Cesare Ferrari, il fascino discreto delle Orobie

Quale editore di libri di montagna non è anche un grande amico della montagna, talvolta perfino un alpinista? Cesare Ferrari, che il coronavirus si è portato via a 83 anni il 23 marzo in solitudine e in silenzio, della montagna era letteralmente innamorato. Così come lo era dei canti alpini essendo il fondatore nel 1957 del famoso coro Idica. E così come lo è stato del suo lavoro nella moderna azienda tipografica di Clusone (Bergamo), la “Grafiche Ferrari” dalle cui rotative e macchine piane uscivano pubblicazioni patinate e curate in ogni particolare. Tra questi libri, toccò a “Soccorsi in montagna” di Roberto e Matteo Serafin vincere nel 2005 il Premio speciale Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”.

Cesare Ferrari con Matteo Serafin e la targa del Gambrinus “Giuseppe Mazzotti. In apertura è con papa Ratzinger.

A volere quel volume in grande formato, ricco d’immagini e testimonianze, nel cinquantennale del Cnsas, fu l’allora presidente del Soccorso alpino e speleologico Armando Poli. Proprio al gentile Poli si deve questa tristissima notizia nei giorni in cui sulle valli bergamasche calava più che altrove la falce del covid 19. Purtroppo alla scomparsa di Cesare detto Cesarino, imprenditore attivissimo e generoso, è seguita pochi giorni dopo quella del figlio Marco, classe 1962, che come il padre e il fratello Stefano lavorava nel settore dell’editoria. Per anni Cesarino produsse con la sua “Grafiche Ferrari” libri dedicati alla bellezza del territorio bergamasco. Una passione per il territorio che si è tradotta nel 1990 nella rivista “Orobie” che di mese in mese racconta la vita delle genti e dei paesi della montagna non solo bergamasca e che ha mantenuto il “passo del montanaro” anche quando entrò a far parte del gruppo editoriale Sesaab. Il coro Idica era la sua seconda casa. Ferrari faceva anche di tutto perché i suoi autori si sentissero a casa quando nell’azienda di Clusone partecipavano al varo delle loro opere. Per tutti Cesarino aveva una parola d’incoraggiamento, se necessario. E a tutti sapeva trasmettere il suo entusiasmo e il conforto della sua fiducia. Addio Cesarino, è stato bello condividere con te quell’indimenticabile profumo d’inchiostro che usciva dai pregiati torchi di Clusone e, puntualmente, qualche buon bicchiere di Val Calepio. (Ser)

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