Guide alpine. Il “Non manifesto” di Michele Comi

Michele Comi

Affermare e tutelare la libertà e la gratuità di accesso alla montagna e proteggere il patrimonio culturale dell’alpinista che è per definizione essenza di libertà: questo si leggeva nello statuto dell’Osservatorio della libertà varato nel 2012 in occasione di un’assemblea di delegati del Club alpino. “Proibire non serve alla crescita e all’autoresponsabilità” furono in quell’occasione le parole del grande alpinista Alessandro Gogna che per quell’osservatorio si è battuto a lungo. Adesso, in piena pandemia, ci si torna a chiedere se almeno quassù, in alto, non sia meglio affidarsi alla responsabilità individuale. Senza delegare la nostra salvezza a protocolli interministeriali, certificazioni e linee guida, che, per quanto azzeccate, non potranno risolvere la complessità in cui ci muoviamo. Su questi concetti si sviluppa il “Non manifesto” che Michele Comi, guida alpina della Val Malenco, geologo, scrittore e disegnatore provetto, ha lanciato il 5 maggio sui social. Un’occasione per ribadire che l’alta montagna è uno degli ultimi luoghi di libertà rimasti “dove ci pregiamo di facilitare esperienze per esplorare conoscere crescere e rigenerarci”, come osserva Comi a nome dei colleghi facendoci cortesemente avere anche il suo schizzo qui pubblicato, denominato “Iceberg montagna”, perfettamente in linea con il “Non manifesto”.

Ai colleghi che vorranno aderire, Comi lancia un invito: dovranno farsi riconoscere appuntando il distintivo alla rovescia. “Si tratta di un piccolo e doveroso messaggio di attenzione verso i compagni di cordata, vecchi e nuovi”, tiene a sottolineare, “per ribadire una modalità d’intendere la professione non sempre al centro del messaggio istituzionale di categoria”. A proposito di messaggi istituzionali, Comi si riferisce, nel documento da lui elaborato, a “vacue linee guida e procedure che tentano di inquadrare ciò che non può essere normato (la natura)”. La pandemia ha in effetti ispirato di recente diverse linee guida, forse troppe, relative all’accompagnamento. “Credo importante”, dice ancora Comi, “specie in questo momento, ribadire l’opportunità rigenerativa del ‘fuori’ e in ‘alto’, attraverso l’adozione di intelligenti cautele, oltre il proliferare di regole e linee guida. Ben tre ne sono state redatte nelle ultime settimane: CO.NA.GAI, SIMeM-Con-Na-Gai, Collegio Guide Lombardia. Ma occorre ribadire che forse l’alta montagna è l’unico posto che ci rimane per mettere a fuoco il risvolto soggettivo della ‘sicurezza’, dove il primato dell’interiorità è la sola risorsa che ci rimane: per educarci all’ascolto, per reagire all’insicurezza. Questo non significa negare le ‘paure’, ma saperle selezionare nella loro fondatezza e non lasciarsi da esse manipolare”.

Ancora è difficile se non impossibile stabilire quante reazioni abbia avuto il post di Michele Comi. “Ma se le condivisioni e i like equivalgono a un assenso”, conclude, “mi pare che qualcuno (pure tra i colleghi) abbia gradito”. L’invito è dunque di leggere il documento qui pubblicato e soprattutto di meditarci sopra. Ormai abbiamo tutti capito che è stato un errore spargere a piene mani l’idea che la vita (e anche la montagna) fosse un film di Walt Disney o un luna park. (Ser)

Il documento

GUIDE ALPINE SOTTO(SOPRA) / IL NON MANIFESTO

Disorientati da cliché resistenti, superomismo, feticismo tecnico e progressivo disamore per la natura (unico rifugio reale su cui si fonda la nostra professione) frastornati dall’ossessione per la sicurezza, sempre più da delegare a strumenti, regole e procedure… e per questo inattuabile nei contesti indefiniti e variabili come gli ambienti selvaggi

