per quasi due mesi?

Perché nessuno ha preso posizione quando hanno chiuso i parchi cittadini, gli argini di fiumi e canali, i litorali marini, i percorsi nelle campagne, tutti luoghi dove è facile il distacco sociale, magari utilizzando la semplice mascherina chirurgica? Perché nessuno ha cercato di indirizzare le nostre amministrazioni pubbliche ricordando che il sole e l’aria rendono inattivi tutti i virus, che la salute si coltiva con adeguato movimento quotidiano e non la reclusione in case poco arieggiate? I Cinesi hanno rinchiuso solo una città, non la campagna circostante, non tutta la Cina, e poi era inverno. Ora, da noi è quasi estate, il sole splende, l’aria è pulita e abbiamo avallato la chiusura di tutta Italia in casa e c’è chi pensa di continuare a chiudere in casa gli anziani fino a dicembre!

Dario Monti

www.viestoriche.net

Il sole e l’aria rendono notoriamente inattivi i virus (ph. Serafin/MountCity)

Commenta la notizia.