Soccorso alpino. Si riparte: due morti

Stragi del sabato sera azzerate dopo la chiusura dei locali. Diminuzione netta dei pedoni morti sulle strade (–74%). Incidenti del fine settimana: 20 decessi rispetto ai 75 del marzo 2019  –73%. Il coronavirus, che ha gettato nella tragedia il Paese, almeno è servito a far diminuire gli incidenti stradali. Anche la montagna disertata si è dimostrata ben più clemente del consueto, ammesso pure che si possa attribuirle qualche colpa per i 446 morti registrati nel 2019 dal Soccorso alpino e speleologico, otto in meno rispetto al 2018. A conti fatti, in tre mesi di pandemia, potrebbero risultare oltre cento le vite risparmiate. Ora però si riparte. E la musica cambia. In un paio di giorni due sono state le vittime di cui i tecnici dell’elisoccorso si sono presi cura. Un ventitreenne sci alpinista è stato travolto da una valanga alla Tofana di Rozes e trascinato a valle per 200-300 metri. Nelle Apuane un cinquantaseienne di Montelupo Fiorentino (Firenze) è invece morto per le ferite riportate in una caduta sul Monte Cavallo, in un punto molto scosceso.

Dalle statistiche diramate nel mese di aprile 2020 dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico si apprende che sono in aumento gli interventi di tecnici e volontari. Con quale impegno economico da parte della comunità non viene tuttavia precisato. Nel 2019 le persone tratte in salvo sono state 10.073 mentre furono 9.554 l’anno precedente. Il motivo di questo aumento viene indicato in una più intensa frequentazione delle montagne italiane, caratterizzata anche da un’estate, quella del 2019, particolarmente mite.

La categoria che più ha impegnato elicotteri e barelle risulta sia stata quella degli escursionisti con 4.415 casi (43,8% del totale). Seguono lo sci alpino e nordico, con 1.602 operazioni di soccorso. Poi viene l’alpinismo con 613 soccorsi, mountain bike (571), ricerca funghi (504), scialpinismo (316). Infine una serie di attività molto varie, numericamente più frammentate, ma che “danno bene l’idea di come il CNSAS svolga il proprio ruolo a 360° nel variegato mondo montano: dal lavoro negli alpeggi, al parapendio, base jumping, speleologia e altro”. Va registrata, con ciò che ne consegue, l’avanzata inesorabile delle mountain bike. Il soccorso alpino dell’Avs in Alto Adige ha comunicato che un intervento su cinque sui sentieri riguardò nel 2019 le mountain bike, specialmente quelle elettriche “a pedalata assistita”. Soccorrere i ciclisti feriti risulta che sia diventato uno degli impegni principali del Bergrettungsdienst, il soccorso alpino dell’Alpenverein. (Ser)

 

One thought on “Soccorso alpino. Si riparte: due morti

  • 14/05/2020 at 16:41
    Permalink

    Purtroppo il bilancio della ripresa dell’attività alpinistica all’inizio della fase 2 è stato ben più pesante di quello qui indicato. Soccorso alpino e Guardia di Finanza sono stati ancora una volta chiamati a prodigarsi, forse più del previsto. D’altronde, come spiega Reinhold Messner sulla Gazzetta dello Sport del 14 maggio 2020, “l’alpinismo non esiste senza il rischio della morte”.

    Reply

Commenta la notizia.