RIBADIAMO che l’alta montagna è uno degli ultimi luoghi di libertà rimasti dove ci pregiamo di facilitare esperienze per esplorare conoscere crescere e rigenerarci

SOSTENIAMO la frequentazione consapevole della montagna come un toccasana contro gli aspetti disorientanti di un mondo che corre, spesso senza limiti come occasione per comprendere i luoghi, la loro identità, arrivando a cogliere non solo pochi istanti come un bel panorama o la foto di vetta da “postare”, ma estendendo la comprensione di quel che accade e ci circonda nel tempo, andando oltre la ricerca d’avventura e del fitness svolti entro scenari gradevoli.

PER questi motivi LE GUIDE SOTTO(SOPRA) sostengono l’auto-responsabilità e auto-protezione come miglior strumento per muoversi entro luoghi selvaggi come l’alta montagna e le rupi

RIFUGGONO vacue linee guida e procedure che tentano di inquadrare ciò che non può essere normato (la natura)

TENGONO A MARCARE la propria modalità di vivere la professione

PER DOVERE DI INFORMAZIONE verso i compagni di cordata, vecchi e nuovi

COME RICONOSCERE LE GUIDE SOTTO(SOPRA)? Dal distintivo appuntato alla rovescia.

 

2 thoughts on “Guide alpine. Il “Non manifesto” di Michele Comi

  • 12/05/2020 at 21:49
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    Cara Oriana, ogni intelligente cautela indicata dalla scienza medica è di grande aiuto, pure per avventurarsi negli spazi aperti dell’alta montagna.
    Credo però, in questo momento soprattutto, che tentare di elevare l’individuo al rango di protagonista e responsabile delle proprie azioni, per noi stessi e per gli altri, sia fondamentale, oltre il proliferare di successive linee guida aggiunte a quelle esaustive SIMeM.
    Intanto leggo che da lunedì coiffeur e calliste saranno al lavoro, così come riprenderanno gli allenamenti in gruppo del calcio.
    Mi auguro che anche le guide possano tornare a condurre piccole cordate per creste e ghiacciai.
    Un saluto e arrivederci in montagna.

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  • 12/05/2020 at 16:47
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    caro Michele, avendo collaborato a stilare le raccomandazioni della SIMeM per il ritorno al lavoro delle guide alpine, mi sento chiamata in causa. Pur condividendo con te l’idea che la montagna sia un luogo di libertà e che l’autoresponsabilità sia importante, anzi fondamentale, in questi anni e soprattutto in questi mesi, mi sono convinta che tuttavia sia utile dare indicazioni e raccomandazioni a chi cerchi di mettere la sicurezza sua e dei clienti al primo posto. Il rischio zero non esiste, tanto più per il Sars CoV2, ma opportune precauzioni seguite con cura e scrupolo possono limitare la diffusione del contagio, fondamentale in questo periodo pre vaccino. Adesso conosciamo un po’ di più il virus, abbiamo qualche arma di cura in più, ma è solo un po’ di più: per esempio poco sappiamo dell’interazione tra virus e ospite, si cura la malattia (standard) e non i “malati” che rispondono sempre in modo individuale e ancora poco sappiamo in genere di questo Coronavirus. Ogni tanto le raccomandazioni comportamentali sono utili, soprattutto per chi non ha tutti gli strumenti decisionali che possono essere forniti da esperti o da chi un pochino di più ne sa rispetto alle conoscenze della guida alpina media. Nessuno pretende la perfezione, l’errore è sempre in agguato, ma resto convinta di aver fornito con i colleghi della SIMeM degli strumenti di facile utilizzazione. Poi …massima libertà e spero che vada bene a tutti. Rimane il rammarico e veramente profondo che invece di collaborazione ci sia sempre e solo la voglia di essere contro, qualcuno o qualcosa, ma contro. Veramente rammarico profondo.
    Oriana Pecchio

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