Roncola, inferno e paradiso

Qualcuno ancora ricorda quando negli anni Sessanta si saliva alla Roncola San Bernardo da Bergamo e i tornanti della strada erano in terra battuta, e appena arrivati si era circondati dai pascoli, mentre belati e muggiti arrivavano fino alle vie del borgo. Quell’arcadia si è rapidamente dissolta per fare posto a ville a schiera e casermoni di cemento. Così la svendita di un territorio un tempo incantevole è andata avanti per vari decenni. E ciò che rimane è un non luogo adibito a divertimentificio, con l’immancabile parco avventura e una miriade di pizzerie e megaristoranti dove banchettare in occasione di battesimi e sposalizi. La salita in bici da Almenno, una specie di Cima Coppi per dilettanti allo sbaraglio, è ora meno dura per i pedalatori “assistiti” che sono quelli che, con le loro mirabolanti e-bike, vanno per la maggiore. Ma ancora meno dura lo è per i centauri che scatenano sui tornanti i loro bolidi. Neanche il Covid li ferma. Queste orde di motociclisti si fiondano per le vie del paese a tutta manetta sfiorando i pochi bipedi appiedati costretti a rifugiarsi su esigui marciapiedi, quando ci sono. Limiti di velocità? Neanche parlarne. Non un cartello con indicato uno straccio di limite, non un dissuasore. Nemmeno una pattuglia di vigili in giro.

Il turista è avvertito. Tra la Roncola e Costa Imagna l’incanto è rotto continuamente da centauri che hanno trasformato la strada in una pista da gran premio. Mandarli al diavolo ogni volta che passano è l’unica cosa che si è indotti a fare ricevendo in cambio una beffarda suonata di clacscon equivalente a una pernacchia. Ma questa è la Lombardia a trazione leghista, questo è il clima che si respira nella regione più colpita dalla pandemia. E qui si ha l’impressione che potrebbe pur sempre adoperarsi la storica Sezione orobica del Cai con le sue numerose sottosezioni. Paladina delle bellezze e, s’intende, dei silenzi del suo territorio. O no? Non è forse previsto dallo statuto del Cai che la tutela dell’ambiente debba essere prioritaria per tutti gli iscritti? A che cosa servono allora le tavole del Bidecalogo?

E ancora. E’ accettabile che gli sconsiderati sorpassi e gli spostamenti dei motociclisti a centro strada nelle curve, come segnala un lettore, spaventino automobilisti, pedoni e ciclisti, oltre a essere causa di notevole pericolo? Eppure basterebbe far rispettare le regole che già ci sono, magari con qualche semaforo e qualche dissuasore in più. Le vie e i vicoli dei paesi non possono diventare circuiti. E un richiamo all’ordine ci sarebbe appunto da aspettarselo da parte del Club Alpino Italiano in virtù del suo decantato Bidecalogo. Non parliamo della Regione interessata al turismo alpino solo quando si tratta di fare da sponda a impiantisti sulla via del disarmo.

E invece proprio dalla storica sezione bergamasca del Cai partì nel 2014 l’idea che con la Federazione Motociclistica Italiana si potesse avviare “un dialogo costruttivo che porterà a nuovi incontri e ad un tavolo di lavoro su progetti condivisi”. E meno male che in quello stesso anno una gentile rappresentante del Consiglio centrale si oppose a questi intrallazzi rilevando “quanto fosse inopportuno attivare tavoli di discussione per trattare con le associazioni di categoria la spartizione dell’uso del territorio”. Altre realtà dell’ambientalismo in assenza del Cai si sono per fortuna battute per mettere un argine a queste continue violazioni. Nel 2015 fu Legambiente ad assegnare bandiere nere a due comuni della bergamasca, Bossico e Rovetta, “per non avere messo in atto alcuna attività di contrasto al transito abusivo e invasivo dei mezzi motorizzati sui sentieri e le strade agro-silvo-pastorali ed avere autorizzato manifestazioni motoristiche che hanno interessato prati e boschi consentendo in tal modo lo sviluppo di una forma di turismo ai limiti della legalità e di raid motoristici fuoristrada”.

E veniamo a questo inizio d’estate. In Gogna blog si deplora (e meno male che c’è Gogna blog a segnalare per primo queste anomalie) che voli turistici in elicottero con destinazione i rifugi del Club Alpino Italiano siano programmati nella bergamasca nel contesto “di una natura meravigliosa delle Orobie”. “Affermazioni sintomatiche di una mentalità”, è il duro commento del grande alpinista e ambientalista nel suo prestigioso blog, “che non riesce minimamente a travalicare gli ormai strettissimi confini mentali in cui si dibatte oggi il turismo di montagna”. C’è solo da domandarsi quali siano i confini mentali di una storica sezione del Club Alpino Italiano che assiste in un silenzio non esente da sospetti di complicità a questo dilagare di turismo 2.0 puntualmente bocciato in paesi più civili e meglio amministrati della “eccellente” Lombardia. (Ser)

L’incanto della valle Imagna verso le pendici del Resegone. In apertura una veduta della Roncola. (ph. Serafin/MountCity)

One thought on “Roncola, inferno e paradiso

  • 25/06/2020 at 16:15
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    Peccato. La Roncola di valle Imagna è un bellissimo posto dove poter ammirare il panorama e respirare aria buona,
    oltretutto facilmente raggiungibile dalla pianura iper industrializzata della Bergamasca e del Milanese.
    Mi chiedo se le persone che ci abitano sono soddisfatte di questo andazzo che sta trasformando in peggio
    il loro bel paese. Basterebbe chiedere al sindaco di far rispettare regole, quelle che tutti dobbiamo rispettare nei centri abitati.

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