Anelli. La “regina” presa in giro

“Me la sento di consigliarlo a chiunque”. Alessandro Gogna non ha esitazioni nell’indicare tra i suoi preferiti l’anello escursionistico della Marmolada. Ne offre esaurienti spiegazioni in Fatti di Montagna che, con la collaborazione di MountCity, pubblica ogni settimana un percorso circolare in quota suggerito da autorevoli “addetti ai lavori”. La proposta del grande alpinista e scrittore si aggiunge a quelle di Paolo Paci (giro della Tofana di Rozes alla scoperta delle testimonianze della Grande Guerra) e di Alberto Paleari (un istruttivo tour in Val Divedro al confine con la Svizzera). Altri anelli “d’autore” sono in programma, collaudati e proposti da rinomati amici della montagna.

Alessandro Gogna

Quanto alla regina delle Dolomiti, tre giorni sono necessari per completare il cammino proposto da Gogna che qui è di casa fin da bambino, quando trascorreva le vacanze in Val di Fassa e “sognava la montagna vivendola come una parte di se stesso” dimostrando, appena più grandicello, di essere “nato alpinista”. Su queste pareti dolomitiche Alessandro ha vissuto esperienze indimenticabili tracciando nuove vie tra cui, celeberrima, la direttissima di Punta Rocca. Qui ha messo a frutto la sua vocazione ambientalista partecipando a ormai storiche bonifiche ai tempi, erano gli anni Ottanta, in cui tutto il peggio era concesso, compreso l’uso del ghiacciaio come discarica al servizio degli impianti di risalita e delle strutture turistiche in quota. L’anello della Marmolada che Gogna racconta passo dopo passo per i lettori di Fatti di Montagna è anche un modo per conoscere da vicino la Regina delle Dolomiti attraversando scenari solo in parte compromessi dal martirio della Grande Guerra prima e del turismo poi, concludendo la cavalcata in quell’Eldorado dell’alpinismo che è la parete sud.

Tra i ricordi delle esperienze che lo legano alla Marmolada, incancellabile rimane per Alessandro Gogna l’operazione avviata nell’estate 1988 da Mountain Wilderness. “Dopo le segnalazioni del socio Maurizio Giordani”, racconta, “per circa due mesi soci e simpatizzanti si alternarono in Marmolada per localizzare i maggiori depositi di rifiuti abbandonati e riportarli a valle. Scopo dell’operazione era quello di denunciare le clamorose responsabilità di alcuni operatori turistici, riconosciuti in seguito colpevoli dal Tribunale di Belluno. Grazie all’aiuto di molti volontari prestatisi per più settimane sono stati raccolti 143 sacconi di spazzatura in mezzo ai ghiaioni della Marmolada. Sono state documentate le discariche ad alta quota sui vari versanti del massiccio, con l’aiuto di fotografie e videoriprese”.

“Fu fatto un censimento dei rifiuti abbandonati nel ghiacciaio”, racconta ancora Gogna, “tenendoli ben distinti dai residuati bellici. Responsabili erano per il 90% i lavori di costruzione della funivia e la mala gestione dei rifiuti dei ristoranti facenti capo ad essa. Ma anche il rifugio del Pian dei Fiacconi e quello in vetta alla Marmolada di Penia avevano in decine di anni contribuito al disastro”.

“In particolare”, sottolinea Gogna, “è stata denunciata la pratica di gettare nei crepacci che interessavano la zona dello sci estivo importanti quantità di polietilene espanso (recuperato da una discarica di Bolzano), allo scopo di poter più facilmente ricoprire di neve riportata le aperture dei seracchi e permettere quindi lo sci estivo anche in settembre, a tarda stagione. E’ stato anche mostrato come giornalmente venissero asportate, tramite i gatti delle nevi, tonnellate di neve scavate nei punti naturali di accumulo del ghiacciaio per riversarle sulla pista, accelerandone la consunzione”.

Questa ignobile situazione è stata dunque sanata anche grazie all’opera degli attivisti di Mountain Wilderness di cui Gogna è uno dei più autorevoli esponenti. Sarà il caso di rivolgere un pensiero grato a questi amici mentre ci incamminiamo alla scoperta della “regina” e delle sue bellezze.

Potete scaricare il PDF con il testo completo di Gogna su Fatti di Montagna:
https://fattidimontagna.it/938-2/

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