Letture. L’Orco addomesticato

Oberland bernese: è qui che comincia il nuovo viaggio di Paolo Paci tra cime, valli, villaggi e personaggi della Belle Époque alpina. Nel nuovo libro fresco di stampa (“L’Orco, il Monaco e la Vergine”, Corbaccio, 288 pagine, 19,90 euro) scorrono cent’anni di sviluppo economico e sociale in Svizzera, dalla metà del XIX alla metà del XX secolo. Ma vi si possono leggere anche pagine di grande alpinismo di cui Paci è uno storico e cronista attento. Ecco, in queste pagine che pubblichiamo per gentile concessione, come l’autore racconta il downgrading, ovvero il declassamento dell’infernale parete Nord sempre meno temibile dopo l’apertura, nel 1938, della via di Heckmair e, successivamente, della direttissima John Harlin. Buona lettura e una raccomandazione: non perdetevi questo nuovo libro di Paci. (Ser)

Michel Piola e i nuovi eroi

Il downgrading della parete è palese anche dal numero crescente delle sue vie. Dopo l’apertura della via di Heckmair e della direttissima John Harlin, molti altri itinerari furono tracciati sulla Nord: due nel 1968 da cordate polacche e tedesche (presente anche Messner), una nel 1969 da parte di un team di sei giapponesi (la Direttissima Giapponese, che richiese un mese di scalata), un’altra nel 1970 sul Pilastro Nord da parte di alpinisti scozzesi, e altre ancora negli anni seguenti, protagonisti cecoslovacchi, gli svizzeri (Michel Piola su Les Portes du Chaos, prima via di free climbing sull’Eiger), gli sloveni, gli americani.

Nel 1988 la via intitolata Eiger Sanction (Piola con Daniel Anker) fu la ventesima della parete. Dopodiché si assiste a un fiorire di nuove vie dai gradi altissimi e dai nomi fantasiosi, Metanoia, Le Chant du Cygne, Symphonie de Liberté, Deep Blue Sea, Yurti, Paciencia, Freakonomics. Gli scalatori scoprono che le sezioni laterali della parete sono costituite di roccia sana e facilmente chiodabile e, armati di perforatore, perseguono la sistematica demolizione del mito. Altri come Robert Jasper e Roger Schali si impegnano a salire in red point, cioè in libera, gli itinerari classici. Una delle esperienze più in voga, tra i giovani climber, è l’ascensione di un solido pilastro che si stacca dalla cresta ovest, il Mushroom, per una via di venti bellissimi tiri dal nome psichedelico di Magic Mushroom (la trentaduesima via della parete, di grado C), e giunti in cima lanciarsi con il paracadute da base jumping.

L’Orco è finito a terra, knocked out? Non contiamoci troppo. I nuovi eroi dello speed climbing, del base jumping, del red point sono atleti professionisti a tutti gli effetti. Gli altri, gli alpinisti dilettanti, devono sempre fare i conti con una parete dalle dimensioni mostruose e dal carattere permaloso, soprattutto nelle recenti estati del global warming. Gli incidenti mortali per caduta o congelamento ricorrono ogni anno e l’elicottero del soccorso si alza da Grindelwald almeno venti volte per stagione.

Nessuno però spia più dalla terrazza del Bellevue des Alpes, e solo raramente la notizia dei morti supera le cronache locali. Accadde nel 2000 quando la caduta di due climber britannici fu incidentalmente filmata dagli operatori di Channel 4, che stavano girando un documentario sul tema Eiger e nazismo. In quell’occasione anche Joe Simpson, alpinista e scrittore che ha costruito una carriera sugli incidenti di montagna, propri e altrui, era in parete, durante uno dei suoi tentativi abortiti.

Il racconto di Simpson e il materiale filmato di Channel 4 sono infine diventati un film, The Beckoning Silence (L’eco del silenzio, 2007), che ripercorre il famoso incidente di Hinterstoisser e Kurz e solleva molte domande essenziali sui perché dell’alpinismo estremo. Simpson non sa rispondere, se non con una (oscura) citazione di Nietsche: “Quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro”. Un gioco di specchi dunque. Ma cosa possiamo vedere noi alpinisti, viaggiatori, scrittori, piccoli uomini, nel vuoto abisso dell’Eiger, se non l’abisso stesso, nudo, vuoto di materia e di significati?

Paolo Paci

da “L’orco, il monaco, la vergine” (Corbaccio, 283 pagine, 19,90 euro.)

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