Svolta green? Se questa è la “ripartenza”…

Svolta green? Macché. Tutto come prima, anche peggio, a giudicare dai… souvenir lasciati dalle folle di gitaioli nei week end che hanno segnato la fine della quarantena. Rifiuti dappertutto, prati invasi dalle auto, man bassa di fiori protetti. E’ stato costretto a fare gli straordinari il Gruppo Carabinieri Forestale di Cuneo più volte intervenuto per comportamenti scorretti e illeciti in attività regolamentate, in primis il transito di veicoli a motore su piste forestali e sentieri, la raccolta di fiori e la gestione dei cani da caccia e da compagnia. Un quadro desolante anche se i carabinieri assicurano che sono stati potenziati i controlli a tutela dell’ambiente, della fauna selvatica e della flora spontanea. E soprattutto che sono state contestate le prime sanzioni amministrative. Cioè multe salate anche per la raccolta dei fiori. Che è regolamentata, vallo a far capire, per tutte le specie e alcune non si possono raccogliere in quanto “a protezione assoluta”. Singolare la denuncia dei gestori del rifugio Valasco in valle Gesso che si sono poi dovuti rimboccare le maniche e raccogliere sacchi e sacchi di spazzatura. In Facebook i suddetti gestori hanno pensato di rivolgersi a questa indesiderabile clientela domenicale con una punta di sarcasmo più che giustificato: “Ti vai a fare una gita in montagna (sacrosanto)”, si legge. “Ti porti i viveri da casa (lecito). Utilizzi i servizi del rifugio (educato). Non ringrazi i gestori magari prendendo un caffè o una birra al rifugio (scorretto). Lasci lì i tuoi rifiuti e te ne torni a valle (inaccettabile)”. Una serie di frasi da mandare a memoria.

Fiori protetti…dai carabinieri

I sindaci delle Alpi del Torinese hanno nel frattempo fatto squillare un campanello d’allarme. Impossibile, affermano, è commentare lo spettacolo lasciato dai turisti domenicali, tra affollamenti, code, mascherine abbandonate sui prati, picnic effettuati sulle piazzole dell’elisoccorso e pascoli rovinati. E così, tra il caos e l’incuria, molti Comuni delle valli limitrofe a Torino hanno pensato di stabilire il numero chiuso per gli accessi, oltre che a intensificare la presenza di controlli per il mantenimento delle più basiche regole di buonsenso. Ciò dovrebbe valere anche per la Lombardia. Dove nella meravigliosa val di Mello le auto venivano parcheggiate, per autorizzazione del sindaco, sui prati ancora da sfalciare. Ma a mali estremi, estremi rimedi: quella domenica un cartello luminoso fin dalle porte della Valtellina annunciava il tutto esaurito in Val Masino. Colpa degli ambientalisti che quei paradisi hanno nel cuore e li promuovono con l’aria di tutelarli, come si è letto, o di chi in quei paradisi mette al bando regole e divieti per puro interesse di bottega?

Di chi dunque la colpa di questi comportamenti scorretti? Di tutti noi, sostengono i citati rifugisti del Cuneese. “In attesa che qualcuno torni a investire su questo argomento”, spiegano, “è compito di tutti noi dare l’esempio e insegnare a chi è meno abituato a frequentare la montagna quali sono le consuetudini da adottare”. Sagge parole. Sarebbe però opportuno che il primo a farsi carico del problema fosse il Club Alpino Italiano che da sempre si attribuisce il ruolo poco chiaro di sentinella. Subito prima che scoppiasse la pandemia, sul Corriere della Sera del 2 gennaio 2020 (dove veniva incautamente spiegato che “in 50 anni la cultura di come si va in montagna è migliorata e di persone che gettano, per dire, la carta lungo un sentiero praticamente non se ne vedono più”) fu un autorevole esponente del Cai a dichiarare ai giornalisti (non si sa su quali basi) che “l’attenzione all’ambiente è aumentata”. Merito di Greta e dei suoi seguaci, forse. Non certo dell’indottrinamento nella scuola con quella sbandierata “educazione outdoor” di cui ci sarebbe tanto bisogno. Né si può dire che abbiano qualche merito le peraltro inesistenti campagne per il rispetto della natura con il supporto di sponsor interessati all’argomento.

Del resto, se gli italiani avessero appreso a scuola o in famiglia alcune regole basilari, il laghetto del Cerreto, nell’Appennino reggiano, non si sarebbe riempito di rifiuti nell’ultimo Capodanno. Dopo il “cenone”, nel laghetto ghiacciato i soliti incivili pensarono infatti di gettare per disfarsene bottiglie, bicchieri di plastica, carte e quant’altro. Purtroppo a simili spettacoli indecorosi si dovrà ancora assistere in tutte le stagioni in tanti luoghi delle Alpi e degli Appennini. Dove alcune persone irresponsabili continuano a pensare di poter fare i loro porci comodi: in particolare abbandonare rifiuti, immergersi d’estate nelle acque di immacolati laghetti alpini, lasciare libero il cane che rincorre le pecore e le fa cadere da una scarpata uccidendole, tirare sassi sul sentiero facendo a gara a chi lancia più lungo e così via. (Ser)

Sacchi di spazzatura recuperati domenica 1° giugno nelle Alpi di Cuneo. In apertura le pulizie sulla Marmolada degli ambientalisti di Mountain Wilderness.

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