Passo del Baldiscio, dove il confine è mobile

Dall’”Atlante inutile d’Italia e delle terre circonvicine” di Albano Marcarini è tratto il brano che pubblichiamo per gentile concessione dell’autore. Riguarda un’antica vertenza fra italiani e svizzeri per il passo del Baldiscio che collega la Val Mesolcina con la Val San Giacomo, i Grigioni con la Lombardia, la Svizzera con l’Italia. Per saperne di più e organizzare l’affascinante traversata a piedi da Pian San Giacomo a Isola attraverso il Baldiscio si consiglia la lettura della guida ai sentieri storici delle Alpi “Di passo in passo” (Lyasis, 2006) dello stesso Marcarini.

 Antiche ruggini fra Italia e Svizzera

Il passo del Baldiscio non ha un grande rilievo. Pochi sanno dov’è, nessun personaggio storico lo ha mai varcato, non lo ha fatto il Barbarossa e neppure Goethe. Collega la Val Mesolcina con la Val San Giacomo, i Grigioni con la Lombardia, la Svizzera con l’Italia. Non è lontano dallo Spluga. Lo utilizzavano gli alpigiani per i pascoli estivi. La sua altitudine è comunque considerevole: 2352 metri.

Dunque inutile parlarne se non fosse per la svista di uno sbadato cartografo e per l’accesa querelle diplomatica che ne dipese, uno dei vari dissidi insorti sul confine italo-svizzero che, diversamente dalle apparenze, non è mai stato del tutto pacifico. Al Baldiscio il confine non segue lo spartiacque, deborda a ovest a favore dell’Italia, includendo l’alpeggio della Serraglia. Questione di antichi possessi, risalenti al XIII sec., che gli abitanti di Mesocco, svizzeri della Mesolcina, non hanno mai digerito. Ci furono vertenze, memoriali, sequestri di bestiame e litigi sfociati in violenza, durati secoli.

Nel 1892 viene pubblicato il foglio 6 della Carta d’Italia dell’Istituto Geografico Militare, il primo rilievo ufficiale del Regno a scala 1:100 mila. Nella carta, inspiegabilmente, il confine del Baldiscio è fissato sulla linea spartiacque e non più sul limite tradizionale della Serraglia. Se gli Svizzeri cercavano un appiglio per rivendicare presunti diritti eccone uno, più che buono e insperato in quanto legittimato proprio dalla parte avversa. Così che la questione non riguarda più solo la proprietà dei pascoli, ma anche la sovranità politica del territorio.

L’errore è lampante anche se nessuno pare accorgersene, o forse, in Italia, nessuno ne dà peso avendo a che fare con ben altre rivendicazioni sul confine orientale. In seguito si scoprì che la causa fu dovuta a una superficiale ricopiatura della corrispettiva carta svizzera, di qualche anno anteriore, e che evidentemente vedeva la questione dal suo punto di vista.

Passano nel silenzio alcuni anni. Il 26 luglio 1906, qualche settimana dopo l’inaugurazione della galleria del Sempione che doveva suggellare la fratellanza fra Italia e Svizzera, l’”anzëiger”, ovvero il delegato alla forza pubblica di Mesocco, sale alla Serraglia e sequestra 12 cavalli e 200 pecore degli alpigiani italiani, ritenendo gli animali in territorio elvetico.

Immediata la ritorsione, con il sequestro di animali dell’opposta fazione. Nel 1907 si nomina una commissione mista per addivenire a una soluzione pacifica. Si dovettero riesumare documenti antichi, dibattere sul loro valore, riconoscere o disconoscere toponimi antichi (da cui conseguivano le ipotesi di posizionamento del confine), stabilire da chi e a chi e per quanto tempo furono affittati gli alpeggi, a chi si versava l’imposta prediale, riscontrare altre cartografie e mappe catastali. Infinite discussioni che, alla fine, non portarono a nulla, restando ognuno sulle proprie convinzioni.

Nel 1910 gli Svizzeri chiesero formalmente di fissare il confine al colmo del passo del Baldiscio. Di fronte al fermo rifiuto italiano i delegati confederali si dichiaravano disposti a una tacita accettazione, ma solo “pro bono pacis”, per non sollevare spiacevoli conseguenze.

I cartografi italiani si affrettarono a rettificare le loro carte. Nel 1930 un cippo – il numero 15 – fu fissato al limite della Serraglia, circa un chilometro al di là del passo. Il 24 luglio 1941 una Convenzione ratifica lo stato di fatto ponendo – forse – termine alla questione. Un po’ di ruggine è rimasta. Per rimarcare una sottile diversità di vedute, gli italiani chiamano il passo Baldiscio, gli svizzeri Balniscio!

Testo e foto di ©Albano Marcarini 2020

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