Valmasino in festa: riparte la Omio

E’ la nuova generazione di gestori di rifugi lombardi. Sono quarantenni, non nativi delle valli in cui si trovano le capanne, ma piuttosto originari della media montagna o addirittura delle città. Hanno una forma di aggregazione e di impresa che non si basa sui rapporti famigliari, ma su una solida amicizia codificata in modalità cooperativa. Prendono in gestione rifugi delle sezioni milanesi, come quelli sulle Grigne, in val Codera, e adesso anche in Valle dell’Oro, in Valmasino.  Sì, la capanna Omio costruita dalla SEM nel 1937, e intitolata ad Antonio Omio, perito assieme a numerosi consoci sulla Rasica. Gestita per decenni dalla famiglia Fiorelli di Valmasino, dopo un tormentato intermezzo triennale, è dal 2020 condotta da una nuova squadra: Stefano, Elena e Alberto, già rodati come co-gestori del Camerini – Del Grande sempre in zona, e decisi a fare il passo di diventare impresa indipendente con il nome di TriSass. Una scelta coraggiosa, considerando le restrizioni imposte dalle prescrizioni anti-Covid, che complicano le modalità di accoglienza, soprattutto notturna, ma affrontate con una passione e professionalità che ha convinto la SEM ad affidargli la gestione.

Da sinistra Elena, Alberto e Stefano. In apertura la capanna Omio e l’annesso bivacco Silvio Saglio.

Incontro per la prima volta a metà maggio Stefano ai Bagni del Masino. Sgomitiamo un saluto covid-conforme e ci avviamo sul sentiero: lui carico di uno zaino di venticinque chili, io di uno di trenta (anni) di più. Stefano sale ad aprire il rifugio e ad incontrare il Presidente SEM con due tecnici che progettano gli interventi sulla struttura: dalla sistemazione delle vasche di scarico, agli interventi di miglioramento degli interni, alla realizzazione di una zona-pranzo all’aperto, sulla piattaforma antistante l’edificio, alla riparazione dei danni dell’inverno. Sperando anche nel bando Ersaf.

Camminando mi racconta la storia sua e dei soci. Elena è violinista diplomata in Conservatorio e ha scelto di vivere a Pasturo, in Valsassina, all’ombra del Grignone, alternando la musica alla gestione di rifugi. Alberto è laureato in Construction Management, con un master in Energie Rinnovabili, vive a Mandello, all’altra ombra della Grigna, ma ha trascorso buona parte della sua vita ai Piani Resinelli; anche lui collaboratore in rifugi. Mentre lui, Stefano, valsassinese di Cortenova ha lavorato in case editrici, panetterie, alberghi e naturalmente in rifugi.
Ora vogliono fare i gestori come primo e principale lavoro, trasformando la passione in una professione. Hanno composto una poesia, per spiegare il loro nome. Stefano me la recita senza ansimare, nonostante la salita:

“TriSass sono tre sassi uno sull’altro
per costruire equilibri e combinare forme.
Sassi precari che possono vacillare
in una notte di vento,
sassi granitici che possono resistere
a mille anni di pioggia e di sole.
Pietre che prendono forma di uomo
restando solo pietre.
Uomini che si fidano l’uno dell’altro
più che di una roccia immutabile e millenaria.
Sassi che guidano senza indicare,
sassi che illuminano senza luccicare.
Cumuli di rocce che insieme
valgono più di ogni singolo sasso.
Anche se sembrano solo tre sassi,
sono impasti di abisso e di cielo.”

Un ometto di sassi che segna il percorso di uscita dal Corona Virus e l’ingresso nella montagna e nella nuova avventura. Ma ormai siamo al rifugio; Stefano cava dallo zaino torta e bevanda al sambuco per festeggiare con i presenti. Dopo i sopralluoghi tecnici, in cucina riesce ad accendere il fuoco sacro e a fare un caffè, il primo della gestione e della stagione. Brindando dice: “Vogliamo che la Capanna Omio rimanga un ‘rifugio’, un luogo di custodia, di amicizia, di semplicità. Vogliamo rispettare il più possibile l’ambiente che ci ospita, dalla scelta dei prodotti alimentari biologici e locali, ai detergenti biodegradabili, alla limitazione dell’energia da combustibili fossili. Vogliamo anche collaborare con i rifugi vicini, in spirito di amicizia di montagna”.

L’apertura ai frequentatori è per metà giugno.

Lorenzo Dotti

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