“Il Rosa” e la valle che si è fermata. Cronache di un piccolo giornale alpino

L’intensa vita sociale di una valle di montagna che si è fermata “tornando al calore del focolare” emerge nelle pagine dello storico “Il Rosa – Giornale di Macugnaga e della Valle Anzasca”. Il primo numero del 2020 uscito in concomitanza con le vacanze pasquali è stato spedito in versione cartacea per posta ma può rappresentare una difficoltà leggerlo per chi era abituato a ritirarlo gratuitamente presso librerie, centri di aggregazione sociale e uffici turistici. Per questo è possibile scaricare “Il Rosa” in formato pdf dal sito www.ilrosa.info e anche cliccando in coda a questo articolo. “Il Rosa” (è il colore della carta ma anche del Monte Rosa all’alba) è un piccolo giornale alpino, frutto di volontariato etico ma orgoglioso dei suoi 60 anni di vita come una delle prime free press delle Alpi, nato in una remota valle di montagna. Il primo numero del 2020 del giornale diretto da Paolo Crosa Lenz vede la presenza di 32 firme (tutte volontarie e di prestigio). Una conferma di affetto per la storica testata, ma anche di libertà di pensiero e pluralismo di idee, di fiducia nel futuro delle Alpi come bene comune per l’Europa e per il mondo. “Cerchiamo sempre di raccontare le cose buone e le energie giovani che stanno animando questo processo”, è spiegato in una nota della redazione. Il numero in distribuzione si occupa ampiamente di come il coronavirus stia cambiando la visione della montagna e offre quattro pagine di testimonianze di chi ha scelto Macugnaga come nuovo rifugio, con ampi sguardi alle pestilenze del passato.

Quella fuga dalla città

“Tre aspetti di quanto sta accadendo in questi mesi”, si legge nell’editoriale, “riguardano le Alpi. I cittadini ricchi, quelli che possiedono le seconde case, fuggono in montagna dalle città ammalate, nelle Alpi salubri, riserve di benessere e luoghi di rifugio. Sfollati della contemporaneità, mentre i poveri rimangono rinchiusi negli ‘alveari’ delle metropoli. Macugnaga non è mai stata così affollata. Un secondo aspetto, in un mondo sempre più chiassoso e veloce, è la riscoperta della solitudine e del silenzio, della possibilità di stili di vita differenti da quelli a cui eravamo abituati. È un’imposizione doverosa: restiamo da soli per salvarci tutti. Così ancora una volta madre natura, con i suoi tempi lenti che permettono un cammino riflessivo, ci può aiutare a vivere bene. Non solo lei, ma anche i libri e la musica, soprattutto l’epidemia ci offre l’occasione per riscoprire la solidità degli affetti e la cura della casa. Un terzo aspetto è quello della solidarietà. Nei nostri villaggi, spontaneamente e naturalmente, sono immediatamente scattati meccanismi di aiuto reciproco per cui l’individuo si scopre comunità”.

“La consolazione di un tramonto” s’intitola la testimonianza di un gruppo di milanesi costretti dagli eventi a trascorrere la quarantena a Macugnaga. “Doveva essere un normale week end di Carnevale”, si legge, “l’occasione per riunire la famiglia (dieci persone…) sotto lo stesso tetto, in un luogo amato da tutti noi e che frequentiamo da più di sessant’anni. Poi la notizia che le scuole a Milano sarebbero state chiuse tutta la settimana ci ha fatto mettere in valigia un paio di magliette in più, il romanzo che in città non si è avuto il tempo di leggere, il computer portatile per restare connessi ciascuno con il proprio lavoro”.

Poi la decisione improvvisa di chiudere Milano “chi è dentro è dentro, chi è fuori può rientrare ma non uscire fino a nuovo ordine” ha messo i villeggianti milanesi di fronte alla necessità in poche ore di prendere una decisione drastica. Restare a Macugnaga da non residenti o rientrare a Milano? “Ovviamente i bambini tifavano per restare ma c’erano impegni importanti degli adulti di cui tenere conto: un trasloco (ormai rimandato a data da destinarsi…) lavoro d’ufficio da organizzare diversamente, consegne editoriali improrogabili. Siamo rimasti e non ce ne siamo pentiti. Abbiamo cercato di organizzarci in modo militaresco, convincendo i bambini che bisognava rispettare orari e scadenze scolastiche, utilizzando i computer per le lezioni online che a poco a poco le loro classi hanno istituito. Gli adulti (e gli anziani…) oltre a cercare di svolgere il proprio lavoro con mezzi di fortuna e connessioni internet inadeguate, si sono divisi i compiti…”.

“Abbiamo temuto all’inizio”, raccontano ancora i milanesi, “di essere visti come untori dagli abitanti di Macugnaga, giustamente preoccupati di restare immuni dal contagio, ma ciò non è avvenuto; abbiamo limitato al minimo le discese in piazza, giusto per fare la spesa e acquistare il giornale, muniti di guanti e mascherine. In questo tempo sospeso, che non riusciamo a definire, la vita è strana: non si fanno più programmi a lungo termine e non si contano le giornate che ancora dovranno passare prima della fine dell’isolamento; si gode di piccole cose come una telefonata inaspettata da amici lontani, il gesto gentile di un ristoratore che ti regala un po’ delle sue scorte ormai inutili, un tramonto perfetto sul Rosa…”

Scarica qui “Il Rosa” numero 1/2020

Una veduta della Macugnaga radiosa “che si appresta a riabbracciare turisti, villeggianti, alpinisti ed escursionisti” come si legge nelle pagine  del piccolo giornale alpino “Il Rosa” (Foto © Sport PRO-MOTION). Nella foto di apertura la Chiesa Vecchia (ph. Serafin/MountCity)

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