Val Grande. Il bivacco della vergogna

Quando si combina la montagna con una grande risonanza mediatica si può ottenere una miscela esplosiva che semina il caos. E’ umanamente difficile tenere a freno in piena pandemia la smania per le corsette, poi la smania per le passeggiate nei boschi e nei parchi, poi la smania per la natura selvaggia. Ci si affida alle linee guida delle guide alpine per le scalate “in sicurezza” in falesia o sulle normali pareti e alle linee guida per la problematica riapertura dei rifugi e chissà a quante altre linee guida. Ma bastassero le linee guida! E’ ancora possibile parlare di una certa presunta superiorità sul piano etico da parte di chi, senza bisogno di linee guida, ama sobriamente, silenziosamente “l’aspre rupi tra boschi e valli d’or” come recita “La Montanara”? C’è qualcosa che distingue questa gente da chi, stufo di starsene in casa, affolla perigliosamente le movide sui navigli? Non è forse vero che, passata la tempesta, ci confermiamo un unico popolo di bru bru con o senza distintivi?

Cattivi pensieri si affollano nella mente nel rigirarsi tra le mani la deprimente denuncia dell’11 maggio diramata dal Parco Nazionale della Val Grande. “Pochi giorni dopo l’annuncio della chiusura dei bivacchi”, si legge, “è stato forzato l’ingresso al bivacco alla Colma di Premosello. La chiusura dei bivacchi era stata disposta dal Parco – sostenuta anche da ordinanze sindacali tra cui quella del comune di Premosello – per l’evidente impossibilità di mantenere le regole di distanziamento sociale e di controllo sanitario delle strutture. Un’azione – associata alle indicazioni puntuali sulla fruizione del parco durante l’avvio della fase 2 – dettata nell’ottica di proteggere i visitatori del parco dai rischi di contagio”.

A 1728 metri di quota, il bivacco è stato realizzato dal Parco in una zona che offre un ampio ventaglio panoramico sull’alta Val Grande e sul Monte Rosa. Vi si trova una fontana esterna e, all’interno, un tavolato con 5-7 posti letto. “E’ un fatto grave”, dichiara il presidente del Parco Massimo Bocci riferendosi al lucchetto forzato, “e anche inaspettato che mi rattrista molto. Si pensa sempre che i frequentatori della montagna siano persone rispettose dei luoghi e delle regole, ma devo constatare che non è cosi. In questo caso vince l’inciviltà. Uomini a piedi dovranno tornare sul posto per rimettere la chiusura. In ogni caso si tratta di un reato e procederemo nelle sedi opportune”.

Il sindaco di Premosello Giuseppe Monti esprime a sua volta profondo rammarico per un gesto simile all’interno di un parco nazionale dove il rispetto dovrebbe essere alla base di ogni azione. Ma non c’è area protetta che tenga. Le Alpi sono piene di bivacchi del Cai ridotti dagli alpinisti a immondezzai. “Mi auguro che questi personaggi”, dice il sindaco, “possano essere perseguiti dalla legge. Ricordo che è stata violata una ordinanza sindacale emessa per questioni sanitarie”. Questa l’amara conclusione del sindaco, un’amarezza più che condivisibile. (Ser)

2 thoughts on “Val Grande. Il bivacco della vergogna

  • 16/05/2020 at 10:40
    Permalink

    D’accordo, i bivacchi non si possono chiudere poiché, in caso di emergenza, rappresentano l’unico punto di ricovero possibile per gli alpinisti. Ma con quale criterio, cari amici alpinisti, si può andare in montagna e mettersi nei guai durante una gravissima emergenza sanitaria ben sapendo che i bivacchi sono impraticabili come è stato correttamente annunciato?

    Reply
  • 13/05/2020 at 16:46
    Permalink

    Cari amici della montagna, i bivacchi ed i rifugi esistono da sempre per dare ospitalità (ricordate che ospitalità ed ospedale hanno la stessa radice) a tutti coloro che si trovano in difficoltà colti da maltempo, malattia o incidente. Le ordinanze prevedevano di non muoversi dalle vicinanze della propria abitazione, ma chi ha avuto bisogno di entrare poteva avere motivi gravi e la necessità di ripararsi. Trovare un bivacco aperto o chiuso può in alcuni casi essere motivo di vita o di morte. Pensateci bene prima di chiudere i luoghi che da sempre, proprio perché accessibili, proteggono da sempre la vita di alpinisti e viandanti.

    Reply

Commenta la notizia.