Il collo di bottiglia dello sci

Un inverno senza impianti di risalita? E’ in pericolo uno dei riti più diffusi della nostra società, quello sciare a frotte, tutti insieme, su e giù con gli impianti, grandi e piccoli, maschi e femmine. Catastrofismo allo stato puro? Intervistato per La Stampa da Francesca Soro, il valdostano Marco Alderighi, dal 2004 professore di Economia applicata allUniVdA e anche direttore del Tem, il centro universitario dell’ateneo valdostano che si occupa di turismo e economie di montagna, precisa di ritenere che “l’effetto più significativo lo subirà in montagna il commercio al dettaglio (non alimentare) per la difficoltà delle persone ad andare nei negozi”. “Segue a ruota il turismo”, spiega Soro, “e in Valle d’Aosta soprattutto quello invernale. L’inverno valdostano è frequentato soprattutto da stranieri mentre gli italiani sono un 30 per cento. Questo già mette a rischio la stagione: è immaginabile che i flussi stranieri si assottiglino parecchio. Ma il problema più grosso in assoluto sono gli impianti di risalita. Sono dei veri e propri colli di bottiglia che ridurranno di un decimo la capacità di trasporto. Risolvere questo nodo è la vera sfida dei comprensori alpini della neve. Bisogna cominciare ad immaginare attività che non comportino la risalita, come il fondo. Oppure inventarsene altre”.

C’è mascherina e mascherina…

 

Si è constatato che nella riapertura dopo il lockdown la montagna è ripartita azzoppata. Senza seggiovie. Non possono girare: sono bloccate, per volontà del Governo che da inizio lockdown ha stabilito la chiusura degli impianti a fune. E non l’ha mai più cambiata. Tanto che lo stesso decreto Conte del 17 maggio ribadiva: “Sono chiusi gli impianti nei comprensori sciistici”. Tutti però ora hanno bisogno di ripartire. Ma intanto le aziende della ricettività devono concentrarsi per fare una proposta turistica estiva e invernale 2020 (quasi tutte lo stanno facendo). Devono aumentare sia la sicurezza (com’è ovvio) sia la percezione di sicurezza (meno ovvio). Devono costruire una narrazione nuova di che cosa il turista può fare senza rischi e come. In modo chiaro e dettagliato. La sfida di albergatori, consorzi, operatori del turismo è creare il sentimento di fiducia. Gli ospiti “dipenderanno” molto di più dalla proposta di chi lavora nel turismo e devono capire che sì, rinunciano ad alcune cose che amavano, ma ci sono nuove alternative, qualcosa in più.

Un motivo di parziale consolazione potrebbe essere la previsione di soggiorni più lunghi perché le persone non si sposteranno per un paio di giorni soltanto. Si possono escogitare strategie di sconti su permanenze più lunghe. Ma occorre pensare agli onnipresenti impianti di risalita su cui si non si sono lesinate pubbliche risorse indipendentemente dalle fosche previsioni sull’evolversi sfavorevole del clima: la vera grande sfida della prossima stagione degli sport invernali e di quelle che verranno. Se verranno. (Ser)

One thought on “Il collo di bottiglia dello sci

  • 09/06/2020 at 12:55
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    Va segnalato che la telecabina del Lussari, a Tarvisio, è in funzione dal 1° giugno e proseguirà giornalmente le corse fino al 13 settembre 2020 compreso, con i seguenti orari: feriali: 9.00-17.15, domeniche e festivi: 8.30-18.15

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